Il Pubblicitario

Dall’alto del trentesimo piano si vedeva tutta la parte sud della città e il profilo offuscato del centro finanziario e imprenditoriale che con le sue torri si stagliava sullo sfondo.

–Guarda!- fa indicando la parete in vetro, quasi a strapiombo sulla pioggia battente dalla mattina: –Centinaia di migliaia di persone qui, miliardi in tutto il pianeta, e sai quale è la loro principale occupazione? Procurasi del cibo, dirai, far soldi, cercare un partner… No! Niente del genere! La principale occupazione è proprio quella di cercare di mantenersi occupati, e sai perché? Per riuscire a ignorarsi gli uni gli altri. In certi posti devi ancora faticare forte per andare avanti, sei giustificato nel daffare, ma qui? Potremmo tutti stare a zonzo. La maggior parte delle attività di oggi è del tutto inutile, è solo distrazione dagli altri, non dalla noia, ma proprio dalla gente, è una scusa, il pretesto che serve a renderci indisponibili: “Devo correre!” “Ho da fare!” “Non posso!” Anzi, se possibile, non dover manco arrivare a dire questo, ignorare proprio tutti. Ci facciamo schifo a vicenda, ci odiamo, e come non capirlo? Siamo odiosi! Persino le preghiere, a tutta prima paiono esempio di buone intenzioni, amore, che sono? Una maniera di mantenersi indaffarati… stando in disparte e facendo niente per gli altri. Potresti dare una mano, no? No! Preghi! Non fai un cazzo! Dirai, ma c’è anche altruismo, collaborazione al mondo… vero! C’è! Il più delle volte anonimo, ancora più volte è frettoloso, do dieci, cento, mille, centomila… è la maniera più rapida di togliersi qualcuno dalle scatole, e poter dire e dirsi di aver fatto “ciascuno il suo”, la propria parte, e poter pretendere di essere lasciati in pace alla buonora, facendo pure finta di essere orgogliosi. Si finge di esserlo, mica si è davvero orgogliosi. Quando non c’è nessuno a guardare… nessuno dentro si sente orgoglioso di aver fatto qualcosa per qualcuno, anzi, s’aspetta la fregatura che segue ogni buona azione, gli si stringono le chiappe e magari dice: “ma che accidenti! Possano crepare tutti!” Le altre volte è calcolo, è vanità, costume, educazione. Sarà mica difficile, pure i piccioni danzano se li educhi. Che non esistano buoni sentimenti può apparire estremo, e non lo sostengo, i sentimenti ci sono, chi ci arriva beninteso, ci sono davanti agli schermi del cinema, più di rado altrove, opere di teatro, concerti, durano un paio d’ore al più, ci si diverte a provarli, questi amori trascinanti e dirompenti, quelle passioni, colpi di testa, fughe, ammazzamenti, avventure, quello che ti pare, tutto quello che poi non fai e non succede nella vita reale. Sai che ami? Il gatto, il cane, il pesce rosso, mica le persone! Manco quelle che scegli, ami, figurati quelle che la vita te le appioppa e devi conviverci per forza. E persino gli amici, mica li scegli, dopotutto, te li appioppa la vita. Io ne ho uno della scuola, non mi si leva di mezzo, mi va anche bene, è uno influente, ma una vera pizza! Guarda qua, dieci minuti fa, trenta persone, tutti divorziati, due, tre volte, tutti risposati, più sei ricco più mogli puoi permetterti, come un harem, ma, nell’indecisione colpevolista occidentale, solo la parte orribile dell’harem, si intende, i soldi, le rotture di coglioni, i figli. I figli li metti al mondo perché così si deve fare, mica che non gli vuoi bene, ma chi li vede mai? E loro si fanno la loro vita, come noi ci siamo fatti la nostra, ognuno lontano dai genitori per una o un’altra storia, una o un’altra scusa. Tua madre muore e non ha manco avuto i tuoi auguri di Natale, questa la realtà, hai dimenticato il compleanno, l’ultima volta che l’hai chiamata era mesi fa. Quelli che non vivono così è solo che non possono permetterselo, mica che siano migliori persone, ma che! È che l’indipendenza costa, e il progresso è isolamento. Nel Medioevo dovevi per forza fare parte di una comunità, una famiglia, oggi sei ricco, ti paghi la tua bella indipendenza, non devi vedere nessuno. Ecco il progresso, la tecnologia: poter fare a meno di tutti. La cosa che più fa ridere di tutto questo schifo, è l’ossessione di certi di volerlo allungare il più possibile… tutto questo nonsenso tedioso e piatto. Fare finta che non faccia tutto questo schifo; si deve dire il contrario. Ci avevo un animale domestico una volta, un cane, morto lui non ne ho preso un altro, m’ha spezzato il cuore vederlo morire. Sarà stata l’unica volta che sono davvero stato dispiaciuto. Era proprio un bell’animale, sempre allegro, mi vedeva, si illuminava, ti faceva sentire importante, grande, anche buono. Ma lui era dorato, con una bella pelliccia morbida, lo accarezzavo volentieri; poi un giorno ho pensato: pensa a un animale come lui, proprio come il mio cane come personalità, gioioso, fedele, innamorato, giocherellone, però non è un cane, sai che è? Boh! È una specie di ratto, grigio, con zampe rosse di scolopendra, dodici, venti, piatto, come uno scorpione, con grappoli di occhi che non riesci a capire come funzionano, il verso è una specie di sibilo, suoni da alien, e lui pure vuole essere accarezzato sulla pancia, ma tu lo vedi e gli tiri contro uno sgabello, la prima cosa pesante che trovi, cerchi di ammazzarlo, quello poveretto ci prova pure a dirti: “Oh, ma io ti voglio bene! Sei un grande! Ti voglio leccare la mano, vorrei… se avessi una lingua…” ma niente, gli esce un verso che fa “gni-gni-gniiii, squeeek”. Capito? Alla fine diventi quello che sembri agli altri, sei fatto in un modo fuori e la vita ti ci porta ad esserlo, che vuoi scegliere? Fai ribrezzo? Che vuoi essere positivo? Amorevole… Il fabbro più dotato è la natura, la vita, come diamine vuoi chiamare ‘sta cosa informe e imprecisa che ci fa essere quello che siamo: curvi come ferri di cavallo a forza di mazzate, ognuna più forte della precedente. Ma che gli sta in testa alla gente che vorrebbe motivarti? Che abbiamo in testa? “Puoi fare quello che vuoi” “Niente è impossibile” e poi ti vogliono vendere le scarpe, il libro… e separatoti dai tuoi soldi, la carrozza torna una zucca, l’incantesimo si rompe e continui a fare schifo ed essere nessuno, come è sempre stato prima e per sempre sarai. “Impossibile è niente!” …Impossibile è tutto! Ecco che! Questo dovremmo dire alla gente. Questo dovremmo raccontare, se avessimo buoni sentimenti, se fossimo cani, invece che aborti e pure malintenzionati. Ma dobbiamo pur pagare la nostra indipendenza, mica vogliamo essere costretti ad avere bisogno degli altri, no?

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