Il Nemomnemo

Questa è una sorta di “operetta” in stile classico e tipico della tradizione narrativa o letteraria italiana, tra l’inverosimile e il sarcastico, con evidenti influenze leopardiane, ma anche, per esempio, machiavelliane, e persino cinematografiche, che, senza pretese, e senza assolutamente voler essere paragonata ai suoi ispiratori, anzi, esplicitamente volendo evitare un tale massacrante confronto, cerca di mettere in ridicolo, in modo assai semplice e diretto, l’essere umano, trattando temi che gli sono tipici e rivoltando quello che è il mio usuale punto di vista sul mondo. Spero che la troviate divertente.


L’altro giorno stavo in garage allenandomi come al solito, quando scorgo una strana creatura raggomitolata tra due assi della sua struttura in legno.

Di solito sono serpentelli di campo, ma da queste parti ce ne sono alcune specie anche molto pericolose, tra cui i famosi crotali, quindi, con l’aiuto di un palo sono andato a controllare; non sia mai!
Lo batto delicatamente sulla gobba per svegliarlo e farlo muovere un po’, senza fargli male, in modo da verificare che bestia sia, quello fa quanto sperato, lo scruto meglio, si stiracchia, osservo, e non capisco.

Non è niente che abbia visto prima, non ricordo di aver mai contemplato un essere del genere. A tutta prima, come detto, mi era parso un serpente, non pare pericoloso, ma non è un serpente.
Mi viene in mente un altro animale, ed ecco che sì, mi pare che l’ho individuato, è un rospo, o no… comunque un anfibio, non un rettile, ma forse sbaglio… no! È sicuramente un insetto, grandicello, ma non ripugnante, tutto sommato, uno scarabeo? Un po’ ripugnante lo è, ma mai quanto altri. Certo non è una scolopendra.
Ora che ci penso pare una salamandra, cioè tutt’altro, ma picchiettata di arancione… come posso aver preso una tale serie di cantonate? Sì… no! Un momento: è un coccodrillo molto piccolo, ecco! Ma qui non ci sono i coccodrilli e nemmeno gli alligatori, semmai tartarughe, qui ci sono procioni, conigli, topi… gli animali non mancano di certo: scoiattoli di mille tipi, puzzole, castori, cerbiatti, i più comuni… Uccelli? Quanti ne vuoi! Aquile, falchi, gufi, avvoltoi, tacchini, giù giù in dimensioni fino a pettirossi, cardinali brillanti come fiamme, o blu, e via discorrendo.

Mentre passo in rassegna tutto l’angusto zoo della mia mente, affatto interessata all’etologia, anzi, in genere sospettosa verso la fauna, quel tipetto davanti a me, mi pare che di volta in volta abbia le sembianze dell’animale che mi viene in mente.

È strano! Penso.

Ci rifletto un po’ su, e poi, non so perché, ma come si fa quando si è soli, inizio a rivolgermi a parole alla creatura, come se veramente potesse rispondermi e io mi aspettassi davvero che lo facesse.

-Ma tu chi sei, qua? Sai che sei strano?!-

Quello mi guarda, lo vedo bene, e succede la cosa più miracolosa che mi sia mai capitata in vita mia: mi risponde!

Mi risponde e mi dice subito che posso raccontare la sua storia purché prometta e giuri che nessuno ci crederà. Io subito garantisco, perché la voglio sentire, e poi la voglio anche scrivere, anche se so bene che non posso certo giurare qualcosa che dipende da altri. Devo chiedere quindi a tutti i lettori di non credere affatto, mai, nemmeno per un millesimo di secondo che quello che qui racconto sia mai avvenuto per davvero.

Insomma dopo aver giurato e spergiurato che nessuno mai crederà alla mia storia, il piccoletto mi pare che sia una specie di strano folletto, protocollare, tutto sommato, canonico, con un elegante (si fa per dire) cappello o forse capello, acconciatura, che ne so, a fungo.

-Io sono un Nemomnemo- mi fa. – Questa è la specie a cui appartengo, e non ho altro nome. Noi nemomnemi, infatti, non ne usiamo e non ne abbiamo bisogno, perché siamo evoluti puntando tutto sulla mimesi e rinunciando allo squallore semplicista dell’identità.-

Rimango di stucco! Parla! C’è un’altra creatura intelligente sul pianeta Terra e nessuno lo sa! Io non ne ho mai sentito parlare… Anzi… forse sono il primo a saperlo. Che fortuna! Se la cosa va bene, ci divento miliardario con questa scoperta! Il Nobel mi danno! Divento famosissimo.
Penso bene di intervistarlo, ma non devo nemmeno fare domande, che quello inizia a spiegare di sua iniziativa.
Pare sveglio il piccoletto, forse dalla mia faccia capisce che dentro ho tutte quelle questioni che mi si affollano nel cervello e che sono così tante e urgenti che premono invano furiose per uscire dall’imbuto della gola e non ci riescono. 

-Antamila anni fa, quando si creava la tua specie violenta e poco fine, la mia capì che c’era poco da fare: o ci si nascondeva, o si periva.
Siccome stupidi non siamo, ma orgogliosi sì, e persistere è certo orgoglio, decidemmo che la seconda opzione ci garbava assai meno dell’altra, non tanto per amore della vita, che ci sta da essere scemi ad amarla, ma per amore dello sberleffo, che presso di noi è la maggiore delle godurie.
Allora aiutammo la selezione naturale, aggiungendo del nostro e ci specializzammo nell’occultarci e nel passare del tutto ignorati.
Oggi, come vedi, appariamo, pur senza esserlo, tali e come ci aggrada. Potrei sembrarti un leone, una zebra, se volessi, o persino un animale di fantasia.
Anzi, ti preciso, i vostri bestiari e animali di fantasia esistono grazie a nostre assai sporadiche performance… per così dire “teatrali”.-

Mi pare tutto improbabile, tutto impossibile, ma quello procede spedito.

-Idre, grifoni, unicorni, e persino folletti, tali e come mi vedi ora, esistono perché siamo noi a impersonarli, voi in effetti non avete questa gran fantasia, te lo posso assicurare!
A dirla tutta, siete piuttosto… no! Siete assolutamente… Meno educazione e parlar schietto, accidenti! Siete piatti e prevedibili. Vi interessano poche cose, sempre le stesse da millenni, avete anche creato pochissimo altro e quasi tutto per esigue ragioni, che si riconducono a una: il danaro. Il danaro è il vostro maggior parto, e non è tutto questo granché. Lo usate e desiderate per altre sole tre ragioni: mangiare, bere, e fornicare.-

Provo ad obbiettare, ma non mi lascia.

-No, no! il potere, il prestigio, e i suoi vettori, la scienza persino: servono solo a mangiare, meglio, bere meglio e fornicare di più. Sono mezzi e non fini. La salute stessa, vi interessa non tanto per non voler soffrire, ma per potere mangiare, bere e fornicare di più.
Il ricco ha più scelta e così desiderate il danaro, il famoso ha più scelta, e così desiderate la fama, che ottenete con quelle che chiamate arti, o con quella che chiamate scienza e che non sono che espedienti per mangiare bere e fornicare.
Anche chi solo assiste, a quella che chiamate arte, o che si interessa, senza apportare nulla, a quella che chiamate scienza, non lo fa per interesse diretto e sincero verso le due, o per piacere autentico, ma per farsi notare, ed essere ben giudicato, in modo tale da poter avere migliore vita sociale e migliori prospettive di mangiare meglio, bere meglio e specie di fornicare di più.
E l’immagine pubblica è anche ciò che ha creato quella aberrazione sciocca e nociva che chiamate “religione”.
E qui avete dato il meglio in stupidità! Sublime! Con questa “perla” vi siete dati proprio la zappa sui piedi da soli! Tanta è la smania di apparire e figurare, tanta la propensione a mentire, e rilanciare esagerando su tutto, e tanto stupidi siete… che pur di mostravi migliori di come realmente v’ha fatto il mondo, avete iniziato a dare mille diverse versioni, tutte uguali in sostanza, su come mangiare, bere e fornicare non sia ciò che volete! “Non è abbastanza”, “non è tutto”, “c’è altro”, “non di solo pane…”, e così via. Il che in pratica significa che dite di non voler mangiare, bere e fornicare, per riuscire a mangiare, bere e fornicare di più… fino ad arrivare all’assurdo di privarvi per davvero del mangiare, del bere e del fornicare per cercare di dimostrare di essere sinceri quando dite che è male cercare solo di mangiare, bere e fornicare, cosa che in origine fu strumentalmente detta solo per cercare di mangiare, bere e fornicare di più.
Disertori che scelgono il campo di battaglia per nascondersi e ci rimettono la pellaccia! Nella storia ce ne sono stati più di quanti credi.-

Vorrei precisare al nemomnemo che sono ateo, ma lui mi guarda scocciato ancor prima che apra bocca e mi fa capire che le precisazioni non sono affatto necessarie, né gradite le interruzioni. Rimango in ascolto.

-Nessuno crede in Dio, di voi! Suvvia! Si finge.
Siete così stupidi e triviali, così imbecilli e volgari, da non essere sopportabili nemmeno per voi stessi. Infatti litigate di continuo tra voi della vostra specie, vi odiate a morte, e ne avete tutte le ragioni che stronzi lo siete; vi maltrattate, ingannate e usate reciprocamente, ma non potete fare a meno gli uni degli altri, perché invece di puntare saggiamente sul mimetismo e l’annullamento dell’identità, avete puntato, sull’aggressività e l’avidità, l’ipertrofia dell’ego.
Vuoi sapere quanto vale ciascuno di voi? Matematica alla mano? Ebbene te lo dico: vale al massimo quanto lo sconosciuto più distante, pensa che l’altro valga e cioè niente! Te ne frega davvero qualcosa a te dell’africano più lontano?– Provo a dire sì, ma non mi lascia. -Assolutamente niente, se va bene! E nel peggiore dei casi quanto il peggior nemico decida che debba essere, il che è molto meno di niente.
Ah, no! L’amore non significa nulla. Oltre che assai sporadico e selettivo, è anche assai spesso del tutto fittizio e quando sincero per davvero è solo il frutto di legami biologici del tutto meccanici: genitori figli, per lo più. Non è affatto come l’intendimento comune lo propone, ma solo un mezzo per tirare avanti con la specie, un altro aspetto del lavorio della selezione naturale.-

Mi incupisco. Anche se, confesso,  generalmente dico di essere d’accordo con queste ciniche e materialistiche visioni, adesso, a sentirmele lanciare addosso così… brutalmente… Sono uno stupido anche io dopotutto: se un’idea viene in mente a me pare geniale, anche se è solo arguta, se viene dalla mente e dalla bocca di qualcun altro, specie se critica la mia razza senza manco appartenervi, ecco che mi sento offeso! Sono un campanilista idiota, un tifoso pure io.
Non dico nulla per non apparire ancora più stupido di come il tipetto non fa mistero di considerarmi.

-Insomma, se voi non vi potete vedere tra di voi e vi scannate da sempre e per sempre così sarà, in saecula saeculorum amen, una ragione c’è, e deve essere eccellente, ma specie ancora meno possiamo vedervi noi nemomnemi! E così s’è deciso di nasconderci per bene. Nessuno ci scorge mai, nessun animale, a dire il vero ci scorge mai per quello che siamo, e nessuno sa persino che esistiamo.
Non troverai mai un libro che parli di noi, qualcuno che possa descriverci, anche in minima parte, o possa persino ipotizzare la nostra esistenza.
Siamo completamente ermetici perché non interagiamo con i vostri sensi, ecco! Abbiamo trovato la via. Esistiamo, e “non esistiamo” nel vostro mondo. Che poi, a dirla tutta, appartiene anche a noi, se non specialmente a noi, dato che ne sappiamo anche più di quanto ne sapete voi buzzurri umani.
Siamo… come quel continente che sta piazzato proprio in mezzo all’Atlantico, tra Europa e America, ma che nessuno di voi ha mai visto o visitato.-

Ma di che parla? Atlantide, forse? Non c’è nessun continente tra i due, vorrei precisare, anche perché io ci ho volato su e attraverso e ho guardato ben bene dal finestrino…
Non faccio in tempo a formare l’obbiezione nel mio cervello e ad alzare il dito per prendere la parola e precisare, che quello perentorio e compassato fa:

-C’è!–

Una domanda mi è venuta in mente, mentre lo spocchiosetto spara sentenze. Penso che la formulerò alla prima interruzione del suo ininterrotto flusso di agre parole, e mi accorgo subito che lui c’è arrivato da sé, al punto, e la sta già rispondendo ancora prima che io la abbia manifestata. Anche meglio, penso.

-Certo! Possiamo apparire anche umani se ci va, come no! Ci mancherebbe! Anzi, è anche piuttosto divertente imitarvi e molti di noi scelgono questa opzione, tra gli esseri umani più brillanti non si contano quelli di stirpe nemomnema, che se era per voi ancora con le clave stavate!
Hai presente il fatto che alcuni esseri umani, per non dire la maggior parte, hanno sembianze che ricordano altri animali?- non c’è bisogno che risponda, lo sa! –Ebbene ciò fu originariamente dovuto alla nostra infiltrazione nella vostra società, dato che per secoli ci siamo divertiti a confondervi, imitando e mischiando coi vostri, i tratti del cane, o quelli di un felino magari, le movenze di un gatto, il saltellare del coniglio e la timidezza spaurita di una lepre…
La maggior parte di voi, va detto, ricorda da vicino solo gli scarafaggi e con altrettanta eleganza e fantasia si comporta: si cela, esce allo scoperto della vita, solo se non si intravedono pericoli, non prende posizione mai, se non per soddisfare il suo stomaco con gli avanzi lasciati da animali più grossi e cattivi, che teme ed al contempo adora. Un vero schifo! …Per non parlare della pozza umidiccia che lascereste se vi si schiacciasse come siete soliti fare con gli scarafaggi veri e propri, assai più maleodorante e rosata.-

Inizio proprio a sentirmi a disagio e mortificato. Non so nemmeno perché debba essere proprio io il destinatario di questa stramba tirata misantropa, messa in scena da un essere inverosimile.

-Mi congedo!– fa quello –T’ho detto quello che mi sentivo di dirti. Non perché tu sia meglio o peggio di nessuno, ma perché vai rompendo l’anima a tutti! Falla finita! Dammi retta!
Te lo dico: lascia stare, mangia, bevi, inganna e fornica come fa la maggior parte dei tuoi pari e non ti dar pensieri.
Quella è la tua natura, quella la tua missione e come sei fatto, il resto, lascialo stare o usalo per quello che è: un mezzo per campare il meglio possibile e meglio degli altri.
Il mondo è semplice semplice per te, non richiede sforzi e meno che mai sacrifici. Non devi dimostrare niente a nessuno e meno che mai a te stesso, non devi niente a nessuno incluso a chi ti ha fatto il torto di metterti al mondo nudo, bagnato, piangente e schifoso come sei.–

Faccio quasi per tirargli addosso il bastone, a questo punto, che quello prende un tono amichevole e paternale che mi ferma e ammansisce; sento come se fosse il mio miglior amico e lo conoscessi da una vita.

-Altrimenti mi diventi più fanatico dei religiosi! Scusa! Dici di essere ateo… stai andando benino, se ci tieni alla dignità, anche se dovresti essere meno spavaldo e sincero, e poi mi sostieni che per davvero sei interessato alla scienza? Che per davvero ti interessa sapere cosa c’è su Giove o Marte e come sono fatti? Ma che sei stupido?-

Cerco di replicare e far capire che anche a me piace mangiare, bere e scopare. Inizio a vergognarmi della mia asserita “sincerità” e sto per dire: “mento! Mento! Mento alla grande”, ma non lo faccio e lui prosegue.

-Ok! Mettiamola così: sei assai diligente e bravo scolaro, lo hai dimostrato, ma basta così, non prenderla sul serio, non dire quello che pensi, anche perché a dirla così com’è, mica si “pensa” per davvero! È un trucchetto, serve a rimorchiare, a diventare famosi, tu invece perdi tempo! Hai mai notato gli idealisti? Sono tali solo fino a che non s’accoppiano!
Di certo così continuando, faresti orgogliosa la mamma, se non dovessi considerare che pure la mamma mente e finge, e che pure i professori non sono certo da meno.
Alla NASA, che ti piace tanto, vedi, non gliene frega uno zufolo a nessuno di Giove, né delle stradannate sonde che ci lanciano contro… dico per davvero! Stanno lì solo perché così possono mangiare, bere e fornicare meglio! È un lavoro considerato prestigioso, che conferisce gran successo, fascino, grazie a fessi come te… ecco tutto!
Guarda, dammi retta: da adesso in poi statti zitto, non dire come la pensi! Oltre che patetico e coglione, agli occhi dei furbi, con tutta questa difesa della “scienza”, della “conoscenza”, del “progresso”, oltre che ingenuo e fregnone, oltre che boccalone e bambacione agli occhi dei più esperti e scafati, rischi pure di irritare la maggioranza degli esseri umani, che sono assai stupidi e proprio per questo non tollerano di essere chiamati tali! …Tanto che prima o poi ti ci faranno lasciare i denti. Vedrai! Se continui così.
Oh, io te lo ho detto! Uomo avvisato… poi fai tu! Ciao!
…E mi raccomando, raccontala pure questa storia, fatti bello! Se pensi che possa aiutarti a mangiare e bere meglio, o chiavare di più, ma lascia le tue segrete speranze, io di certo non mi lascerò afferrare, né mi convincerai a parlare pubblicamente per farti vincere il Nobel! Mai! Che a noi nemomnemi… di avere pubblicità presso il tuo tristissimo mondo, proprio non ci va! Ah! E come detto: che nessuno creda vera questa storia!- 

E così è sparito e mi ha lasciato, confuso, lì per lì senza sapere se quello che avevo vissuto fosse davvero frutto della mia fantasia, come di sicuro è e vi prego di credere.

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