Il pidocchio smargiasso

Uscito da una lendine gigante già adulto e tracotante, indossato prontamente cimiero morione e armatura decorata in acquaforte, cinta al fianco una striscia spagnola d’acciaio damasco, e a tracolla l’archibugio, di riserva pende una balestra a crocco, quadrelli in quantità in turcasso di marocchino rosso, il pidocchio smargiasso afferma vanaglorioso, ovunque vada, d’aver colonizzato, il leone dove tutti si vive, lui da solo.

Invero vive sul capo d’un coglione, e tutti lo sanno, ma pochi lo contraddicono.

Gira per vasti appezzamenti di pelli e peli, indisturbato e da signore. Vessa, arrogante e brutale, i suoi simili, esige tributi in forfora, cuoi e croste, violenta le pidocchie altrui, addenta i cibi dai piatti dei più minuti, o li rovescia per divertimento, schernisce e umilia i vecchi pidocchi che sanno bene e ricordano su che “gran”… gran testa di cazzo sono finiti per vivere: e non certo d’un leone si tratta, e non certo lui l’ha “trovata” e meno che mai “conquistata”.

“Come è possibile, pidocchio smargiasso, che tu viva sulla pelle gialla e rasa d’un leone del deserto, se qui è pieno di lunghi capelli, se giunge la notte anche di giorno col berretto, e il tuo mondo è sferico e piccolo, caldo e confortevole?”

“Ma soprattutto, come potrebbe mai essere, anche se sei di gran possanza e armato fino ai denti con ciò che di più moderno esiste, che tu diriga, come affermi di fare, le gesta d’un feroce leone africano, al quale ordini, parlandogli all’orecchio, che fare o che non fare? Ma se sei della specie Pediculus Humanus Capitis (ciò è incontestabile, guardati bene!) e più precisamente se sei un insetto di sottoclasse Pterygota, coorte Exopterygota, subcoorte Neoptera, superordine Paraneoptera, sezione Psocoidea, ordine Anoplura, famiglia Pediculidae, del genere, Pediculus appunto, e della specie che solo vive e solo può vivere su teste umane!”

Convincente, no? Ma niente da fare, schiumando di rabbia, non solo non ascolta, ma reagisce con violenza al discorso scientifico, prende il malcapitato saggio e, tracotante, gli sbatte con quattro zampe il capo nella zuppa di sangue appena munto dal cuoio capelluto, disposto pure ad annegarlo se necessario! Che affronto, che si dica la verità, e così poi, con alterigia e spocchia da sapienti! Presuntuosi!

“È sangue umano!”, protesta piangendo ed ostinato lo scienziato, “non lo vedi?” e quello senza pensarci due volte non accetta l’affronto d’essere sminuito ulteriormente, un leone ha conquistato lui! Altro che idiozie! È un eroe, lui! Allora sfila lo stocco dalla guaina e trapassa la molle sacca del compagno di razza e razzia, ma più colto di lui, lasciandolo a dissanguarsi in un bagno ematico alla radice dei capelli.

Quello impotente, e nello spasmo della morte, cerca invano di divellere, disperato e spacciato, i tronchi su cui era solito arrampicarsi spensierato, mentre spirando ribadisce il concetto: “vedi come mi hai trapassato facilmente? Sono un parassita umano, come te!”

(Visited 60 times, 1 visits today)