Il Vescovo sfila alla Quintana

La quintana è definita come: rievocazione storica medievale. Il che in teoria dovrebbe essere di mio assoluto gradimento. Purtroppo non è così!

Il fatto è che per fare una rievocazione del genere in modo egregio devi essere assai scrupoloso, esperto di storia; ciò implica il “paradosso” di dover avere una mentalità prettamente scientifica e quindi assolutamente “non-medievale”; quello di rievocazione è un concetto “scientifico”, infatti.

Nella parodia tutto deve essere “medievale” (costumi, atteggiamenti, ritmi, acconciature, portamento, oggetti, etc.) tranne quello che non si vede, la tua “testa” di studioso contemporaneo, rigoroso ed accurato.

Ad Ascoli accade esattamente l’opposto; il fondamento storico della Quintana è labile di per sé, ma pur non essendo, quando fu concepita (negli anni ‘50), un’idea originalissima, aveva parecchio potenziale. Anche per via della città stessa, che è bella nel suo genere.

Dopo essersi consolidata, una trentina, quarantina di anni dopo, si offrivano vari scenari e cammini per il futuro… si è deciso di prendere la rotta più sbagliata! Almeno quanto a storicità e di conserva anche quanto a divenire apprezzati fuori dal limitato contesto cittadino.

Si è rinunciato quasi completamente ad avere un piglio storiografico, tutto è stato consegnato purtroppo nelle mani di ignoranti presuntuosi, di cafoni piuttosto saccenti (nella mia ottica ed esperienza, non mi se ne voglia), come “merce di scambio”. Ci si è chiusi in un “ecosistema” del tutto autoreferenziale –locale-. Con buona pace di diretta tv rai, di pubblicità, di chiacchiere.

I tamburi non sono proprio la Tattoo militare di Edimburgo, va detto, anche se provano –si dice- “tutto l’anno” fanno un casino infernale con ritmi atroci, ma il caso più eclatante del compromesso tapino a cui si è arrivati oggi è quello degli sbandieratori. Pur di accontentare dei ragazzini affetti da “stupidità intraprendete” (male nazionale) invece di guidarli e per non rinunciare al loro banale entusiasmo di curva, si tollera qualcosa di tradizionalmente inammissibile come che le bandiere tocchino terra, siano prese “a calci”.

I giocolieri! Tutto fa brodo per creare coinvolgimento e in ultima analisi consolidare un potere!

C’è da ripeterlo ogni volta, per dissociarsi dalla porcata, una volta si sarebbe data la vita per evitare la caduta dello vessillo! A tutt’oggi il “Flag Code” Americano prevede che la bandiera che tocca terra, o parti indegne, venga decorosamente smaltita con un rituale, e persino nel video degli Iron Maiden “The Trooper” (min. 2:38) si vede la verosimile scena epica e toccante (tratta dal film del 1939: “The Charge of the Light Brigade”) di un cavalleggero britannico che atterrato mantiene alta l’asta e la passa al camerata ancora a cavallo pur di evitare di infangare il drappo.

Manca l’eleganza, la solennità… mancano tante cose che ci sarebbe voluto decenni a costruire e oggi ci sarebbero… se si fosse mai iniziato.

Lasciamo perdere, su! Si ha sempre una risposta paracula a tutto: è un simbolo del riconoscimento cittadino al calcio. Che vuoi dire, che aggiungere? Non sanno nemmeno loro quello che vogliono, se il Medioevo, la serie A…

Non dovrebbe servire, ma voglio puntualizzare che so bene che c’è gente competente dietro a sfilata e giostra, e i nomi si conoscono, il coreografo, ma anche altri storici organizzatori ne sanno assai di Medioevo e di arte, oltre ad essere magari artisti loro stessi. Non voglio fare nomi, come mai ne faccio, ma li farei anche volentieri stavolta, per stima, non è questo il punto, non si critica il singolo qui. Non c’è mai stato problema di individualità né in città, né nel Paese tutto, in Italia, è il sistema nel complesso che non funziona, la rotta generale, il contesto, la strategia… o che dir si voglia.

E la strategia con cui è concepita e usata la Quintana è pietosa! Siamo pur sempre un paese che riesce a votare parassiti inetti e criticare profusamente i propri astronauti… basta sbirciare in rete!

Oggi, credo che praticamente nulla di quello che appare nei cortei, e nelle noiosissime manifestazioni estive che li contornano, abbia qualcosa di autenticamente rievocativo. Troppi gli obbrobri che si sono aggiunti a una impostazione iniziale perfettibile, ma niente male!

Tuttavia si affermano e ripetono, anche in video in inglese, una caterva di baggianate. Sono tutte falsità, che rasentano la frode! Dove sono i famosi dipinti da cui si sarebbero tratti i vestiti, i berretti e i colori dei tamburini? Dove? Quali sono? Lo chiedo da anni, si sbuffa e cambia di tema! I meno antipatici ridono, ammiccano: “sai come funziona…”

Non si è mai davvero lavorato affinché la Quintana diventasse un accurato rifacimento di ciò che sarebbe potuto accadere negli stessi giorni dell’anno alla metà del quindicesimo secolo per far festa. Ma questo dovrebbe essere e sarebbe potuto esserlo, come altre manifestazioni nel mondo sono cresciute e lo sono.

La Quintana è principalmente fonte di consolidamento del potere politico in città, è un modo per apparire in una società chiusa e pettegola, e farsi conoscere e riconoscere, pubblicizzarsi, farsi vedere ed amare da una popolazione sempre meno intelligente e sempre più angusta, rafferma. A dispetto dei social network, dove ognuno sfoggia la propria asocialità e scontentezza.

È anche (e forse in specie) un modo per destinare soldi a dei magnaccia di sestiere in modo da avere un ritorno in termini di voti, oltre che un affare economico solo per pochissimi. Mi piacerebbe essere smentito, ma credo proprio che NON crei lavoro, e non sia nemmeno una fonte di ingressi per la zona. Anche i costumi, le bandiere non credo siano manufatti ascolani, come nemmeno i cavalieri sono generalmente di Ascoli.

Non c’è trasparenza su quanto avviene, o per lo meno l’adeguata pubblicità, quindi non posso nemmeno esserne certo, ma in effetti credo che sia una spesa ingente, realizzata per accontentare principalmente persone del tutto indifferenti alla storia e alla storia della città, in genere poco applicate agli studi e in fondo -quanto ad “amore e affezione patria”- legate solo al calcio. Hanno bisogno, d’estate, di un’altra scusa per dare sfogo alla loro unica vera passione: tifare qualcosa. Forse persino trovare un pretesto per lo scontro.

Amare la propria città non è, o non dovrebbe essere solo, amarne la squadra di calcio o un sestiere, potrebbe essere amare autenticamente la sua lunga storia, i (pochi) personaggi celebri, le vicende tutte, con tutti gli orrori e i limiti. Non gliene frega niente a nessuno! Né del bene, né del male, si tira a campare.

Tanto è vero che durante le feste per il patrono non si rivive, simulandola, una religiosità e devozione “d’epoca” ormai superata, ma si vive nella anacronistica e un po’ imbarazzante devozione attuale, quella vera, residua! Che è autenticamente medioevale e non rievocata! Anche di qui tutti gli orrori storici, proprio in virtù di quanto già sostenuto: il Medioevo non brillava quanto ad accuratezza, è la scienza che è accurata!

Veniamo alla notizia dell’anno!

Con l’aggiunta del vescovo al corteo, esso diviene più una buffa parodia di una processione del santo del sud Italia, che una rievocazione storica. Il vescovo ha deciso -in temi “delicati” come il presente, con la prudenza che contraddistingue la sua stantia e polverosa organizzazione nociva al paese- di partecipare a questa farsa!

Ci si è messo 60 anni e non è una decisione criticabile nel feudo papalino. Proverò a dissentire.

Fino ad ora non s’era fatto, proprio perché di una farsa si tratta, mentre un vescovo è una istituzione seria! Figuriamoci! Ci si prestava solo al paradosso di benedire “per davvero” ciò che era parte di una finzione. Una prima stramba concessione al mischiare “realtà e parodia”. E una prima “ruffianata” alla popolazione, a cambio di visibilità e amore a buon mercato: il vescovo è dei nostri, è vicino alla sua città e le sue strane feste, bizzarre tradizioni…

Non prende la religione da cui mangia a barzelletta, il vescovo, non la umilia o avvilisce, stando coi suoi paramenti autentici (che non sfigurano affatto) tra odontotecnici e salumieri in alabarda e calzamaglia, no! Ama la sua città! Non ratifica che anche la benedizione è una finzione quanto lo è la Quintana stessa, spruzza costosissima acqua benedetta da Dio in persona, su lance e cavalli, facendo leva sul fatto che una gara, alla fin fine, si fa per davvero e la fortuna (la protezione) data dall’Altissimo può sempre far comodo. Una gara prerinascimentale cronometrata e col fotofinish!

Se fossi un credente mi incazzerei di brutto, ma non lo sono! Sono un cittadino però, ho il dovere di proporre un punto di vista che non sia asservito, pedissequo! Il perenne “quanto è bravo il nostro porporato!”

Partecipando al corteo il presule compone l’ultimo tassello del già abbondante delirio, quello che  mancava: lui impersona sé stesso, come fanno solo i “politici” (il peggio della società italiana), ma anche più di loro, lui non è nemmeno “il Magnifico Messere” è proprio il Vescovo di Ascoli! Tutti gli altri personaggi simulano ruoli che nella vita reale non hanno! Il cavaliere non è cavaliere, è un poliziotto, o magari un farmacista, o un operaio…

In piccolo, essere sé stessi al corteo sarebbe un po’ come se in un film di Hollywood il personaggio del Presidente degli USA, fosse Obama o chi per lui di volta in volta. Per fortuna si è dato solo il contrario, che un attore abbia avuto la possibilità di divenire Presidente, cosa che non può accadere in una monarchia assoluta con ruoli e percorsi blindati. E non può neppure accadere nella politica medievale picena.

La quintana è una rievocazione! E allora perché il vescovo non fa magari l’inquisitore se vuole partecipare alla farsa? O perché si prende così sul serio e rimane nel suo ruolo da 2015, se non si tratta di una cosa seria? Perché non indossa la spada? Una volta magari i vescovi la avevano! Non lo so di preciso. O ancora, perché se invece la Quintana è una cosa seria tanti obbrobri storici?

Perché nella rievocazione non si impicca o brucia (simulando, è ovvio) qualcuno? Come avveniva nel Medioevo per davvero. E lui scherzosamente non partecipa al processo e alla condanna? Già che ha voglia di essere utile alla città… di scherzare sulla storia…

Il nodo è gordiano!

Se si agisce per amore della città e la Quintana è una rievocazione, perché il sindaco non interpreta un altro personaggio che il capo della città… che so… il falconiere, o lo stalliere, o lo sturacessi comunale, e a un poveraccio non viene dato il ruolo di maggiorente? Per ridere un po’! il fatto è che si agisce principalmente (se non in modo esclusivo) per tornaconto, ma a tutti fa comodo negarlo. Nessuno ha lo scorbuto? Nessuno è storpio o ferito da una contesa in una città del 1450? E così via.

Ma specie, che senso ha apparire nella trasposizione del proprio ruolo tra passato e presente, se non affermare che in città non si studia la storia e non se ne sa poi molto, ma la testa è più o meno ancora quella di sei secoli fa? Un feudo!

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