La delusione che senti è la misura esatta della tua stupidità

cb8499a23b_6655973_med

Tempo fa lessi una riflessione di Oriana Fallaci sulla delusione che mi rimase impressa; cercando, ho visto che è tra le più ripetute e citate. Forse, chi la ama la considera un buon esempio della sua profondità:

“Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po’ di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s’accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.”

Tralasciamo il ridicolo per cui se oltre a “qualcuno”, anche “qualcosa in cui credevi” ti fa un voltafaccia nella vita (invece di essere stato magari tu ad aver attivamente, che so, “cambiato opinione”) devi essere davvero un minus habens, carne da Cottolengo, ma! A mio avviso, questo periodo è esempio perfetto del più classico verboso PIPPONE italianomedio: la solita lagna perenne, che procede attivando il solito straperenne e imperituro senso di colpa, e che ovviamente piazza chi lo formula in sacrosanta posizione di vittima (agnus dei), al contempo (pure un classico) conferendogli il bel ruolo di “creatura superiore” e di giudice assoluto del mondo; due ruoli da sempre incompatibili! (Vittima e giudice.) E infatti attributi di divinità, cioè di “assurdo per definizione”.
Al solito, devi caricarti della noiosa croce del vivere comune e con tutto il morto sopra! Morto che per di più non la finisce di cianciare! Che rottura di coglioni!
Rieccoci! Il “Divino sacrificato”, ingiustamente, mentre voleva solo salvare… …con le sue perfette buone intenzioni e disposizioni d’animo cristalline, verso le quali non si è stati all’altezza!
Il Graal cardiaco, che avevi lì, a portata di mano… l’hai mandato a ramengo!
Ma si vendicherà, e sì che si vendicherà! Tuona!
Se è pigro, come i più, con la sbrigativa fanfara sgraziata del suo pomposo perdono al disprezzo (o col disprezzo del perdono), i logori paramenti violacei della spocchia scritta o orale, o un teatrale inferno in tediosa scatola regalo, ammobiliato a spazzature sceniche, stantuffi e manovelle porgi ostia, da tabernacolo automatico del… trentunesimo secolo passato! 

“Weee, weee, sono stato deluso dagli altri! Ma io sono buono! Uffa! Un affidabile imbecille tradito! Mondo cattivo! Ecco! Non ti puoi affidare un attimo, che mi hanno crocifisso pure a me! E adesso come si scende da quassù?”
Non mi ha mai detto nulla la Fallaci; sarò stato sfortunato, ma ho letto solo una serie di complete puttanate, inconcludenti e superficiali, infilate in un italiano dinamico e ben costruito, ma giornalistico, cioè che fa il verso all’idiozia media a cui si rivolge, e specie (passi il resto) una vera lagna! Una-perenne-lagna-italiana, lagna femminile e radical chic, a volte prossima al delirio vaginale. La noia assoluta! 
Infine ho smesso di leggerla e di avere un’opinione prudente.

(Visited 768 times, 1 visits today)

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.