Il sapiens maschio eterosessuale promiscuo e tronfio.

Già che siamo inclini alla discriminazione e all’improperio, all’insulto quotidiano sciatto e intriso di pregiudizio, vediamo di chiarire un punto dando pan per focaccia a chi è solito attaccare con la sfrontatezza tipica che radica in ripetute ovvietà del tutto prive di senso.

Quanto a comportamenti censurabili in campo sessuale, ammesso che ne esistano, e secondo gli stessi parametri di chi è aduso discriminare e giudicare, il peggiore di tutti è curiosamente proprio quello del sapiens eterosessuale promiscuo, specie quello tipico dell’isola italica. È lui, checché se ne dica, il soggetto umano assolutamente più frocio e mentecatto della specie.

Oltre ai noti inestetismi delle movenze effeminate e cicisbee che spesso lo caratterizzano, o, peggio ancora, della ridicola ineleganza del pidocchio cialtrone e ridanciano, dall’aspetto furbo a cui siamo adusi (le atroci morti della mascolinità), egli è un essere che, vivendo la sua vanità ipertrofica in funzione del successo con l’altro sesso (ignora alternative per farsi valere al mondo), lo ipostatizza a tal punto da divenire uno schiavo, un sottomesso, un subalterno proprio della creatura che vorrebbe sedurre e che, ovviamente, altro non è che una semplice mammifera da considerarsi complementare e del tutto simmetrica.

Egli vive la sua soddisfazione attraverso una confusa, e (da lui) data per scontata, “approvazione massiccia” che otterrebbe, però, specie da altri esseri umani del suo stesso sesso, in un rapporto forse addirittura di uno a cento: per ogni sedotta femmina, si pubblicizza su cento altri soggetti maschi. Così facendo svilisce se stesso, paradossalmente proprio quando vorrebbe immergersi beato nel suo egocentrismo e narcisismo.

L’eterosessuale promiscuo che sbandiera il suo successo con l’altrui sesso, cercando con ciò di suscitare quella ulteriore approvazione, invidia, o diffusa ratificazione sociale del suo valore umano dagli appartenenti (però) al suo sesso, non realizza, in effetti, la copula con un altro mammifero, ma con se stesso e con il fine ultimo e definitivo di piacere ad altri maschi.

Egli è anche innamorato solo di se, e usa un corpo diverso per necessità e non con l’obbiettivo di ottenere piacere per il piacere (questo semmai lo fa un taciturno edonista), ma per il riverbero di considerazione che pensa di raccattare con tale imbarazzante condotta, in fin dei conti supplice e inconsistente.

Pertanto egli andrebbe correttamente definito non solo come omosessuale, dato che ama un maschio e vuole piacere a dei maschi, ma anche come incestuoso, dato che ama e idealmente penetra l’ipertrofico ego del suo “parente più prossimo”: se stesso, l’essere in cui la sua psicofisica è contenuta.

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