Io pasteggio e ripasteggio

(Una sciocca filastrocca)

Che sia chiaro ad ogni saggio, e che sia scritto in ogni seggio: se festeggio, io pasteggio!
Non passeggio, non vezzeggio, non arpeggio né motteggio, ma pasteggio e ripasteggio.
Con la tanica sì armeggio, sol perché così pasteggio; non m’atteggio, non aleggio, ma pasteggio e ripasteggio.
Un buon vin color del greggio prima arieggio e poi gorgheggio, non mi dedico al cazzeggio, io pasteggio e ripasteggio.
Nel soleggio del meriggio, riposato sotto un faggio, nel mareggio o nel brumeggio, io pasteggio e ripasteggio, come un regio e fino a maggio, e l’anno intero poi volteggio.
Non sto lì a temporeggiare, tosto inizio a pasteggiare. Presto, presto, del formaggio, del taleggio, o del foraggio… non mi serve mai altro aggeggio, se il mio spirito drappeggio col liquor con cui pasteggio.
Non c’è da favoleggiare, che si inizi a pasteggiare! Che dai e dai qui a traccheggiare ho iniziato a boccheggiare e devo or ora pasteggiare.
La bottiglia io maneggio, e col bicchiere ci amoreggio, ci pasteggio e ripasteggio. Se di baci lo bordeggio, in effetti lo saccheggio, dell’uvaggio a mio vantaggio, che nel corteggio mi destreggio.
Petto al malto che biondeggia mai indietreggio né amareggio, lo pasteggio e ripasteggio fino a che non è a servaggio.
Per il frutto del borseggio, non cammino, ma beccheggio, ma non sosto né posteggio, io pasteggio e ripasteggio.
Forse sì, filosofeggio, però mai non mercanteggio, né mi piego al signoraggio, ed al peggio col noleggio a damigiane non scarseggio, fino all’ultimo e all’albeggio io riassaggio e ripasteggio.

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