La Casa (Operetta Buffa)

Causa ristrettezze economiche, e per amicizia, tre giovani, ma non troppo (nessuno supera gli “enta” comunque) della generazione più ignorata della storia nazionale e forse umana, dividono una strana e fatiscente casa dall’inusitato e vetusto arredamento vittoriano. Gliela ha lasciata, così agghindata, l’eccentrica e anziana zia di uno di loro, partita inopinatamente per un lungo viaggio nei Mari del Sud, da dove non ha assolutamente intenzione di tornare.

Loro non hanno praticamente apportato modifiche al posto se non aggiungendo qualche decorazione e i necessari apparati tecnologici. Tappezzerie, mobilio, pendole, busti, maioliche e porcellane, hanno senz’altro visto tempi migliori. I servizi e le stoviglie sono fini ma sbeccati, i quadri niente male, ma, con la crisi, invendibili, i cristalli da salotto dei primi Novecento sono riempiti di alcolici non certo del loro superbo livello, dato che i beveraggi sono acquistati con puntigliosa attenzione alle offerte dei supermercati. L’argenteria annerita non compensa certo il fatto che su alcuni lumi la corrente vada e venga. Una polverosa patina di tempo conferisce al posto un’apparenza decadente, ma al tempo stesso accogliente.

Il salone, dove sono soliti riunirsi e trascorrere il tempo con gli amici bevendo e fumando, riesce ad essere a tratti morboso con quei busti in pietra o terracotta che scrutano i visitatori spettrali e la vetrinetta zeppa di coralli, pesci rari imbalsamati e ossa fossili. In certe fumigate atmosfere di penombra, vissute in preda agli effetti del bere e del Black Metal, il sito può divenire persino inquietante, ma al contempo ha sempre qualcosa di ridicolo, persino esilarante.

In tutti coloro che vi entrano per la prima volta, si registra, quella strana stanza decrepita suscita un misto di timore reverenziale e ilarità, giovialità. Una spessa coltre di fumo si leva quasi ogni notte, tra chiacchiere, libagioni, rock tenuto troppo basso per non infastidire vicini noiosi e litigiosi, e sparisce col sole.

La confidenza rende superflue le frasi di circostanza, o la necessità di riempire i silenzi; mentre ciascuno esamina il proprio profilo di Facebook col telefono o col tablet, il tempo è scandito unicamente dal rassicurante ticchettio pausato dell’orologio a muro, l’unico ancora funzionante, benché in cronico ritardo. I tre lavorano solo saltuariamente e spendono il tempo in chiacchiere e simposi.

-Dovremmo pulire un po’- esordisce, con un tono tra il preoccupato, e il pigro l’avvocato, mentre, dopo aver guardato perplesso a terra, si scola l’ennesimo mezzo litro di birra da hard discount del lungo pomeriggio divenuto già dopocena. I coinquilini lo guardano dandogli ragione col grugno, e tracannando la loro; il pavimento di marmo rosa è obbiettivamente uno schifo.

-Forse ci converrebbe prendere uno di quei robot aspirapolvere che girano da soli per casa– propone il tipografo, con la sua voce profonda e il tono competente ed entusiasta.

-E come ci passa qui dentro? Con tutti gli oggetti che ci sono!?

-Hanno dei sensori, il mobilio non è un problema- precisa l’ingegnere, pure lui col vocione scuro da basso– sì, forse si dovrà spostare qualche poltrona del salotto, qualche sedia, ma in linea di massima possono essere molto efficienti anche in un posto come questo, pieno di roba.

-Vedi?!

-Il problema è il costo – precisa l’ingegnere.

-Quanto?

-Sui 400 euro!

-Troppo!

-Troppo!

-Sì, troppo!

-…Ma danno anche lo straccio – si affretta ad aggiungere chi aveva proposto l’idea.

-No! – puntualizza ulteriormente l’ingegnere –Lo straccio lo danno altri tipi di robot, simili, ma non ce ne sono di quelli che fanno entrambe le cose… O io non lo so, per lo meno.

-Ah! Bella fregatura!- come se altrimenti qualcuno lì dentro avesse mai potuto aver voglia di realizzare l’acquisto.

-La notizia positiva è che quelli che danno lo straccio costano di meno, sui 300 ricchi leuri.

-Antico conio!- (imprecazione comune tra i diseredati della società attuale) -700 l’euri per avere i pavimenti in ordine? Ci conviene fare da soli!- ma ovviamente nessuno si muove.

-Sapete che vi dico? Che mi sono stufato di questa situazione! Voglio dire… Dovremmo fare soldi, diventare ricchi… impegnarci e fargliela vedere a tutti! Riscattarci!

-Sempre detto, dovremmo rinverdire gli antichi fasti, guarda che casa! Essere ammirati dai vicini e apparire sfarzosi, invidiati, non ci meritiamo questa miseria, questa banalità! Questa vita moribonda!

Con fare competente e farmaceutico, movenze lente e sicure, il leguleio afferrata la bottiglia di cristallo di rocca dove era scaraffato, per pura scena, del Jameson, ne versa un po’ nel culo di un tumbler dello stesso set, che sfavilla attraverso i suoi sottili intagli. Poi aggiunge ghiaccio tritato, ginger, soda e limone, come stesse elaborando un rimedio da speziale contro lo squallore della vita. La pozione interessa tutti a giudicare dagli sguardi; senza dire una parola, con un cenno, le mani del barman si ritrovano a servire tre bicchieri impeccabili. Si passa alle “big guns”, dicono in coro contenti dall’impennata di tasso alcolico, e sfregandosi le mani.

-E il vecchio progetto dei pavoni in terrazzo, per esempio! Che fine ha fatto? Che fine hanno fatto le nostre ambizioni?

-È vero! I pavoni! In terrazzo! A sottolineare a tutti la nostra opulenza, a sfoggiare il nostro livello al vicinato! Siamo dei signori, porco diavolo!

-Ammirate, sciatta plebaglia!

-Pavoni muti! Quelli sani sono insopportabili!

-Certo! Pavoni muti, pavoni come ci pare e piace, coi soldi possiamo avere i pavoni che vogliamo! E al diavolo il rispetto di un mondo che non ci rispetta e mai ci ha rispettato! Voglio la casa tutta decorata con bestie in via di estinzione! Essere ammirato, criticato, detestato! Ma vivo, porcaccio il clero! Presente! Significativo!

-Qui ci andrebbe a genio un rinoceronte bianco che sbuca per metà dalla parete, impagliato, e poi zanne d’elefante, avori proibiti, tigri del Bengala, testuggini giganti col carapace cesellato e incastonato… coi soldi… hai voglia a farne, di cose…

-…Sì ma soprattutto bestie rare… e con esse tutto il disprezzo possibile per il pianeta Terra e i suoi miserrimi abitanti, della specie sapiens -e non-, del loro fintissimo moralismo da buone vedovelle ingenue.

-È anche la nostra specie, purtroppo!

-Non gliene frega nulla della sofferenza umana all’essere umano, e ora si fa finta di essere tutti appassionati alla “natura” alle altre specie…

-Non parliamone! Non aiuterei mai gente che spesso preferirebbe aiutare il proprio cane piuttosto che un membro della propria specie! …Piuttosto aiuto un mio eventuale cane… Ad avere soldi, sarebbe da trovare un posto, una casa, dalla quale non uscire mai! Isolarsi, autosufficiente. Fatta a nostra misura, o meglio a misura dell’orgia del nostro più sfrenato desiderio.

-Conoscete bene il mio assoluto odio per la Natura, no? Ebbene, dovremmo fare in modo di rapinarla del meglio che ha, quella gran baldracca, e tener fuori il peggio di essa, dico io, modificarla a nostro piacimento secondo le nostre esigenze e gusti. Dominarla! Un esempio? Niente più spese in supermercati: apri una porta e hai una bella “stanza bosco”. Bella grossa e in essa porcini, tartufi, muschi, licheni, anche castagne e noci, solo cose che profumano, nessun animale che punga o morda. Fiori, magari, mammole, violette, una specie di serra boschiva, pure con un ruscelletto di acqua fredda e cristallina; l’odore delle foglie molli, per esempio, e appena marcescenti è piacevole, il rumore è rilassante, il movimento dei licheni e le felci sinuoso e placido.

-…E di grandi dimensioni! Uno se ne sta lì dentro per un po’ a meditare, riposare, sul suo tappeto di muschio preferito…

-…profumo di aghi di pino, come quando a Natale facevi l’albero da bambino…

-…E quando hai voglia di una pennettata alla norcina entri nella stanza e prendi gli ingredienti. E vai in cucina. Tutto fresco, tutto sano, saporito. No ‘sta monnezza che compriamo in giro! E mangiamo da anni.

L’esposizione è interrotta dal rumore di friabili patatine che scrocchiano tra le mandibole. Sottomarca e vicine alla scadenza, regalo di un amico che lavora presso un Cash & Carry sulla costa.

-Nel ruscello ci mettiamo in fresco il vino. Sempre il migliore! A casse! Casse e casse di Amarone, di Brunello…

-Ad essere proprio molto ricchi si potrebbero progettare un bel po’ di cose…

-Magari riesumare quelle vecchie storie degli animali vegetali. E delle piante che fanno crescere di tutto: lattine di birra, bottiglie di liquore e vino.

-Del bel Dom Perignon per cominciare!

-Ma no, niente alberi di lattine e bottiglie, è un’idea volgare! Possiamo fare molto di meglio con le nostre masse cerebrali!

-Magari però un albero di cinghialetti?! Pendono dal culo, setolosi, col grugnetto simpatico in giù, quando sono maturi li ammazzi e li spicchi dal picciolo anale…

-O li cogli e li reggi che si dimenano per la smania di correre per la prima volta grugnendo eccitati. Ehhh, bello, ehhh… buono!

-E dai! Se c’è una cosa buona del poter formare fibre muscolari di carne in modo artificiale, vegetale, è non dover più sopprimere un essere vivo per mangiartelo, povere bestie…

Ciascuno dei tre versò dell’altro Jameson negli old fashioned. Il liquido dorato sfavillò di nuovo con una tonalità magica e natalizia, rassicurante, mentre il ginger spingeva i riflessi verso l’arancione e la soda al contrario tornava a restituire un colore paglierino annacquandone i tratti.

-A farla proprio sporca sarebbe da avere alberi della cuccagna di ogni genere, e che danno le ricette già pronte! Il cinghialetto cresce con setole di pennette, il ripieno di tartufo, di besciamella, non soffre, lo cogli, lo metti sulla pirofila, inforni e dopo qualche ora hai un bello sformato, un pasticcio di pasta al cinghiale tartufato! Questo sì che sarebbe un lusso!

-Davvero!

-E pernici in fricassea, spiedi di tordi e pancetta…

-Eh, ma il lusso non è solo l’esotico, il caviale e lo champagne, ci stuferemmo pure! Ci vorrebbe pure un bell’albero di mortadelle! Che vi pare che qualche volta non ci andrebbe pure una bella pizza bianca con la mortadella? Va bene fare i fenomeni, va bene che ci sentiamo dei signori…

-…Siamo!

-Ok, ma non smetteremo mai di essere anche gente semplice!

-Dopo tanto tempo con le pezze al culo… di sicuro!

-Tutti siamo discendenti di nobili e re, prima ancora di pezzenti, ancora prima di altri re e prima ancora di altri pezzenti, e così via…

-E prima prima di roditori!

-Nonno! Nonno mio, come, come eri piccolo e peloso!

-Comunque non è che la pizza e la mortadella smettono di piacerti perché sei milionario! E idem l’hamburger, la patata, la birra, suprema delle divinità! Me lo immagino colossale, l’albero, che alcune mortazze frutto nascono piccole e più di tanto non crescono, ma altre, arrivano a quelle dimensioni che ora non si vedono più tanto qui da noi, enormi, che stanno sui cavalletti dagli sciarcuttieri di lusso di una volta, chilometri di mortadella! Del diametro di un metro!

-Ma va! Lo sanno tutti che le mortadelle, se crescessero come vegetali, non somiglierebbero mica a frutti di carrubo, ma a zucche, a meloni, crescerebbero a terra!

-Giusto!

-Magari una bella mortadella medievale, d’asino, alla vecchioddio. E un’aiuola di caciocavallo di tutti i calibri.

-Sia come sia, una cosa per me sarebbe certa: nello sfarzo io non userei che stoviglie della più pregevole farina di Sevres e specie, posate d’oro! Che diamine! Dove sono finite le buone maniere? Non si vedono più salsiere, zuppiere, alzatine, decori. Tutto stile Ikea, ormai! Una schifezza! Noi, invece! Solo oro! E vi dirò di più! Useremmo tutto una volta sola e poi via! Buttare! Solo per sprecare tanto per sprecare! E al diavolo l’avarizia! Voglio produrre tutta l’immondizia che questa latrina di mondo merita! Ridurre l’umanità sulla paglia a furia di bruciare risorse solo per noi.

-Come ha fatto chi ci ha preceduto che ha magnato a sbafo e poi è arrivato il cameriere con il conto, che adesso dobbiamo pagare.

-…E nessuno dice niente eh! Andassero all’inferno!

-Ma pensiamoci, il gusto del possedere oro, quale sarebbe? Nel 2014 ancora la gente si appende roba addosso… L’unico gusto è privare gli altri di quello che tu hai! Se ci fosse abbondanza di qualcosa essa non avrebbe valore per bella che fosse. Ed è il desiderio degli altri che innesca il tuo! Come si farebbe a distinguersi? A far vedere a qualche cialtrona, troia nell’intimo, di quanto vale il galletto che ha davanti?

-Per miserabile delinquente che sia? Coi soldi …quella se lo terrà stretto!

-Giustissimo! Disprezzo sommo per l’umanità! Vogliono la guerra? Io allora non voglio indossare i vestiti per più di una volta! Non si lava niente! Si lancia! Ogni sera per me: giacca da Martini nuova, rossa col bavero nero, d’estate tuxedo bianco stracafone, in inverno giacca da camera in seta japon decorata da un dragone… tutto indossato una sola volta!

-…O giacca da camera stile inglese, bordeaux, con alamari d’oro…

-Sì, ma non vorrei che poi qualcuno si avvantaggiasse dei nostri sfarzi e riciclasse il nostro oro, i nostri costosi indumenti! Nessuno ci ha dato niente a questo mondo! E nessuno deve avere niente da noi! Piuttosto li incenerisco!

-Ma che ce ne frega! Certo non faremo la raccolta differenziata… non ci complicheremo la vita per un pianeta pieno di parassiti e morente! Salvare che? Una massa di zecche e sanguisughe avide e violente?

-…E se i pezzenti là fuori vogliono rovistare nelle nostre porcherie in cerca di qualche forchetta d’oro massiccio, facciano pure! E se la infilino su per il retto se la trovano! Miserabili! Dico io!

-Ah certo non perderemmo tempo ad annoiarci con l’ecologia, per far un favore a chi? A successive, perenni, generazioni di altri e altrettanti coglioni sapiens! Faremo come accidenti ci pare e chi s’è visto s’è visto! tanto: morti noi o una pecora in Puglia…

-…Uguale!

-Esatto!

-Ma il fatto di poter avere una banda di pezzenti assillanti sotto casa nostra, smaniosi di sgraffignare quello che buttiamo via, un po’ mi preoccupa e… anzi mi rode…

-Potremmo sempre fare il tiro al bersaglio con loro…. “Vuoi qualcosa? A tuo rischio e pericolo, bello! Qui si spara!” Per quello che me ne frega a me del mio prossimo…

-Per quello che gliene frega a loro di noi, prego… ricordiamo che, ad essere precisi e pignoli, la nostra si chiama antropofobia e non proprio misantropia! Semmai abbiamo tratti filantropici… a volte… per tendenza… Questo Jameson è un whiskey davvero morbido.

-E qualità prezzo non ha rivali…

-È morbidissimo!

E si rabboccano i bicchieri con generosità tracannando il contenuto in fretta.

-Ad ogni modo per uno stile di vita consono al nostro livello culturale e mentale, non potremmo mai vivere in un appartamentino del genere, ci siamo affezionati, d’accordo, ma ci sarà da cambiare casa.

-Il nostro simbolo, il simbolo della nostra dimora saranno comunque i pavoni!

-Senza dubbio ”dei grassi pavoni”.

-Grassissimi!

-E rampanti.

-…Su un cumulo di sterco!

-Il nostro blasone! Mi commuovo: noi che dominiamo il mondo di merda!

-Sì, ma ribadisco, i nostri pavoni non devono contribuire ad alimentare il monte del blasone: non parlano e non producono escrementi! Non sopporto i rumori e specie la puzza e la merda! Ne abbiamo vista fin troppa fino ad ora. È tutto merda ’sto paese mmaledetto!

-C’è pure tanta brava gente…

-…Purtroppo!

Per preparare altri Jameson ginger e soda il tipografo, che s’era già servito di nuovo, con mano perita e sicura, andava accoltellando un pezzo di ghiaccio enorme per ricavarne qualcosa delle proporzioni di normali cubetti da cocktail. Prendeva la mira con lo sguardo incorniciato da rosse e folte sopracciglia diaboliche, feroce come se stesse maneggiando una carabina contro i predoni delle sue posate d’oro.

-E allora prossimo nostro passo sarà quello di far nascere animali geneticamente modificati in modo che quello che ingeriscono, lo usano tutto per campare! Senza sprechi, senza scorie. Perfezionare tutto sarà il nostro obbiettivo. Che accidenti di natura mentecatta riesce a concepire delle bestie inefficienti come noi? Che t’ingozzi di una quantità esagerata di materia organica e ne espelli la metà o più senza averne ricavato nulla. Come se poi quello che ingoi non costasse pure sofferenza! Qualche animale è crepato per il tuo pasto! E crepare non piace a nessuno!

-E poi dovremmo essere noi a preoccuparci delle specie animali, quando è proprio “chi le crea” che se ne sbatte per prima! La natura non è sofferenza? Tutti a dire “che bella la Natura”, “la vita nella Natura”, ebbene, eccomi! Naturalissimo! Mi voglio mangiare ogni ultimo animale di ogni specie, esattamente come farebbero loro se fossi l’ultimo sapiens. Me ne voglio fregare della Natura e dei suoi prodotti, di quegli scimuniti che la venerano. Sono diventato un fan dell’estinzione di massa!

-Ma lasciala stare la Natura, ‘sta stronza! Chi se ne frega! Non filosofeggiamo troppo, perderemmo spontaneità. Noi facciamo come ci pare e basta! E solo per noi! Il resto del degenere umano che si fotta! E idem fiori, piante e bestie! Qua c’è poco da essere altruisti ormai! Se una cosa ci piace la prendiamo e se no, no!

-Che poi, oh, nessuno è speciale, anzi, specie i benpensanti non vanno salvati, ascoltati. A casa nostra non ci devono tassativamente mai mettere piede, e devono restarsene nell’inferno del mondo. Ne sono un pilastro fondamentale!

-I benpensanti sono benpensanti solo per fare bella figura, il che riconduce il loro comportamento a una volgare strategia vitale egoista, che è la stessa di chi non è benpensante. Campano da parassiti, mettendosi in mostra dato che sono al sicuro dietro lo scudo della diffusa e predominante abiezione generale.

-Fanno i migliori, ‘sti stronzi, gli “speciali”, poi li vorrei vedere…

-In effetti si vedono tante persone apparentemente diverse, opposte, credenti, di religioni varie, miscredenti, appassionati di politica, sostenitori di questo o quello; e relative discussioni infinite e prese di posizione; tutto ciò dovrebbe pur significare qualcosa, ma la verità è che tutti poi fanno esattamente le stesse cose!

-…Scopano se e quando possono e ne hanno l’opportunità, feriscono gli altri se serve (o anche se non serve) pensano ai fatti propri, e specie: coltivano l’orticello…

-…e si masturbano quotidianamente a casa come ogni altro essere umano…

-Qua ognuno pensa ai fatti suoi, ne abbiamo avuto mille conferme! Guardate oggi, noi: tu sei stato messo in cassa integrazione per aver aderito a un sindacato; a te, ingegnere elettronico, offrono contratti da 1000 l’euri mensili per realizzare lavori da perito e senza ferie e malattia e devi spostarti a Milano…

-Città di merda!

-…Esatto! E per quanto riguarda il lavoro da avvocati, beh vi dico una cosa: a prescindere dalla mia diagnosticata forma grave di antropofobia invalidante, i miei coetanei stanno tutti negli studi di qualche professionista più anziano, che visto che ha uno strafottio di gente a disposizione per portare avanti il lavoro, tira i remi in barca, fa fare tutto agli altri. L’anzianotto va scopicchiando in giro, incassa e al giovane segaiolo dà quattro becchi. Se no gli va bene arriva un altro che s’accontenta.

-Si chiama schiavitù!

-No, si chiama sfruttamento, la schiavitù non presuppone alcuna adesione personale spontanea, è più decente: ti costringono con la forza, le frustate, ad essere sfruttato, non ti si induce a farlo.

-…E a farlo apparire consensuale…

-Ecco!

-È più dignitosa! “Morale”!

-Io vi dico che a prescindere dalla mia patologica incapacità a sopportare le relazioni umane, non c’è quasi convenienza a lavorare oggi. Meglio starsene a casa che partecipare alla pazzia del mondo. È una forma di sciopero, fino a che lo sfruttatore non si estingua.

-E bisognerebbe smettere di opinare, o per lo meno di dargli importanza, perché tra l’opinione e l’atto quasi meccanico prodotto dalla bestia sapiens non c’è alcuna relazione. L’opinione è irrilevante.

-Concetto molto sopravvalutato quello d’opinione! Sì! La gente cerca solo una rissa…

-La gente non capisce un cazzo!

La secca sentenza di condanna verso l’animale sociale sembrava aver inaridito la gola dei tre amici, che fecero tutti un rumoroso sorso gelato dai cristalli e dopo una pausa pensosa ricominciarono cercando di intrattenersi su visioni più piacevoli.

-Sì, ma, pensateci, se fosse possibile avere animali domestici disegnati da noi, a nostro gusto e capriccio, la cosa sarebbe diversa! Potremmo permetterci anche qualcosa di meglio di una coppia di pavoni. E comunque potremmo fare specie che non soffrano, povere bestie!

-Ognuno pensi a un animale allora! Coraggio! E se lo crei come gli aggrada. E vediamo che esce.

-Sapete che in genere li detesto, ma se davvero potessi fare come mi pare, non avere escrementi e peli in giro, puzza di cane bagnato, e tutto il resto… e vivere nella dimora che mi pare e piace, pensate a un bel giardino d’inverno, una serra, una versione allargata della “stanza bosco”, un luogo chiuso e perfetto, una specie di sintesi del meglio del modo, magari con una “rosaleda” in stile sivigliano, e priva di insetti, o meglio ancora, con insetti modificati e magnifici, forse organici, forse robotici, nanotecnologie, non saprei decidere ancora: minuscole coccinelle di smalti, ragnetti innocui di platino e gemme, belli come gioielli, ma con movimenti propri, forse pure vita, o forse meccanici, libellule di lapislazzulo e ali di rodio, tutti i materiali più preziosi, bruchi color cobalto, bisce innocue con scaglie di smeraldo che si infilano rapide e scintillanti nell’acqua cristallina di una fontana magnifica di pietra coperta di felci, carpe koi con squame che danno vita a elaborati disegni di rame, bronzo e argento. I moscerini sarebbero piccoli grani d’oro volanti, dinanzi alle api di lacca sfigurerebbe ogni capolavoro di gioielleria sinora realizzato, gli scorpioni sarebbero fatti di malachite pregiata, le salamandre di eliotropo screziato e picchiettato di rosso, il geco sarebbe tempestato di minuscoli rubini scuri e splendenti, e non oso immaginare la gamma di gemme e metalli necessari per realizzare un meraviglioso camaleonte. Dovrà essere uno spettacolo entrare lì dentro. Neppure il più aracnofobico si rifiuterebbe di recarcisi ed ammirarne gli insetti, i rettili, i fringuelli come tante fruscianti carte di caramelle, e tutte le creature da me create per la delizia degli occhi e dell’udito.

-Magnifico! Ma il mio animale domestico sarebbe molto più semplicemente un gatto. E vorrei che tutti lo accettaste come mascotte ufficiale della casa, se vi piace l’idea. Farei un gatto d’oro. Un grasso, puccioso, enorme persiano dorato che, ovviamente, non caca e non semina sporcizie! Ma non col pelo color dorato, col pelo proprio fatto di sottili e morbidi fili d’oro, i lunghi baffi pure d’oro, ma di un filo più spesso e rigido, come quello delle ultime corde di viola, le unghiette di diamante, gli occhi brillanti. Una meraviglia! Eccolo che corricchia scutrettolando per casa, con fare da padrone… Una casa straordinariamente silenziosa quando non abbiamo feste e libagioni in programma. Ed ecco che allora lo si sente che il pelo d’oro gli fruscia ad ogni passetto tintinnando appena, come un charleston jazz toccato dalle spazzole, t-tz-sch, t-tz-sch, e scompare, per fatti suoi. Ogni tanto riappare che si lecca una zampa seduto composto e signorile, sprezzante, su un mobile, altre volte ispeziona circospetto la casa per trovarne il punto più caldo e tranquillo. Deve essere autosufficiente, poter camminare da bipede se vuole, che apre e chiude porte da sé, si riempie da solo la ciotola di crocchette, insomma non dà noie…

-Magnifico!

-Stupendo!

-Gli daremo il nome di un diavolo famoso! Se lo merita tutto!

-Satanachia…

-O Malacoda…

-O Asmodeo, Belial, Lucifugo… e perché non anche Satana, non sarà facile deciderci…

-Altro che crocchette! Un gatto così deve mangiare a tavola con noi, bere vodka e biscazzare con dadi e poker, suonare la chitarra elettrica, la batteria.

-Fumarsi un bel sigaro… un Hoyo de Monterrey…

-…ne avremo a pacchi!

-E potremmo fare vari gatti allora, di colori diversi, di platino, per esempio. Un persiano bianco platino pure sarebbe meraviglioso da vedere, fulgido, abbagliate, uno nero, magari di vinile…

-Un gatto basta e avanza! Deve essere l’indiscusso re e rappresentante dell’interno casa, se ce ne fossero altri perderebbe la sua centralità il povero Satanachia nostro. …Comandante di quaranta Legioni Infernali!

-Vero!

-E i pavoni? Non erano loro il simbolo della nostra opulenza?

-Al diavolo i pavoni microcefali! Dico io! Il gatto d’oro deve essere il nostro ufficiale rappresentante. E non dell’opulenza pura e semplice, ma dell’onnipotente divina indifferenza in cui meritiamo di esistere!

-Corretto!

-Giustissimo!

Si celebra il nuovo traguardo progettuale scolando rapidamente due shottini filati di Jameson, secchi.

-Per me niente animali terrestri. Io sono legato al mare, all’abisso! Dormo male e mi serve ogni genere di pesce, per l’estetica, per ammirarli, contemplarli, rilassarmi e per i miei bisogni sia alimentari che cosmetici.

-?

-Ecco la mia idea! Immaginate la mia stanza nella nostra sconfinata nuova casa. Me la costruisco da me! Darò il mio contributo, vi voglio sorprendere! E mi direte se è o non è magnifica come le vostre! Immaginatela come fosse un immane, enorme, immenso acquario cavo. Entri, e le pareti sono spesse intercapedini. Apri la porta e si illumina, tenue, tremolante e apparentemente malfermo, un mondo subacqueo blu e azzurro. In breve l’occhio si abitua alla poca luce liquida, ed ecco che tutti e sei gli enormi lati sono acquari dove gira ogni tipo di pesce, gli ambienti marini sono decorati con ogni tipo di corallo, spugna, roccia, sifonofori. Anzi, no, non pareti ed angoli, ma una bolla! Pavimento pure ad acquario, fatto di zaffiro trasparente e durissimo, ed il resto una enorme bolla, come fosse una palla da pesci, ma al contrario, che i pesci stanno fuori e l’osservatore dentro. Grossa più della cupola di San Pietro! Pesci di ogni tipo, crostacei, polipi, scelti tutti accuratamente per i loro colori, e persino un gigantesco capodoglio bianco. Aragoste smisurate! Con chele enormi, carnose, saporite! Ostriche, gamberi, astici. Da bollire e portare a tavola quando ce ne vada!

-Limone, maionese, forse anche una senape vivace e ritoccata con una vinaigrette… buone!

-Una insalatina di mare, prima… delicata!

-Aringhe…

-Arrosto con la patate subito dopo… Spigole, orate, come se piovessero.

-Un risottino ogni tanto…

-…Alici scottadito! Ma prima e più spesso le megaragoste!

-Sì! Ogni tanto ne peschi una, che ci mangiamo in tre …ma come la peschi? Ci vai tu?

-Se ce ne va andiamo noi, altrimenti si prende qualche maledetto abitante del mondo esterno per il lavoro sporco… chi se ne frega? Usiamoli! ‘Sti stronzi che ci circondano e ammorbano il quotidiano! Impoveriscono!

-Usiamo i cinesi! Sono miliardi, sono infestanti! Fanno anche schifo! Con le loro cucine tossicologiche!

-Sì, usiamo i cinesi e senza dotarli di bombole! Quando crepano li lasciamo lì come nutrimento per l’ecosistema!

-Non storcere! Non dobbiamo badare a null’altro che al nostro benessere e alle nostre voglie, ai nostri desideri più sfrenati! Qualcuno ha fatto mai qualcosa per noi? Ricordatelo! Ebbene con altrettanto amore hanno da essere ripagati ‘sti infami!

-Qui non si è razzisti! Coreani, pakistani, cinesi, tedeschi, bulgari, nigeriani, spagnoli, messicani… ci stanno tutti sul cazzo in modo equanime!

-Storcevo per la qualità del cibo! Dei miei simili me ne infischio peggio di voi! Ed idem del resto del mondo.

-E infatti io non voglio profumarmi d’altro che di purissimo spermaceti tratto dai più rari capodogli! Ed eccoci giunti al punto relativo alla cosmesi… Voglio estinguere pure loro! E farne boccioni d’olio profumato. Una bella scorta che duri finché campo!

-Usanze da vichingo! Andrai in giro tutto unto.

-E voglio masticare bistecche di balena come se non ci fosse un domani! A quattro ganasce!

-Non c’è un domani!

Era ora di ricaricare i bicchieri, ma prima di farlo, di aprire e travasare l’ultima bottiglia di Jameson della casa in quella pregiata di cristallo. Anche il ginger scarseggiava, di ghiaccio invece ce ne era ancora, spezzettato e tritato a punta di coltello. Si squagliava lentamente, alla luce fioca del variopinto fogliame di vetro della lampada Tiffany che pendeva dal soffitto e lo decorava con grigie ombre di ragno. Ridotto a pezzi irregolari, finivano per essere minuti come candidi frammenti di brina, neve, splendente nella grossa e ingiallita ciotola d’argento rinvenuta in credenza.

-No, ma sul serio, che faremo con il resto dell’umanità? Dove vivremo? Questi progetti iniziano ad essere impegnativi, dovremo affrontare questi punti prima o poi.

-Che fare col mondo e i suoi abitanti? Quello che ci pare! Porco diavolo! Quello che ci pare e basta! Anzi. Sai che vorrei fare? Manipolare il genere umano e provocare guerre e carestie, epidemie! Ecco che si meritano quei bastardi! Voglio essere così ricco che se qualcuno trova una cura per un male letale la voglio comprare io e distruggerla! Sicuro che quel porco me la vende! Di Sabin ne nasce uno ogni millennio, e con tutta l’ammirazione… beh è stato un incauto lui a salvare masse di persone inutili, banali, forse violente ed egoiste più di altre. Non si può salvare chiunque a priori! Solo per raccontarsi di essere eroi, magnanimi.

-La generosità è solo un’altra forma di egoismo purtroppo!

-Giustissimo!

-Inutile girarci troppo attorno, l’unica verità è che non bisogna esistere proprio, lì sta l’errore… c’è poco da fare!

-Una cosa che non ho mai sopportato dell’umanità è quel servilismo: la gente che fa quello che gli si dice di fare… senza una spinta, iniziativa, un volo dell’anima. Per quanto sono passivi sarebbe da farli incarnare come esseri senzienti in forma di suppellettili; tanto pure in forma umana non sono diversi dalle suppellettili lo stesso: sono le suppellettili dei loro padroni. Uno a forma di divano! Ti ci siedi sopra! Ci scoreggi mentre vedi un documentario. Uno a tavolino e ogni volta che dai in pugno lo sente e deve stare pure zitto.

-Altri a forma di cesso…

-Amen! Ci rincarnerei i politici italiani in tal guisa!

-Che bei vespasiani! A casa, ogni giorno, l’imbarazzo della scelta.

-Sarebbe da mantenere la caratteristica evacuazione di escrementi mammifera solo per il gusto di usarli…

-No, no, dai! Noi pure, come i nostri animali, non si cacherà più! Quello che mangiamo usiamo per campare…

-…E non ingrassiamo però!

-Fisici statuari!

-Dèi greci!

-Ma chi glielo fa fare ad esistere agli esseri umani? Si lamentano della povertà! E mettono al mondo altri pezzenti! Che non avranno mai, mai la possibilità di trovare la felicità e nemmeno l’abbondanza. Perché lo fanno? Perché non sanno neppure dominare un istinto di merda come quello riproduttivo! Passivi, inerziali, irrazionali, infelici.

-E quei pazzi criminali che insistono affinché gli altri si riproducano? Andrebbero rinchiusi in segrete abissali. Frustati da mille demoni!

-Sono le peggio bestie, perché si credono speciali! Frottole! Fanno esattamente quello che tutte le altre bestie fanno, i sapiens. Come li detesto! Sono come i ratti, ma chiacchierano tanto, si inventano storie…

-…L’arca di Noè!

-La Torre di Babele!

-Il Paradiso Terrestre!

-Per non parlare dell’Aldilà…

-…Quante puttanate!

-Siamo stati sempre indotti a pensare che certi concetti siano accettabili, un senso ce lo abbiano, ma non la vedo più così. Il dolore compensato dalla salvezza, la retribuzione per appianare il male fatto, per esempio. La retribuzione è un concetto oltre che presuntuoso, pure ambiguo ed erroneo, fuori dall’intuitivo, aggiungere male al male punendo non ha alcun senso. Ancora meno senso ha inventarsi un essere odioso che, oltre ad averti violentato con l’esistenza, ripagherebbe il male limitato che l’uomo fa in vita, con un inferno eterno. Ma ci rendiamo conto di che stronzata? È una vecchia cialtroneria, che sfugge a ogni proporzionalità e minimo sincero criterio umano di giustizia…

-…E che senso avrebbe una giustizia non solo incomprensibile, ma che appaia del tutto arbitraria e ingiusta? Come si farebbe a chiamarla giustizia e non arbitrio?

-…Ma ancora peggiore è la leggenda insulsa e demenziale che vuole la limitata e terrena sofferenza e il dolore umano ripagati da una eterna beatitudine! Perché oltre che falsa, anche fosse vera, il punto è che la mia sofferenza, per limitata e passeggera, non è compensabile da nulla, nemmeno dall’eterno ed ha un valore assoluto. Non doveva esserci, ecco tutto! Non avrei dovuto soffrire! E nulla mi farà smettere di schiumare di rabbia per aver patito. Tantomeno il “Paradiso”.

-Se Dio ci fosse, l’unico sincero atteggiamento verso di lui sarebbe di volerlo uccidere.

-E chi lo facesse sarebbe un eroe!

-Un liberatore!

-Dobbiamo salvarci da ogni tipo di sofferenza e di dolore. Unica missione.

-Sì, ma già che ci siamo potremmo usare l’umanità per indagini storiche, studi, esperimenti, per vedere quanto è radicato dell’esistere il dover patire.

-…Magari, questo è pure uno sfizio, potremmo ricreare tutte le battaglie famose, quelle che il sapiens ha voluto combattere grazie alla propria passività verso il potere, la miopia, lo spirito distruttivo.

-Che gorilla!

-Vili! Sarebbe interessante analizzare le conseguenze di esiti diversi di ciascuna.

-Tanto poi quando ci rompiamo i coglioni di come va la storia del mondo, mandiamo qualche rimedio, un’epidemia, una carestia, e facciamo ricominciare tutto daccapo. Qua si tiene tutto con le pinze; sai quanto ci vuole a far tornate una civiltà evoluta al Medioevo?

-Basta potenziare una religione, specie monoteista!

-Corretto!

-Napoleone: Waterloo! Voglio vedere! Ma stavolta non piove, cari i miei cazzoni di un esercito di sette nazioni! Il tappo vi fa un culo così! Inglesi di merda! Stavolta li può spostare i cannoni, mica no!

-I francesi sono meglio?

-Ma no, no!

-Nessuno è meglio di nessuno!

-E noi, ovviamente, con sufficienti soldi e ricerca scientifica, si sarebbe in grado di condizionare il clima a nostro piacimento…

-Ovviamente! Desertificare, fertilizzare, congelare…

-Ci si dovrebbe rigiocare pure lo sbarco in Normandia e le Ardenne, così tanto per vedere.

-E le Crociate? Non le vogliamo rifare?

-Una per una! Una per una! Tutte! Facendo trionfare ora i cristiani, ora i musulmani…

-Il feroce Saladino!

-Ti ricordi? La carta del Mercante in Fiera!

-Boh…

-E non faremo nulla per le religioni? Non so… le lasciamo in piedi? Mi hanno sempre ripugnato tutte e a voi pure!

-Ah, ma noi a quel punto non c’entreremmo più nulla col resto del mondo, gli altri che credano alle storie che vogliono e che scelgano allegramente e con entusiasmo di che morte morire! Noi saremo estranei a tutto quello. Finalmente! Appartati!

Era ora di rullare una sigaretta, accendere la pipa, forse pure mettere il carbone sul narghilè. Il tipografo armeggiava con un trabiccolo orientale. Ognuno si dedicava ad appicciare il proprio tabacco nella forma in cui preferiva inalarlo, ma prima, un altro generoso cicchetto di whiskey irlandese ce lo voleva! E subito dopo, un secondo. S’era bella e capita, una bottiglia in tre non avrebbe resistito a lungo.

-Sì, ma noi quanto vivremo per poter ripetere tante umane vicende?

-Ormai mi pare chiaro che con l’acquisizione di sufficiente potere crematistico avremmo abbastanza idee e competenze, inventiva, per raggiungere un prolungamento indefinito della vita e divenire qualcosa di analogo a degli dèi.

-Non guardate me… sono un ingegnere, non un inventore, io ingegnerizzo quello che altri scoprono…

-Faremo fare delle ricerche allora…

-E contribuiremo!

-Detto ciò, a me non disturberebbe affatto lasciare nel mondo le religioni che ci sono e contemplare da casa nostra, al caldo, al sicuro, quei poveri pezzenti scannarsi per nulla come sempre hanno fatto. È piacevole sentirsi in salvo!

-Che soffrano fino all’estinzione, della quale non mi rammaricherò, come non mi rammarico dell’estinzione di tutte le primitive e bieche civiltà del passato!

-Etruschi, Romani, Unni, Longobardi… gentaccia violenta, sanguinaria!

-Sumeri, Assiri, Egizi, Babilonesi… creatori di miti stupidi!

-Vichinghi, Maya, e tutti i precolombiani dell’accidente… psicotici assassini!

-Stoltechi, Fenici, Galli, Juti… non se ne salva uno!

-Tutti, ma proprio tutti, hanno lasciato tracce della demenza umana coi loro dèi e le storie ridicole che si erano inventati, e per le quali hanno massacrato i loro simili.

-Francamente io odio tutti gli dèi!

-I Romani non erano ecumenici, né fanatici religiosi…

-Erano dei deficienti pure loro! Non ho proprio il mito dei Romani, gente che faceva riti misterici, si bagnava nel sangue di vacca, andava a divertirsi vedendo morire altri…

-Aggressivi, violenti…

-A parte, poi, che noi italiani con loro non c’entriamo proprio più nulla, o non più che coi Sassoni o i Galli. È assurdo averne il mito.

-Specie per ragioni di amor patrio.

-Sarà comunque da evitare che sorga e si diffonda un culto “nostro” nel Mondo Esterno… che la gente sappia che esistiamo e che ormai siamo semidei.

-Dèi! La Hubris è una leggenda come il destino, la provvidenza e tutto il resto… appelliamoci da subito dèi!

-Non cambia nulla!

-D’accordo, dèi! Comunque sia vorrei evitare di farmi pubblicità.

-Idem!

-Si lasciano nel mondo le religioni che ci sono e si chiamano a rapporto tutti i loro rappresentanti per dare delle direttive. Tanto esseri più debosciati di quelli che rappresentano delle religioni non ne troveremmo, si vendono per nulla di sicuro, e se non si vendono, sapremmo di certo convincerli con le cattive. Che ci manca la fantasia, o i mezzi? Siamo straricchi! Onnipotenti!

-Già! Sarebbe da fare un incontro previo, col Papa, qualche Imam cialtronesco, quello stronzo del Dalai Lama e dire: “Signori nostri, noi qui presenti siamo ciò che di più vicino a un dio esista nell’universo conosciuto. Ora voi da bravi continuate a dire le cazzate che dite da sempre, ma vi informiamo che il vostro dio non esiste e che prendiamo possesso noi di tutto il teatro della storia umana per realizzare interessanti esperimenti che ci stanno a cuore…”

-E capirai, sai che cambia!? È esattamente quello che fanno ora! Che davvero quelli credono alle puttanate che sparano? Ci vuoi tu che gli dici al Papa che dio non esiste… un banchiere come un altro, che lotta per la sua pagnotta millenaria e ammuffita prendendo per il culo tanti cialtroni e facendosi i fatti suoi.

-Dal Medioevo è cambiato solo che non gli si consente più di mettere al rogo gente come noi…

-E godo come un riccio! Posso bestemmiare quanto mi pare e piace e non mi possono fare nulla!

Alla salute si scolarono un altro whiskey dopo aver alzato il bicchiere in segno di unione; poi si stappano tre lattine da mezzo litro di birra per aggiungere malto al malto, ma al contempo dissetarsi un po’. Si sa che l’alcool disidrata.

-Ah no, certo… comunque sia la novità ci sarebbe, ed è che ora, dal nostro insediamento in poi, quando devono fare una guerra saremo noi a dirglielo. E pure chi vince e chi perde.

-E idem dovremo fare con la politica! Dobbiamo contattare e parlare con tutti i grandi e dirgli quello che vogliamo!

-E non sarà il “salvataggio dell’umanità”, quello che vorremo, ma uno studio sprezzante e cinico a conferma della correttezza dei nostri già ben motivati odi e avversioni.

-Io però i politici li voglio pure umiliare un po’, specie quelli più pagliacci e arroganti, tipo Kim Jong-Un: “Balla come una scimmia, brutto macaco koreano!”

-Purtroppo Gheddafi è morto, o gli avrei tirato una sonora pappina su quella faccia di cacca! E ai figli.

-Ridicolo proprio! Voglio vedere con che coraggio verrebbero a fare i fenomeni da noi! A casa nostra!

-Nessuno resisterebbe alle nostre pressioni! Tosto che sia uno di questi delinquenti, una maniera si troverebbe, per fargli fare quello che ci esca dal culo di fargli fare! Avranno figli! No? Amori! Le nostre sono maniere atroci? E loro? Non farebbero lo stesso? ‘Sti sbirri stronzi della politica? Anzi! FANNO, sempre, lo stesso! Ora tocca a loro! Ebbene si meritano di ballare come macachi per nostro divertimento.

-A ognuno sarà dato in base a quello che ha dato! Dobbiamo sviluppare una mentalità da dèi! Anche se saremo parecchio crudeli, temo!

-Ma non per gusto sadico, è che proprio non meritano altro, quei meschini là fuori!

-Il dio loro non s’era inventato l’inferno, forse? Dice la leggenda.

-Sintomo che l’essere umano medio sa bene quanto fa schifo e quanto meriterebbe di patire!

-Noi daremo tutto subito! Sanza aldilà et redenzione. Li accontenteremo!

-Per chi prova a contrariaci sai che facciamo? Facciamo costruire un altro immenso giardino, più grande ancora del primo, quello innocuo e pieno di insettini amorevoli e preziosi, ma costruito e concepito secondo l’opposta filosofia di racchiudere tutte le specie più pericolose e letali, tremende, della vita del pianeta! Esseri pure estinti, bestie immani, le anaconda più grandi della storia, modificate per essere orribilmente aggressive, T-rex, allosauri, ragni di proporzioni immani, ratti carnivori voraci. È lì paludi di alligatori, stagni, una prateria, un labirinto, un deserto cocente, uno gelato, e così via, ad ogni passo qualche specie letale, pericoli: la natura in tutta la sua spietata ferocia predatoria e assassina.

-Nello stagno un rospo che inghiotte le persone intere, ci voglio mettere!

-Potremo far nascere anche bestie del mito, idre, draghi, kraken, chimere…

-Balrog!

-Cthulhu!

-Sì, ma dobbiamo dargli un nome rassicurante al posto che li conterrà, qualcosa che non desti sospetti a tutta prima, in modo tale che si possa dare un appuntamento in tal luogo a quelli che ci hanno stufato particolarmente e di cui vogliamo disfarci definitivamente.

-…Loro ci entrano convinti che sia un giardino altrettanto splendido che il resto della dimora che hanno visto sino ad allora…

-…E appuzzito col loro tanfo spregevole…

-…Esatto! Ma invece, in breve, si trovano a dover correre invano per non essere divorati, avvelenati, strangolati, sminuzzati, inghiottiti, morsi, e quant’altro. Tornare ad essere cibo, sorte che Madre Natura aveva pensato per noi ed ha mantenuto per millenni e millenni.

-Quanto è bello il passato del sapiens, no?

-Lo potremmo chiamare il “Giardino delle Bomboniere”; le bomboniere sarebbero per allegoria gli animali preistorici, mitici -e non- che presto conterranno nel loro stomaco a pezzi, masticato, il malcapitato cialtrone.

-Voglio far divorare tutti gli sceicchi!

-Non male, il nome, ma modificarlo in “Giardino delle Fate di Zucchero?” un nome dolce, innocente, un omaggio a Tchaikovsky, dovremo pure iniziare a dar rilevanza e riconoscimenti a quella parte dell’umanità che non è solo immondizia. Salvare il meglio, oltre che devastare il peggio.

-Benone! Aggiudicato! Giardino delle Fate di Zucchero sia!

-…Dove far sparire il pattume dei potenti nel mondo.

-Sì! E poi le “fate” sono esseri animati, una metafora più consona per un T-rex, piuttosto che una bomboniera.

-…Consona!

-“…E allora caro, caro, carissimo il mio cardinal Scota, ci si vede nel giardino delle Fate di Suqquero alle 17 in punto, mi raccomando, nel frattempo faccia ciò che vuole, se la goda, vecchio pervertito! …Ma non arrivi un secondo più tardi! Siamo tutti molto impegnati e la assicuro che sarà un incontro importante e definitivo per definire i nostri splendidi rapporti”.

L’avvocato, in un frenetico andirivieni con l’adiacente cucina, non perdendo una sola parola, anzi eccitato dalla vendetta, s’era messo ad armeggiare con una caraffa piena di ghiaccio appena uscito dal congelatore. Una quasi impercettibile dose di Martini Extra Dry bagnandolo aveva prodotto un suono secco e del vapore, mentre la dose generosissima di Gordon’s uscito come un fiotto d’argento da una bottiglia sana sana, lo aveva fatto crepitare e spaccare sonoramente. Con uno spiedino d’acciaio mescolava compassato e competente il nuovo cocktail, mentre il dialogo proseguiva e gli altri finivano con tranquillità di fumare: venti giri da un lato, venti da un altro. La brocca era appannata per il gran freddo, i bicchieri a triangolo, pure essi tratti dalla ghiacciaia, avevano lo stesso invitante colore. Se c’è il recipiente adatto, perché non utilizzarlo!? Rapidamente passò una scorza di limone sui bordi, versò tre Dry Martini, usando lo stainer, poi estrasse gli oli essenziali dalla scorza torcendola con le dita, decorò con tre scorzette arrotolate a spirale e servì agli amici senza che loro avessero richiesto l’intermezzo alcolico in questione, tra i Jameson, ma certo che lo avrebbero gradito. Gli sguardi ammirati per la riuscita della bevanda confermarono che l’aver preso l’iniziativa era stata un’eccellente idea. Era il primo Martini della serata. Variante secca classica!

-Tanto per divertici col nostro giardino delle delizie… potremmo anche creare una falsa via d’uscita. Complicarlo un po’, dare l’idea a qualche vittima di poterla scampare, no? I cardinali, i politici, gli industriali arroganti, i ricconi, in genere sono dei forti sopravviventi, gente che non vuole crepare, lotta… saranno divertenti. Un pertugio, una scalinata, che portano ad un cripta, una catacomba labirintica popolata di zombie e vampiri, cose orrende che strisciano, ma una cosa semplice ed efficace, tradizionale, senza sbatterci troppo per essere originali. Saremo certo in grado di fabbricare zombie e vampiri a questo punto, no?

-Zombie, c’è proprio necessità di fabbricarne! Ce ne stanno già sin troppi! Anzi, per me, dell’Italia, per contrappasso, ne farei un paese popolato, piagato di zombie!

-Perfetto! Ottima idea, e così ora potremmo pure sviluppare il tema di cosa fare del resto del mondo…

-Non abbiamo ancora nemmeno chiarito da che parte precisamente vivremo noi, invero. Proposte?

-Una casa mobile!

-?

-Un magnifico palazzo che vaga e si sposta per il mondo, cambiando sempre zona…

-Un po’ campato in aria! E come fa a muoversi? E gli scossoni? No, no!

-Un’isola, allora!

-Una nuova Atlantide! Terra di meraviglie e sviluppo scientifico estremo, zona franca dalla cattiveria e dalla brutalità del mondo, dove tutto sia splendido e per eletti. Il nostro obiettivo sarà solo uno: la Conoscenza!

-Senza veli, senza filtri, affrontando i risultati della tragedia di esistere, se necessario, ma a testa alta, epici con lo sguardo fieramente confitto nel sole!

-E il resto del globo rimanga pure quello schifo che è. Anzi! Contribuiremo a peggiorarlo come merita!

-Questo è lo spirito giusto!

-D’accordo! Avanti con il Progetto Atlantide!

-Con la nostra infinita ricchezza faremo sorgere dalle acque un Nuovo Mondo, e con altrettanta ne faremo sparire altri.

-Della Germania voglio salvare solo qualche birreria a Würzburg, se magari ci venisse voglia di ricordare i vecchi tempi, uscire in incognito.

-Magari pure farci un ultimo Hammer of Doom… ammesso che ne se faranno ancora col casino che si prepara…

-Dopo la chiusura della Casa delle 150 Birre a Würzburg non ci metterò più piede!

-Che delusione!

-La Francia diverrà un’isola! E nemmeno troppo grossa.

-Io voglio possedere il Gange!

-?

-Che c’entra?

-È sempre stata una mia fissa, voglio il Gange!

-Un fiume lercio? Pieno di poveri mentecatti barbari pulciosi e polverosi?

-Eh ma lo chiudo all’accesso…

-Bah! Da Atlantide muoveremo il mondo e ci isoleremo da esso!

-Non porteremo nessuno con noi?

-No!

-Piano! Non si deve prendere una posizione ideologica, affrettata. Dovremo valutare caso per caso. Certo ci sarà da bandire i sentimentalismi spiccioli. Niente famiglie, niente fidanzate, niente amici, solo perché ci si senta in obbligo; si salva gente solo se si tratta di persone che condividono la nostra visione scientista e ostile alla Natura.

-Beh, qualche donna dovremo salvarla no? Servitori dovremo averne…

-Donne? Per cosa? Per la copula?

-Eh!

-Ma va! Creeremo alternative, droghe, simulatori, stimolatori, che concederanno orgasmi e godimenti mai prima sperimentati dal genere umano e da nessuna creatura! Non avremo più nemmeno voglia di accontentarci del sesso! Di quegli scomodi amplessi, quelle faticate, le secrezioni, gli umori… quella volgarità implicita nell’atto, le mosse da orango, i racconti di scopate! Tutto questo deve rimanere fuori dal nostro futuro.

-Senza contare la rottura di scatole di sopportare l’altro sesso…

-Se qualche donna volesse venire, e fosse accettata, dovrà esserlo per ragioni altre dalla copula.

-Mmmmm… non sono proprio convinto.

-Pensa in grande, pensa al futuro, al miglioramento, non rimanere ancorato alla tua attuale forma umana! Ai condizionamenti che abbiamo subito anche noi! Vivremo mille vite, saremo ovunque vorremo, nella forma che vorremo, guerrieri, con fisici stupendi, con donne inarrivabili, sensuali e splendide, intriganti, se vorremo. Ci provocheremo amplessi e orgasmi di tale vigore e intensità anche fisica da far impallidire quelli di Achille, sperimenteremo ogni ebbrezza, proveremo tanto piacere da eccedere i limiti dei nostri stessi ricettori umani, di una tale intensità da sentire i nostri corpi squagliarsi, tendersi fino a strapparsi di piacere e esaltazione, il cuore scoppiare!

-Sì! E basta di sforzarsi e dibattersi per appagare piccoli desideri presenti in noi solo attraverso i desideri di altri! Basta, togliere a qualcuno qualcosa che altrimenti non ci interesserebbe affatto! E fare ciò solo per il gusto di dominare ed imporci! Assecondando una dinamica distruttiva e inerziale di dolore che ci ripugna. Io voglio godere da solo, in pace, invisibile. Godere per vero godimento, e non frustrando altri, e nutrendo un ego infantile.

-E basta anche ad avere fede nella fede degli altri!

-Un Mondo nuovo per noi!

-Solo per noi!

Vista la bella prospettiva, era il caso di concedersi un altro veloce intermezzo con un’altra bella e dissetante birra gelata; la chiacchiera iniziava ad inaridire le pareti della gola e le ugole. Con passi lenti e silenziosi, quasi tra quelli di un gatto e un orso, l’ingegnere s’era recato pensoso a sfilare altre tre lattine da mezzo dalla gelata pila in frigo. Altrettante pinte della Guinness, sottratte dal vicino pub, ne accolsero il liquido biondo ed economico.

-Meno di un euro il litro per una birra niente male, e comunque migliore di quelle nazionali, è un prezzo imbattibile.

-Colpa delle troppe tasse, se non c’è un prodotto competitivo in Italia.

-La Kralle è una birra ignorante di qualità!

-Fa sempre strano vedere della pinte riempite di bionda…

-Ok, potremmo trovare un mezzo per sostituire degnamente il sesso ed evitarci la relativa necessità di sopportare puttanelle per lo più rompicoglioni e banali…

-…A donne del calibro di Cleopatra in su si deve ambire, noi!

-Ma anche fosse, di servitori ne avremo bisogno, se abbiamo una intera isola tutta per noi! Stiamo parlando di Atlantide, un’isola che nel mito è definita addirittura come un continente!

-Sarà un luogo immenso, certo, ma chiariamo un punto: non resusciteremo la vecchia Atlantide, ma daremo vita a una Nuova Atlantide! Che potremo fare come ci pare, delle dimensioni che ci pare e ubicata ove meglio ci aggrada!

-Giusto! Uno è sempre incline per inerzia a pensare a resuscitare il vecchio, a conservare…

-Non conserveremo più nulla, invece! Basta devozioni! Non avremo timori reverenziali su nulla! Useremo tutti gli oggetti del mondo per costruire cose nuove, a gusto nostro, senza limiti, senza rispetto per null’altro che i nostri sinceri desideri e gusti.

-Castelli, pietra e cemento insieme, stili diversi, antichità e modernità… scogliere e cascate che si versano in mare, un clima perfetto per la giornata che vorremo vivere, tempeste di tuoni o sole, nubi scure e minacciose, o tramonti delicati o rossi come il sangue, uragani o neve… tutto quello che ci viene in mente.

-Boschi e palazzi, radure e fiumi, ma tutto controllato al dettaglio! Privo di insidie e pericoli.

-E servitori, ne avremo bisogno, ne vogliamo, o no?

-Giammai! Libertà per tutti gli abitanti, o nessuno con noi!

-No! Isolamento! Non dovremo sopportare più nessuno!

-I contatti saranno stabiliti solo caso per caso, se e quando ci vada di vedere o far venire qualcuno, o se dobbiamo incontrare qualche soggetto a cui dire che fare, o non fare, per noi.

-…O se dobbiamo sopprimerlo perché ci ha stufato!

-All’inizio dovremo avere gente che lavorerà per noi, come ogni semplice riccone, saranno necessari per la costruzione della nostra dimora, e poi per l’organizzazione dell’Isola intera, ma faremo in modo che essa sia completamente gestibile solo da noi tre, potenziando in modo mai visto prima la tecnologia e il controllo che ne discende.

-E così sarà tutto il resto del mondo: gestibile interamente da noi tre.

-Magari da una stanza con tre troni.

-Tutta di marmo scuro, inquietante, severa, tonda e con una sorta di grosso Palantir al centro, da dove scrutare il mondo e l’universo, decidere come muovere la nostra mano invisibile.

-All’inizio però, prima di un totale distacco dagli spregevoli sentimenti umani, e dalle nostre passate vite e vicende, ci concederemo magari qualche ritorsione; il gusto di qualche piccola vendetta… scusate ma rimango ancora incazzato nero per tutto questo disastro che nessuno paga… poi magari col tempo inizierò anche io a pensare più in grande, a trovare il necessario distacco. Per ora.. no, non ce la faccio proprio!

-E allora faremo come dici tu! Se ci tieni! Farà piacere anche a noi altri! Kim Jong-Un ballerà come un macaco, pisceremo su tutti i grandi del mondo! La Germania sarà un cratere …

-La Francia un’isola, il Gange chiuso, e tu potrei prendere a calci in culo il tuo datore di lavoro!

-L’Italia sarà popolata di zombie…

-Il che non cambia di molto la situazione attuale…

-Pensate Milano, finalmente popolata come merita! Con i superstiti in preda al panico, tutte quelle troie e tutti quegli zerbini umani, gli imprenditori, la finanza…

-I massoni disperati e spauriti… e non ne usciranno più!

-E io mi concederò una caccia all’uomo, ogni tanto! Carabina e vai a centrare gente.

-Che gusto c’è ad ammazzare zombie? Ce li abbiamo messi noi!

-Ma no! Io voglio sparare ai superstiti spaventati. A quelli con l’aspetto più odioso… il classico milanese tipico…

-…il fenomeno…

-Una palla in fronte ci sta tutta!

-Però chi ha lavorato bene va premiato! Propongo di lasciare zone franche nel mondo, popolazioni felici: Scandinavia, Australia.

-Perfettamente d’accordo!

-Certo!

-Se lo meritano! Gli altri si massacrassero pure! Correndo dietro alle loro sceme religioni, ai loro miti insensati, al loro egoismo! Volevano vivere di egoismo? E di egoismo sono puniti e crepano! Ma su Australia e Scandinavia vigileremo noi!

Si celebra l’ennesima adesione comune al progetto con altro liquore, del Porto stavolta, rinvenuto in un antico mobiletto da cucina coi suoi bicchierini sul piattino col merletto. Tanto per variare, mentre si sgranocchia qualche mandorla dolce tostata alla perfezione.

-Ad Atlantide non dovremo ricreare un mondo illuminato? Un paradiso della scienza e delle tecnica? Non sarebbe il caso di farci entrare anche altri come noi? Scienziati, scientisti, atei, perseguitati, etc.?

-Francamente all’inizio ci avevo pensato anche io, ma ora come ora propenderei recisamente per il no.

-Idem!

-È che mi sono chiesto: mi va veramente a genio di conoscere gente nuova? Di salvare qualcuno? E specie di avere qualcuno tra le scatole? Con cui dover scendere a patti o, peggio ancora di cui occuparmi, o magari da comandare? Io non voglio decidere su nessuno! Non voglio comandare nessuno! Non voglio avere la minima responsabilità su altri e meno che mai sentire un qualche obbligo interno, una coazione a fare una cosa piuttosto che un’altra ascoltando altre esigenze che le mie voglie.

-Condivido anche io! Certo sarebbe bello a tutta prima immaginare un armonioso mondo arcadico, un’isola, un continente, perfetto e giusto, felice e progredito, pieno di gioia e conoscenza, ma io ormai non mi fido di nessuno, e probabilmente ricreando una società, anche minimale, per illustre, illuminata e giusta che si possa concepire e organizzare, da qualche parte risbucherebbe anche il germe di tutto il resto, il germe dell’egoismo, della competizione insensata, e diventerebbe uno schifo!

-Ci pensate? A dover continuare a sopportare l’orango che vuole farsi bello dinanzi alle scimmiette, le cagne che competono a chi ha il marito più ricco, intelligente, spietato, potente, quella che si lamenta che non ha abbastanza, un’altra che litiga e mette il broncio.

-E i ricattini, i sensi di colpa, gli obblighi, i “come si fa a dire di no”, i “ma dobbiamo andare, che dirà la gente”, e tutto il resto.

-E di nuovo dovremmo sopportare i meccanismi tipici di là fuori, compresi quelli di quella brava gente intrisa di bontà pavida e passiva: il giocattolaio, il profumiere lezioso, quello che apre un negozio di saponette agli aromi. Tutte squisite persone… ma che palle!

-La soluzione migliore è essere soli! Sempre detto! E cercare di trascendere il nostro attuale stato umano. Al rogo la famiglia! Polverizzare il concetto di patria! Distruggere l’appartenenza, la discendenza, l’ascendenza! Demolire virtù e obbligo, solidarietà, e ricompensa…

-E dalle nostre vite passate? Non salviamo nessuno? Gli amici?

-Sì, dai, qualche amico sì, con cui avere qualche lauta cena, non avete fame?

-Come potrebbe essere un banchetto nella nostra dimora di Atlantide? Solo noi?

-Sontuosi banchetti! Sporadici magari…

-Quelle belle crapule di un tempo? Almeno per iniziare… almeno per iniziare mi serve abbondanza, opulenza mangereccia… Quei menu famosi e fastosi che hanno insaporito le pochissime famiglie di secoli passati e che sono negati al nostro misero quotidiano…

-Mi sento di aver acciaccato per tutta la vita solo gusci di noce per sgranocchiare striminziti gherigli, mentre altri si abboffavano alla faccia mia. Abbiamo pagato milioni in cene a dei parassiti….

-…Non ricominciamo o ci viene il sangue amaro un’altra volta…

Urgeva un altro Martini. A prepararlo ci vuole qualche minuto.

-Cacciagione, se ne trova poca, e i ristretti, i consumati, i potage e i brodi di selvaggina, per aprire gli stomaci e le gelatine di champagne per aiutare la digestione, si sono molto rarefatti.

-L’Ottocento è stato l’apice della tavola ben imbandita! Concordo!

-Facciamo il punto sul nostro desco! Innanzitutto è fondamentale per me che a tavola non ci siano assistenti e camerieri, preferisco i buffet! Non mi piace mangiare con estranei tra i piedi, e non sono impedito, mi so servire il vino da me e so bene come infiocinare carni e distruggere pollami con le mandibole!

-Giustissimo, senza contare la mancanza di grazia di mangiare mentre altri non mangiano, e devono stare dietro ai bisogni altrui, invece di pensare ai propri! È qualcosa che mi mette in imbarazzo, e che, contrariamente al comune sentire, mi pare poco virile, poco maschio.

-E la mania di portarti piatti già formati, con una tassativa –striminzita- quantità di cibo? Ne vogliamo parlare? “Impiattare” che neologismo pessimo, odioso! Glielo tirerei sui denti un piatto “impiattato” a uno di ‘sti presuntuosi cuochi contemporanei da tv! Li pesterei come San Lazzaro!

-…Come l’uva a settembre!

-“Tu decora un megavassoio, cialtrone che non sei altro, se proprio devi decorare qualcosa, e poi mi servo da me della quantità di becchime che ritengo soddisfacente!” questo direi!

-Eh già! Io ricordo a memoria qualche vecchio menù alla Escoffier: bianco di cappone alla luculliana, spuma di nocciole millefoglie, sella d’agnello con funghi alla crema, zaffiri di pollame Lamberti con asparagi… oppure imbandire il desco con cervello e animelle, pasticci e torte salate o di grasso, pavoncelli ripieni, paste sfoglie, un bel bollito con relative mostarde, una quantità e varietà esagerata di paté e formaggi, e una spuma “diaccia” all’arancio per aiutare la digestione… lasciamo stare… potrei proseguire per ore!

-O piuttosto un bel gin tonic Hendrick’s cucumber served, conoscendoci.

-Un buon gin deve avere almeno 50°! Ma chi ce lo dà, oggi? Sai quanto costa?

-E un bel Bloody Mary per aprire le ostilità con la tavola.

-Sì ma con sale al bacon, e un goccio di Jerez, come piace a noi. Preparane uno!

Un Bloody Mary a quello stato delle cose non era la bevanda più appropriata, tanto più che il succo di pomodoro era finito, e il sedano pure, si opta inizialmente per un più veloce Margarita, ma nessuno si alza a preparalo. Si ripiega sul poco Jameson rimasto, ma non è soddisfacente.

-Tornando al discorso, ai nostri amici daremo esattamente quello che loro stessi hanno sempre detto di desiderare! Non volevano il medioevo alcuni? E il medioevo avranno! Serpico! A spalare la merda dalle strade di una città medievale, tra infezioni e malattie.

-…Invece di essere riconoscenti agli antidolorifici, agli anestetici, al meglio della vita!

L’allusione agli anestetici provoca uno spontaneo sommovimento, il più vicino si allunga a prendere dal ripiano in marmo nero della credenza la bottiglia intera di Jim Beam che era rimasta da una festa precedente. Il Jameson era tristemente terminato. Due dei tre bicchieri si riempiono e vuotano in fretta, uno accoglie anche una timida spruzzata di amaretto e dura appena più a lungo.

-E chi gli piaceva Putin? In Siberia con lui! A cavalcare orsi!

-Sbirro malefico!

-Sempre che sia ancora in attivo e non gli si sia dato un appuntamento nel Giardino delle Fate di Zucchero…

-Sempre che…

-Alla fine conosciamo un sacco di strani canidi pure noi… cani che mordono la mano che cerca di salvarli (scienza) dalle rapide che li trascinano verso la sofferenza e si affezionano alle loro catene (potenti del mondo).

-Iniziamo a far funzionare le cose come dovrebbero: a ognuno gli si dà quello che dice di volere e così si assume le conseguenze delle proprie parole! Ti piace il medioevo? Schifi la scienza? E lì vivi! Nel medioevo! Preghi? E non vai dal medico! Etc.

-Sì! Come si dice? “Padrone dei propri silenzi e schiavo delle proprie parole”.

-Anche io sono stanco di dover sopportare le conseguenze nefaste delle prese di posizione di ciascuno… ognuno invece dovrebbe accollarsi il peso delle proprie, integralmente. Fino ad ora siamo stati trascinati nel baratro da scelte che noi non avremmo mai realizzato, ma di cui ci siamo dovuti accollare gli svantaggi per un non meglio specificato e scricchiolante “patto sociale” che non ci ha beneficiato affatto!

-Fanculo il patto sociale!

-Fanculo la democrazia!

-E noi da ora in poi prenderemo le cose alla lettera! Ma proprio alla lettera!

-…Che poi sarebbe anche una delle prerogative del Diavolo, che infatti, conoscendo, come da leggenda, l’animo umano in profondità, ti ascolta e ti dà proprio quello che desideri, e che si rivela poi essere la condanna che tu stesso ti sei firmato.

-Il Diavolo è solo l’invenzione dell’uomo che vuole conoscere l’uomo.

-La migliore invenzione! La più ricca e bella.

-Allora non si salva nessuno! Se ci pensiamo su, tranne noi tre illuminati, tutti gli altri partecipano in un modo o in un altro, per attività intraprese o per passività, a fare del mondo quello che è esattamente.

-Sono tutti complici, hanno tutti dei difetti che li rendono inservibili ed inadatti alla Nuova Atlantide.

-Forse potremmo far venire gente, ma correggendone i difetti con l’uso e abuso di tecnica… Prendi il Lercio, per esempio, io lo ammetterei pure nel consesso, ma poi sarebbe impossibile passare una sola sera senza parlare per forza di Heavy Metal e senza ascoltare AOR.

-Pesante!

-Alla fine ce lo farebbe odiare pure a noi! Allora sai che si fa? Gli si impianta un cip nel cervello che ogni volta che pensa all’Heavy Metal gli partono quattro ore di Free Jazz a tutto volume nelle ‘recchie.

-Di sicuro preferisce rimanere nel mondo esterno!

-E non venisse, allora….

-Ora vi dico che succederebbe se oltre a fare qualche sporadico banchetto e serata avessimo le camere degli ospiti piene dei nostri amici: il Nazionale porterebbe la fidanzata! Quella di sicuro inizierebbe a richiedere servi e servitù, sapete come è!

-Di sicuro si farebbe assegnare un vichingone enorme solo per lei!

-Ovviamente il Nazionale si irriterebbe, e da bevuto farebbe il solito cinema, come sempre.

-Capace di distruggere qualche tavolo di zaffiro e lapislazzuli, di disputare una singolar tenzone col nordico… solo per gelosia da sbronza…

-Matteo discuterebbe i nostri principi, Stefanino pure si porterebbe la sposa, per non parlare di Arnaldo e del fratello, sorprenderemmo il Teut a strappare di nascosto il pelo al gatto Satanachia per rivendere l’oro, e così via, si ricreerebbe la solita bagarre, ubriachi ovunque, delirio, discussioni, magari pure risse, corna, innamoramenti, chi vomita da una parte, chi da un’altra…

-Basta! Basta! Non occorre andare avanti!

-Ma chi ce lo fa fare?

-Ogni altro amico, chiunque, ci darebbe solo problemi! Datemi retta! L’isolamento è l’unica via.

-Non è per cattiveria, ma se dobbiamo iniziare a modificare ogni persona che conosciamo e a cui pure vogliamo bene per renderli compatibili al posto che vogliamo creare, beh, diventa un ammattimento.

-O vuol dire che non ci stiamo prendendo sul serio!

-Sinceramente credo che dovremmo semplicemente accettare il fatto che gli altri non sono pronti per i nostri progetti…

-…Non lo sono, non lo sono…

-…No! Non sono pronti…

-Ma d’altra parte si sa che se si è di troppo diversa condizione sociale le relazioni non possono andare avanti… ricchi e poveri non devono frequentarsi. A noi oggi ci invita qualcuno che sia milionario a casa sua? Ma quando? …E allora?

-Succedono solo casini!

-…No, ma io mi sono pure stufato di stare a sentire le opinioni altrui…

Senza interrompere il discorso, ma solo con un cenno del rosso sopracciglio del tipografo, che indicava il bicchiere a triangolo, era stato fatto notare che i tre Dry Martini erano stati graditi e ce ne volevano degli altri. La particolare perizia nell’elaborare questo aperitivo, lì usato per il dopocena, semplice, sì, ma notoriamente di difficile realizzazione, richiedeva i gesti sicuri del corpulento avvocato. L’ingegnere aveva richiesto la versione della casa del famoso cocktail, quella elaborata sostituendo l’impercettibile dose di Vermout Extra Dry della Hemingway con la locale Anisetta dry. Nonostante la pigrizia e l’inevitabile calo di attenzione, nel volgere di pochi minuti, i calici erano riempiti di un liquido perfettamente equilibrato, e si levarono di nuovo, ma senza brindisi e auguri di prammatica, pratica apotropaica che i tre non potevano soffrire.

-Sì, ma, oltre che ad abbandonare a loro stessi e addirittura sterminare inutili parassiti umani e animali, ci sarebbe anche da salvare qualcuno, no? Nell’umanità c’è stata gente che vale, non mi riferisco ai vivi…

-Recuperare dalla morte qualche personaggio già scomparso?

-Supponiamo che potessimo resuscitare ciascuno una persona, chi sarebbero i fortunati?

-Fortunati? A rinascere? Se fossero fortunati a rinascere lo sarebbero solo per il fatto che siamo noi a resuscitarli, gente ricca, che si rimpappa di agiatezze e opulenza, sarebbero fortunati perché vivrebbero nella Nuova Atlantide, nel posto appartato dal mondo che spesso ha schernito, schifato e disprezzato i loro talenti. Ma certo non si potrebbe dire lo stesso se fossero ripescati dall’oblio per una nuova vita di sofferenze e fatiche. Una volta morto, vorrei che mi si lasciasse in pace, francamente.

-La vita con noi sarebbe solo piacere e soddisfazioni! Dedicarsi ai piaceri, alle ricerche, alla conoscenza, a coltivare ogni sorta di interesse.

-Appunto!

-Io forse resusciterei Randy Roads. Tu di sicuro Dante, no? È una vita che rompi l’anima….

-Ad essere sincero francamente no! Certo la sua opera è fenomenale, zeppa di questioni interessanti, di ineguagliabile complessità e bellezza, ma francamente non saprei se potrei mai andare d’accordo con un tipo così, almeno per come lo immagino. Credo che andrei molto più d’accordo con il suo vecchio amico Cavalcanti. Sì! Forse resusciterei Cavalcanti; c’è il rischio che sia un po’ spocchioso, fiorentino, della famiglia più potente del suo tempo, ci sarebbe da mettere subito le cose in chiaro: qui non esistono più nobili e caste, qui si è tutti uguali, nella Nuova Atlantide. Poi con lui saremmo solo quattro… ci sarebbe poco da discutere…

-Niente rompicoglioni per casa!

-Certo! Un delicato poeta provenzale? Bernart de Ventadorn… che ne so.

-…Ma poi saresti soffocato dalla gratitudine dei resuscitati… posizione scomoda!

-A dirla tutta se dovessi proprio scegliere una persona con la quale vorrei parlare e bere assieme, sceglierei il povero Giacomo! Ma come fargli il torto di volerlo far tornare in vita, proprio lui!

-Leopardi?

-Già! Uno che chiedeva di non vivere più a lungo di 35 anni, ostile all’esistenza, e giustamente ostile ad essa, avendone capito il meccanismo alla base prima di chiunque…

-…Come si potrebbe fargli un torto del genere?

-Infatti, ma… se fosse possibile lo farei rinascere, ma sano stavolta, senza tubercolosi ossea, senza curve, e specie fuori dal tanfo di un prossimo cialtrone che gli tocca la gobba per avere fortuna. Ai partenopei auguro di esasperare il Vesuvio di nuovo, con la loro pidocchiosità sciatta. Giacomo, alto, bello, sano, la penserebbe uguale che nella sua prima vita, perché solo un cialtrone potrebbe ricondurre il suo pensiero, semplicemente alla sua condizione fisica, ma gli direi: “Giacomo, scusa il mio egoismo, se ti ho ripescato dal tuo sarcofago, ma stavolta ci penseremo noi a te, sei al sicuro qui, la Natura, la ricordi? Adesso, è soggiogata! Vinta! Sta’ con noi tre, essa è schiacciata, non hai niente da temere, ci vendicheremo, la maltratteremo, piegheremo, spezzeremo, come in passato ha fatto lei con noi. Possiamo fare tutto quello che vogliamo, conoscere quello che ci interessa, superare tanti limiti.”

-Chissà se ci si riuscirà mai… di dominarla davvero per completo…

-Quello è l’obbiettivo!

-E chissà su cosa si basa l’identità di una persona…

-?

-Abbiamo ipotizzato di resuscitare Randy Roads e Leopardi, addirittura Leopardi con un fisico diverso da quello che aveva. Beh. Potremmo avere un Randy Roads che non sa suonare la chitarra, un Leopardi che non è affatto intelligente, né interessato agli studi; come faremmo ad essere sicuri che loro si ritroverebbero nella persona che noi verremmo che fossero? Non su base genetica, una persona non è tale solo per identicità del patrimonio genetico, i gemelli omozigoti a volte hanno attitudini diverse e pure opposte, ed ovviamente sono persone diverse. Forse un secondo Leopardi non sarebbe lo stesso che conosciamo per i suoi scritti.

-Aspetta! Dovremmo proprio resuscitare la persona determinata, e non crearne una considerata identica, un clone. Come dire: dare più giorni a una vita spezzata. Leopardi vivere da dove ha smesso, magari poi curarlo delle sue afflizioni, ma deve essere lui! E lo stesso Randy, salvato dall’incidente.

-Non potrei mai fare questo a Giacomo! Poi ho sempre pensato che se fosse possibile resuscitare i morti, nessun vivo lo farebbe comunque.

-Perché?

-Perché il mondo va avanti lo stesso con l’assenza di chiunque, e a nessuno interesserebbe mai spendere tempo per far campare qualcun altro, probabilmente farlo morire di nuovo… una volta basta e avanza! E tutti vogliono il futuro e non il passato, anche se affermano il contrario.

-Tipo il mito di Lazzaro, la prima volta disse: “Alzati e cammina” e la seconda: “Ngulaisse”.

-Dei morti, ai vivi, interessa solo la loro presenza inquietante, spiritica, frasi sconnesse attraverso un medium, cose con cui spaventarsi, ma nessuno si spingerebbe più in là. Non bisogna resuscitare i morti!

-E tu non resusciteresti nessuno? Davvero? Uno scienziato, credevo… non so Tesla, Darwin…

-Ma sì, forse sì, uno scienziato, ma non Tesla, magari qualcuno di più divertente, che faceva esperimenti assurdi, tipo Franklin che faceva volare aquiloni per studiare i lampi. Ma a dire il vero, anche io sono contrario al progetto di resuscitare i morti.

-…Ma non è per paura, non possiamo averne più di paura…

-Nessuna paura! Te lo assicuro, ma dobbiamo arrivare all’inevitabile conclusione categorica e prendere sul serio il fatto che l’esistenza è un male. Forse con una tecnologia infinita, mettiamo pure, no? sarebbe possibile creare una mente così perfetta e potente che possa risalire da ogni effetto a ogni causa; dovrebbe essere qualcosa di esterno all’ambiente, o che pensando non condizioni né lo cambi, che non entri, quindi, come concausa tra le cause. In essa il tempo potrebbe essere vissuto a ritroso, se avesse sufficienti dati a disposizione. Ipotizziamo che una mente che conosca perfettamente tutto il presente potrebbe trovarne la versione anteriore e unica compatibile con la massa di dati che ha. Così si potrebbe ripescare esattamente le vite di ciascuno dall’oblio, ricostruire tutto il passato con tale esattezza da rendere tutto in scala uno a uno, per così dire. In un certo senso questo già sarebbe “rivivere”. Ma addirittura si potrebbe ricreare, sempre avendo sufficiente informazione e capacità di elaborarla, l’esatta situazione mentale di ciascuno, la sua struttura cerebrale riprodotta in dati, e quindi dotarlo di una nuova vita senza corpo fisico, ricreare la mente di ciascuno, forse farla girare in un gigantesco simulatore, incrociare dati, e da lì in poi avere un nuovo universo con gente eterna. Ebbene, a tutta prima questa è l’unica versione sostenibile e verosimile di un “Paradiso”, dove il supercalcolatore possa controllare a che menti e soggetti dare una nuova esistenza, quali, magari modificare di quel tanto che basta perché non soffrano e non facciano soffrire altri, “Purgatorio”, e tralasciare gli altri, i nocivi e gli inutili, “Inferno”.

-L’Inferno in questo modello corrisponderebbe al nulla, quindi, all’oblio.

-Esatto!

-Ma siamo sicuri che per la nostra conformazione, il non esistere sia peggiore che girare dentro un supercomputer? Che sia possibile la felicità di menti senza corpo, che conservano ricordi ed individualità? E a ritroso fino a dove andremmo? Quando comincia l’uomo?

-Sì, non ne sarei convinto. Di entrambe le domande!

-Qui sta il punto! Secondo me non solo non dovremmo lanciarci in tale avventura, ma addirittura la nostra missione dovrebbe essere proprio quella opposta di scongiurare che l’essere possa tornare a darsi.

-Il discorso potrebbe essere riassunto nelle risposta alla domanda: “nonostante tutto il tuo potere futuro, credi che l’esistenza sia qualcosa che ripeteresti?”

-Esatto!

-E la risposta è “no”!

-Esatto!

-Perché anche divenendo divinità, e regolando il mondo secondo un principio di non sofferenza, si torna al discorso di prima: la sofferenza passata, da sola, non è compensabile neppure con un “risarcimento” infinito. Ha un valore di per sé che non ti renderebbe grato e felice come chi si salva da un pericolo, ma rancoroso e inelegante come un arricchito, e sono stanco, tutti lo siamo, di questo tanfo esistenziale!

Sull’affermazione si beve su in silenzio, pareva che il discorso sprigionatosi dalla mente dell’ingegnere, benché appesantita, avesse convinto tutti. I cicchetti erano un intermezzo necessario per riordinare le idee. La mano che versa la prima cosa che capita a tiro è malferma ormai!

-Beh, allora alla fin fine, io dico che per me sarà fondamentale solo trovare il miglior modo per dormire in pace. A casa mi farò una camera dove sarà pompata aria così pura, fresca, pulita, ossigenata, da rendere il cervello leggero e sottile. Voglio attraversare tutti i cancelli della perdita di coscienza fino al più immoto e scuro dei suoi abissi, e svegliarmi ogni volta come se riemergessi senza fiato da un luogo profondo e inaccessibile.

-Tutto sommato, anche se fuori tema, dato che ti riferisci ancora a una esistenza fisica e non ti va di speculare sul resto, hai centrato la soluzione.

-?

-La soluzione è “dormire”, ma ai confini dell’universo. Speculiamo su cosa potrebbe succedere. Supponiamo che noi non perderemo mai l’esistenza, ma grazie a un progetto di “trascendenza” si riesca a esistere come enti puri. L’universo potrebbe evolversi e finire in vari modi. È plausibile che “finisca” dato che lo vediamo mutare e ciò potrebbe portare a che il mutamento arrivi a un punto critico. Forse esso si espanderà all’infinito e la materia si degraderà del tutto, o forse dopo l’espansione si contrarrà e ricreerà lo stato originario da cui si suppone si sia generato tutto. Noi dobbiamo essere in grado di scongiurare che esso possa ripartire!

-Cioè dovremo fare in modo che ciò che noi siamo ora non si ripeta e che dalle “ceneri” dell’universo possa generarsene un altro.

-Con le nostre menti…

-…Onnipresenti in uno spazio immenso….

-Dovremo esistere come puri enti fino a quando non sarà tutto così gelido e oscuro, privo di moto, che nessuna particella sarà ancora integra. Constatato l’avvento del “grande freddo”, cadremo anche noi come congelati in un sonno eterno, analogo alla morte, ma ancora esistenti. Ma non potremo smettere di esistere, perché ciò potrebbe destabilizzare il sistema, far perdere senso al vuoto, che coinciderà esattamente con le nostre tre presenze assenti.

-Se fosse vera quella teoria che vuole che il Dio dell’uomo sia l’uomo stesso; un essere che dopo un interminabile percorso riesce e trascendersi e a divenire uno spirito infinitamente potente, che riesca così a ricreare un nuovo universo ogni volta, con analoghi percorsi, identico, e autogenerantesi, e che per ciò metta lui stesso in moto la vita, l’evoluzione, e persino la strana idea di un Dio che crea le cose, ebbene noi dobbiamo esserne l’opposto! Forse gli uomini attuali ci definirebbero demoni, diavoli, ma dovremo assolutamente evitare che questa pazzia della creazione, possa ripetersi. Scongiurarla assolutamente!

-Non sarebbe possibile che gli universi nascano dalla dissoluzione del movimento? Lo spazio non ha senso senza nulla che abbia movimento, e così il tempo, che parrebbe essere la misura del divenire; e forse nell’assenza assoluta di movimento, e quindi di divenire e di tempo, tutto l’universo, tornerebbe istantaneamente a coincidere con un punto singolare, carico di tutta l’energia degradata che accoglieva, ed ecco: si riparte!

-Beh, dovremo evitarlo! Evitare che si riparta, e con ciò evitare la spaventosa presenza di predatori e prede, di sangue spillato a morsi, di sesso e dolore, di sfide e fratture, di urla e gemiti… fino ad arrivare a noi.

-Dobbiamo evitarlo anche a costo di dover occupare noi, dormienti, tutto lo spazio senza moto e vuoto di questo vecchio universo degradato.

-Mi sento soffocare! Sarebbe un sarcofago!

-Sì! Però non consentiremo mai, da veri innamorati dell’umanità, e della pace, che la Natura possa dare sfogo alla sua perversione di voler esistere! Eviteremo ogni falsa e illusoria gioia, abbatteremo quel mostro che sino ad ora ha tiranneggiato e vinto colonizzando ogni dove in sofferenza, per mezzo dell’inganno e del simulacro della speranza.

-Per raggiungere un tale scopo dovremo superare ancora molti limiti.

-A me mi preoccupa una cosa immediata già. Il Sole!

-Sì, certo, dovremo fuggire da esso prima che ci inghiotta e carbonizzi.

-Addio Nuova Atlantide.

-E addio corpo umano! Senza la gravità terrestre dovremo trovare un sostituto, e poi trovare il modo di muoverci per grandi distanze in modo istantaneo. È un progetto previo a quello di Trascendenza.

-Il progetto Colonizzazione dell’Universo!

-Bene!

-Prima di abbandonare la storia di questo martoriato e sfortunato pianeta, però, amici miei, io vorrei dedicarmi per completo al “Progetto Inferno”. Sarà il progetto definitivo per l’umanità. Il mio regalo ad essa. Per millenni le persone hanno voluto credere di meritare un castigo per essere stati conformati da un percorso perverso e maligno, nel modo in cui erano conformati: così egoisti, meschini, indifferenti. Hanno creato concetti che non descrivono nulla, immaginato colpe, creduto di avere scelta, dato un senso a ciò che non lo ha, ma è comunque bene che a ciascuno sia dato in base a ciò che crede! E che crede di meritare. Anche io stesso, dopo tutto, per me stesso non vorrei, visto che desidero di finire nel nulla, di essere salvato assieme agli altri da un Dio che disprezzo e che ho sempre detestato. Seguirò da solo il progetto di un buco nella Terra, di proporzioni disumane. Un imbuto, un gorgo che scivoli nel magma di metallo fuso del cuore del mondo, realizzato dagli sforzi di generazioni e generazioni di sapiens. Sarà realizzato in secoli e secoli di fatiche. Finanzierò volentieri tutta l’opera, perché è fondamentale che le persone aderiscano ad essa volontariamente, dietro compenso. Vendendosi di nuovo e per l’ultima volta, come si sono sempre vendute, alla loro infelicità! Nel mondo che rimane, non ci sarà redenzione, salvezza per nessuno, perché nessuno la meriterà. Parteciperanno tutti, o saranno indotti a farlo; il lavoro li renderà schiavi, l’avidità, insoddisfatta e vana, li renderà feroci. Scaveranno con le loro mani il loro stesso inferno. Sotto la crosta, puntelleranno gole e gallerie incandescenti, soffocheranno realizzandole, si danneranno sprecando una vita nell’infelicità. Lavoreranno tra incidenti ed urla atroci, in condizioni impossibili, avvampando e bruciando. Useranno macchine immense anche esse, saranno orgogliosi di tanto sfoggio di inutile tecnologia impiegata per il dolore. Non volevano l’oro? Raccatteranno l’oro nel cammino, tanto da lastricarci il loro cimitero immenso! E l’Inferno verrà, infine, portato a termine! E quando ciò sarà realizzato, non voglio che rimanga nessuno per abitarlo! Perché il vero inferno non sarà quello ultimato, ma sarà stato la loro misera vita di lavoro, il quotidiano di scelte e sforzi inutili e incomprensibili realizzati senza pensare mai alla pazzia insita in tutto ciò che si realizza, alla quale si sono prestati per costruire un luogo pieno di macchinari e invenzioni dichiaratamente destinati a far del male a generazioni successive di loro simili! Per uno stipendio, per non aver mai preso posizione contro l’orrore del mondo e di coloro che li usano per mandarlo avanti. Non vorrò mai che il loro operato possa servire per far soffrire altri che loro stessi, coloro hanno partecipato per un erroneo tornaconto a un orrore. E tutti coloro sono la totalità della popolazione umana odierna!

-Quando anche il tuo progetto sarà ultimato, caro collega e amico, salperemo tutti e tre, insieme, per altri luoghi lontani.

-Ma solo dopo aver trascorso sufficiente tempo in solitudine, riflettendo, nell’assenza del chiacchiericcio umano.

-Ci sarà comunque molto da fare prima di poter dare per terminato il nostro lavoro qui.

-Sì, e finiremo per essere guardiani severi, dormienti e sorvegliando l’universo per scongiurare che altri esseri sorgano e possano soffrire come pure a noi è capitato.

-Chissà cosa ricorderemo di tutto questo che è successo qui ora!

Ci si concede un conviviale strappo alla regola di non augurarsi mai nulla, la speranza è un inganno, i gesti scaramantici sono stupide superstizioni, ma i bicchieri si toccano e producono un tintinnio piacevole, si brinda “alla fine dei tempi”, al “vuoto cosmico”, al “non mai più inizio”, ma non ci si regge dritti, presto ognuno pare ormai immerso nei suoi pensieri, come se si stesse facendo un riepilogo accurato prima di un lungo viaggio, per sapere se nel bagaglio c’è davvero tutto. Dimenticato nulla? D’altra parte si deve arrivare alla fine del cosmo, oltre la luce, nel freddo eterno, anzi, fuori dal tempo, al di là del concetto di spazio, e dall’invenzione nefasta dell’”essere”. Cosa portare per un così definitivo spostamento? Come prepararsi? Non farebbe paura dormire per sempre nel gelo? È comunque il caso di farsi il solito bicchiere della staffa, come da antica tradizione. Tutti si sogna un cavallo, un’epoca mai esistita, dove entri in una locanda, il proprietario non solo è gentile, t’offre lui da bere; guarda caso la bellissima figlia sedicenne s’è innamorata di te. Sei giovane e alto, un po’ inesperto ancora; il camino fa caldo e la luce del fuoco è giallastra e rassicurante. È l’imbrunire, o forse l’alba, è comunque un momento in cui è fioca la luce che illumina il destriero e gli stivali neri e lucidi, quando si apre la porta. Da fuori, sul cortile, ancora le finestre si vedono illuminate, il cielo blu, ci brilla una stella. Fa fresco, arriva il garzone sorridente con la bestia appena ferrata, s’appicca la bisaccia, sistema la spada. Il locandiere si presenta gentilmente con l’ultima birra scura, o forse anice distillato in casa. È ora di andare, si parte per un’avventura, è una missione importante, stanno aspettando proprio noi, si è eroi! …Giovani eroi. Al galoppo, beh! C’è ormai poco da scegliere; nessuno sarebbe in grado di affettare un limone, neppure di spremerlo, addirittura persino trovarlo sarebbe difficoltoso, eppure eccolo, è proprio lì, sul tavolo, dove è sempre stato, su un piattino di porcellana di Capodimonte, decorato con un delicato fiore rosa, nessuno lo vede. Basta solo un altro po’ di Jim Beam; ci si mette un po’ a scolarlo, ma scende giù tutto. “A noi, amici!” I respiri si fanno pesanti, le pause lunghe.

-Li voglio vedere scavarsi la fossa! Quei maledetti! Parassiti mentecatti! E tutte quelle stronze, quelle cagne che la danno a quei cialtroni! Li voglio vedere sudare, soffrire, crepare di fatica, scendere e avvitarsi giù, giù, giù verso il centro della Terra. Nella fogna del mondo, dove meritano di stare! Li voglio schiacciare come vermi, scarafaggi. Quanti sono gli scarafaggi! Tutti all’inferno! Tutti, cerchio per cerchio, a crepare miseramente dove ciascuno merita, a restituire il maltolto, loro, i loro figli, le loro figlie, i figli e le figlie dei loro figli e delle loro figlie. Fino all’estinzione! Sfruttatori! Parassiti! Infami! Traditori! Criminali! Voglio vedere il Papa all’inferno! Bruciare! Voglio tutti all’inferno a bruciare, massa di cialtroni malefici, di escrementi! Quanto li odio! Quanto odio l’uomo! Non amo più nessuno! Hai capito? Non amo più nessuno, nemmeno te! Ti staccherò il cuore e me lo mangerò con la mia fantasia! Voglio solo viaggiare e andare via, via, lontano, dove non è più luce, da dove non arriva nulla a nessuno! Sei stata la peggiore illusione! La peggiore! Volevo vincere io, vita!

Una mano malferma, mossa da un capo che duole e con le tempie che battono, versa impreciso, ma senza errore altro Jim Beam. I bicchieri scintillano appena meno del solito, si sente una risata tutta “ihih” flebile e stridula. Non pare allegra. Un camion dell’immondizia fa un fracasso infernale per qualche decina di secondi.

-Sapete che dovremo fare, prima di tutto questo? Sapete? Un segreto? Lo volete sapere? Dovremo fare un bel pranzo da qualche parte, solo noi tre, in un posto elegante, non troppo pieno di gente però, ma non deserto; dovremo, sì, dovremo ordinare tante cose buone, dovremo bere, e mangiare, come se non ci fosse un domani, facendo ammucchiare un conto ciclopico, mastodontico, e facendoci riconoscere; ben vestiti, eleganti, col cilindro e il monocolo, tu con la marsina, io, io con la mantella, tu di tweed inglese. Ci portano da mangiare e mastichiamo come se tutto ci facesse schifo, lentamente, con la bocca aperta, un’espressione ripugnata in volto, la bava che cola, come se stessimo per vomitare. È una finta! La roba è buona, ma si biascica facendo rumore, come controvoglia, e parlando solo di come ci fa schifo tutto. Con dei ceffi da spaghetti western, sudati, barbuti, bisunti, sporchi, ordinari, ma incorniciati da cravatte e papillon. Nessun tema a tavola, nessun argomento, solo dire “che schifo”, “che monnezza”, “fa vomitare ‘sta roba”… dovremo dare fastidio ai presenti, essere disgustosi.

L’avvocato non ce la fa a bere, alza il bicchiere, lo porta alle labbra, che hanno assunto la smorfia che descriveva: schifate. Torna a poggiarlo di nuovo sul desco sbuffando, e tira indietro il capo sudato e rasato. A tratti pare quasi canticchiare, o meglio cantilenare.

-Pasta e ceci; e pasta e fagioli. Cotiche, s’inzuppa il paaane…; fuori piove; odore di macchina nuova e di mal di mare. La pozzanghera grigia, ovunque, ovunque avvocati, scoreggia umidiccia, ooovunque sorrisi. Cornetto alla crema, il vetro s’appanna e tace, stridio, silenzio, stridio… Sampietrino e occipite… e si ride! La ruta, il mughetto, uno gnomo è sopra il tetto. Mandarinoprimavera, muore oggi e domani è sera. All’Inpdap, si domano domande, lo sbirro non parla; ci rimane un amico. Un amico. Il brodo di birra, nessuno lo vuole.

Non facciamola lunga. Il cielo invernale andava schiarendosi, ad un tratto era rimasto Venere. Non si vedeva, dalle tapparelle abbassate della sala vittoriana isolata dal resto della fogna mondiale. Il tavolo è un cimitero di lattine e bottiglie, lapidi di strumenti da cocktail. L’avvocato era scivolato in un silenzio pensoso e narcotizzato, trasognando, imprigionato nel suo inferno di metallo e d’oro, nel suo odio. L’ingegnere e il tipografo ronfavano già da qualche minuto sonoramente, arenati come barche sul lido del tavolino ovale coperto di lino bianco. I bicchieri erano tutti e tre stati riempiti inutilmente stavolta, nessuno poteva più ingerire altro distillato.

 

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