Inglese nel Menù (tutta la “raffineria elegante” in un pezzo di carta)

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Non si può essere contrari all’uso di termini esteri nel linguaggio parlato e scritto, sarebbe delirante; ma certo uso diffuso di parole inglesi nel quotidiano italiano irrita! “Food and drinks”, “lounge”, “wine bar”, “tea room”

Pare ridicolo l’atteggiamento (devo dirlo) all’”italiana” di apparire, in superficie, diversi da come si è in sostanza. Lo sforzo… Che poi tradisce una certa vergogna per come si è in realtà. Il che è “debolezza”, e la debolezza irrita tutti, è la biologia che vuole così, mica io! “Work in progress”, “bakery”, “fashion victim”.

Pare tutto fatto per fare i “fighi” (neologismo pessimo come pochi altri) per suggestionare, darsi un tono, quando in effetti dietro una fragile apparenza che induce a credere una certa tal cosa (siamo al passo coi tempi), la realtà è assai diversa e molto meno benevola (siamo in assoluto declino). “Trendy”, “brunch”, “mainsteam”, “off topic”, “outing”, “selfie”, “bro”, “brand”.

Mette veramente tristezza. Ad Ascoli, città nella quale si ciancia di turismo appellandosi alla sua indubbia, ma tetragona e arcigna, bellezza medievale, non si parla inglese diffusamente! Inutile dire il contrario! Nemmeno nei musei il personale parla inglese. Archeologico e pinacoteca, forte Malatesta.

A San Benedetto del Tronto, idem! Non si parla inglese! E non si pesca nemmeno più! Si lucra su piante di menta infilate in bicchieri di ghiaccio.

Allora, qui di seguito esamino due menù della costa sambenedettese (v. foto), affinché si possa apprezzare che non parlo a vanvera quando dico che l’uso spiccio dell’inglese in zona è assai oltre le effettive capacità e conoscenze della popolazione e specie di quella imprenditoria del “food & drink” che lo propone. Risulta stucchevole, suggerendo all’ignaro, un’idea del tutto equivoca della società.

Siete assai raffinati sulla costa! Vediamo il menù di SPECIALITÀ: “baked potato”, epperò! …Non insalata, ma “salad”, non involtino ma “roll”; “crunchy” (?)

Capesante, gamberi, scampi, branzino… sì, e poi però “salmon” (somiglia al nostro salmone abbastanza da essere ordinato pure dal tarpano autoctono senza dover rompere i coglioni al cameriere, pe’ sape’ che è).

E “crab”! In parentesi si spiega la voce, e ciò risulta molto più elegante che dire subito: “involtino di granchio dell’Alaska”. Che è quello che farebbe un cafonazzo come me.

“Rainbow” (?) e “nama” che dovrebbe essere giapponese, ma in tal caso farebbe “name” o non so cosa il sapiente ristoratore mi voglia far intendere e proporre. Sono anche poco intrigato, a dirla tutta.

I dolci! Questo menù lo hanno proprio recapitato da una tipografia del New Jersey.

Non si trova più una crostata! Una pasta. Poco male! I dolci americani sono ottimi, e in effetti si tratta di ricette, quindi va benissimo usare il nome di origine.

“Muffin”, “cookies” che però non ammetterebbe il plurale se si parlasse in italiano (ma evidentemente è inglese che si parla! Come nel resto delle vergate carte), e che alla fin fine sono biscotti. Che so’ i cookie? Biscotti! Biscotti al cioccolato! Porcoilclero!

Pure gli ingredienti in inglese, dai! Ma qui mi sa che lo scroto dei camerieri a fine serata è affetto da orchite a furia di dare spiegazioni.

Finalmente sono arrivate le ciambelle dei Simpson, eravamo l’unica eccezione al mondo al non averne, anche se a questo punto, come per la carta d’identità formato e decorazione asburgico-napoleonica, sarebbe quasi convenuto non mettersi al passo coi tempi. C’era del fascino in quel vecchio pezzo di carta rosato, dopo tanto ritardo.

Waffle: in spagnolo usano il vocabolo dal francese (che poi è quello originario, perché il dolce non è inglese, né americano) “gofre” (gaufre), che da noi sarebbe la “ferratella”, ma che ne sa’ ‘sti pesciari? Scherzo! Ferratella sa di campagnolo e siamo tutti di NY, noi! Di Manhattan per la precisione. Anche se poi il waffle è una sorta di cialda (parola passata ad indicare quasi esclusivamente il pessimo caffè preconfezionato).

Quanto al “jamboree”, dalla foto che mi è stata mandata a conforto delle mie posizioni, non posso assolutamente capire a che si riferisca in merito a dolci, ma lì sta, pigliamolo per buono.

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