Il Saggio Stupido

Sull’Appennino, da solo, vive un saggio, è un saggio stupido, come i tutti i saggi; pensa che la saggezza interpreti la vita, rinuncia a vivere nella sua epoca per inseguirne, nella sua stupida fantasia, altre mai esistite, studia tanto. Poveretto.

Ah, gli eruditi anche sono stupidi, non tanto quanto i saggi magari, ma sono anche più pedanti.

E anche gli intelligenti sono stupidi, non tutti e non sempre alla stessa guisa, ma la maggior parte lo è costantemente e in modo profondo. E specie brillano gli istruiti. 

Se i tedeschi son pedanti e si sa, gli spagnoli devono esser famosi per esser stupidi, gli spetta di diritto; ad esempio, lì anche le migliori menti sono stupidissime.
A Salamanca viveva un medico forense, un padreterno alto un cippa, che camminava col passo malfermo d’un settantenne obeso e con lo sguardo in su come fosse un gigante; parlava già lento di suo, una vera lagna, e poi se gli ti rivolgevi, rispondeva mica. Non ti guardava, con fare stuporoso, rimaneva lì, pensavi fosse senile e sordo, o passato di scadenza come uno yogurt acido, invece no, selezionava a chi parlare con un criterio suo, vattelappesca quale.
Già saldi nel terzo millennio, medico, medico vecchio per l’esattezza, e quindi a suo avviso dal sapere incontrovertibile, era convinto che la Sindone avesse impresso per davvero il corpo di Cristo, e che esso, essendo quello di Cristo, fosse per necessità di cose il più perfetto che mai si fosse dato. Era un medico, che ne sai tu di come deve essere un corpo umano perfetto? Non potevi essere più alto o un po’ più basso, eri imperfetto, pesare di più o di meno, avere più o meno muscolatura, o in posti diversi, eri imperfetto! L’evoluzione? L’uomo perfetto è quello!  

All’Università di Teramo un intelligente professore di Diritto Penale era così stupido, da galvanizzare gli studenti insufflando nei loro orecchi già pronti a ogni stupidità e predisposti all’arroganza, di far parte di “un’elite”; e consigliava di andar per il mondo e il quotidiano spiegandoli a tutti gli ignoranti ed agli stupidi non intelligenti come loro, dato che s’era letto libri di legge. Non ascoltare più tuo padre, che non ha studiato, tu hai studiato sei l’elite! Non ascoltar l’amico, che non ha studiato, tu sei l’elite. Illustra al commensale con saccenteria come ragiona uno stupido intelligente, che sa di diritto e difende in punta di staminchia la Costituzione, sei tu l’elite unica che sappia farlo.

L’Università ne sforna tanti! E specie quella di giurisprudenza, pare. Un tale, intelligente professore cattolico militante, per provare un punto d’onore, si lanciò con un paracadute senza saperne nulla di atterraggi, e senza fare il corso richiesto da legge. Menava vanto d’essersi in tal modo rotto entrambe le ginocchia.  

Ecco vedi bene, erano intelligenti stupidi, e dei più stupidi, va concesso. Ma così a centinaia se ne trovano. Eppure, pur essendo così stupidi, non eran mai stupidi quanto un saggio.

Il saggio… vive isolato, fa rinunce, cura la sua interiorità con la brezza mattutina, insomma prende freddo tutte le mattine; il saggio non eccede mai, eccede solo nel non eccedere; studia, ma non fa di conto, insomma non studia, perché si sa che ciò che è più difficile da capire e da studiare sono le equazioni della fisica quantistica; lui si dedica a minchiate, lingue antiche, poeti a memoria, cita in latino, sa il greco, e spesso trova qualche strana favella di qualche strano popolo che conoscono in pochi e se ne innamora.
Non scende in lizza nel mondo, il saggio, ah no, è troppo più stupido della media per poter trionfare, e forse lo sa se è abbastanza saggio, ma non è abbastanza coraggioso per voler confermare che non ce la farà. Non sarebbe più un saggio se facesse a cazzotti col mondo e per giunta perdesse pure, e il saggio vive della sua saggezza.

Vedi, il mondo è tutto più o meno stupido, in ogni sua parte e continente: la materia è cieca e stupida, come lo sono i ricchi, e sono stupidi pure i poveri, come ben si sa; sono stupidi i forti e sono stupidi i deboli allo stesso modo, e non in uno caratteristico ciascuno. Sono stupidi i belli e stupidi i brutti. La stupidità, la cecità, l’esser nel migliore dei casi tardi, è condizione universale, sono stupide le bestie, dalla zanzara, alla rana, all’iguana, dal toro al topo all’ape, sono scemi i vegetali, ma tanto quanto i militari, son coglioni gli svedesi, tanto quanto gli agli appesi.
Tutti, davvero tutti condividono un alto grado di coglioneria per il solo fatto d’esser qui, essa è intrinseca nell’esistente tutto, ma nessuno, nessuno al mondo è tanto stupido quanto il saggio.

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