La Difesa

Questa la traduzione dallo svedese (unica esistente e mai pubblicata in Italia) dell’ultima dichiarazione del Dr. K. Landquist, ultimo a prendere la parola -come è di rito, in qualità di imputato- per un omicidio realizzato in modo incomprensibilmente evidente, alla luce del sole, nell’Ospedale Universitario di Skåne, vicino Lund nel 1967.

È un caso al quale mi interessai ai tempi dell’università per le sue implicazioni penali e specie morali, e che ha profondamente scosso la mia coscienza. E deve essere considerato quasi un privilegio poterne leggere, aggiungerlo alla propria cultura personale.

A tutta prima parve che l’omicidio fosse realizzato col preciso scopo di essere colto sul fatto e processato. Questa l’unica spiegazione plausibile degli avvenimenti. Il caso ebbe una discreta risonanza nei media per la stranezza degli accadimenti e le inquietanti circostanze che emersero successivamente al processo e a queste dichiarazioni, ma forse volontariamente si decise di non dargli troppo risalto. O forse i fatti immediatamente successivi, in Francia, l’inizio del così detto ’68, tolsero interesse al dibattito e spostarono l’attenzione mediatica.

Il Dr. Landquist, ormai sulla soglia dei 70 era famoso in Svezia per la sua estrema dedizione al lavoro, la preparazione, e specie per una sua quasi maniacale filantropia, specie verso i più piccoli, per i quali si prodigava al fine di assicurare una istruzione di buona qualità e laica. Durante la seconda guerra mondiale si era distinto per il suo radicale antinazismo e anticomunismo. Aveva fama di “santo secolare”, laico, e nessuno avrebbe immaginato i sinistri e insani tratti della sua potente e volitiva personalità, che ne fecero il serial killer più attivo del paese, a tutt’oggi “imbattuto”.

Egli si uccise in carcere con una capsula di curaro, inspiegabilmente giunta nelle sue mani, appena una settimana dopo la sua condanna definitiva. Non lasciò alcun messaggio di commiato.

  

La parola all’imputato:

Signori della Corte, e signor pubblico, sono accusato di un omicidio e dovrei difendermi; le cose stanno assai diversamente da come appaiono, come presto vedrete.

Voi volete… voi dovete, dovete perché così vi hanno detto di fare, giudicare non solo i miei atti, ma addirittura anche le mie intenzioni.

Una volta fattolo, se mi troverete colpevole, dovrete decidere a che tipo di conseguenze affidarmi. Infliggerete più o meno dolore, o addirittura nulla, lasciandomi vivere la mia vita tranquilla.

Siete degli illusi! Non c’è conseguenza della quale mi importi, semmai saranno altri a patire, non io, e per scelta vostra. Io invece, sono qui per mia scelta, per tedio! Sono qui anche per chiarire un punto preciso.

In genere, ci si difende da una accusa di omicidio affermando che l’omicidio non s’è commesso, che si è estranei ai fatti. Si punta sulla mancanza di prove, o si propone un alibi di ferro, si smonta pezzo pezzo ogni elemento che ci relaziona con gli accadimenti. Io non lo farò. Anzi rincarerò la dose.

Mi accusate di aver ucciso una persona, è senz’altro vero. Lo confesso subito. E non ne ho uccisa solo una! Ne ho uccise decine e decine!

Per che persona sono qui accusato? Una persona qualunque! Una persona niente di speciale, poco intelligente, poco dotata in ogni aspetto, ormai cinquantenne e che non aveva stretto nulla nella vita. Una persona come ce ne sono milioni e milioni, come non se ne piange mai una, di tanti milioni.

Affermate che è fondamentale giudicare se io la ho ammazzata e perché, e in tal caso punirmi, perché “ogni persona (quindi anche quella) va difesa da gente come me”, aggressiva, violenta, cattiva, omicida.

Ma signori! Se voi foste la soluzione al problema, se voi foste in grado di “difendere” chicchessia, il morto sarebbe ancora vivo! E non ce ne sarebbero più domani! Per effetto della famosa “deterrenza”, “prevenzione generale”.

La verità è solo che non potete e non sapete difendere nulla e nessuno, vi dedicate solo all’unica arte alla quale anche io mi dedico, ma io mi ci dedico consapevolmente: l’imposizione. Tardiva, specie la vostra! E come vedrete bene, timida, pavida. Irritante persino.

Volete, vorreste, imporvi su di me con un pretesto! Come io mi sono imposto su altri. Ammazzandoli. O anche salvandoli, dato che sono un medico, e anche bravo, come sapete, ed ho salvato decine e decine di vite nella mia carriera.

Ho salvato più vite o ne ho tolte di più? Chi lo sa?! Fidatevi! Ne ho salvate più di quelle che ho tolto.

Sono un vantaggio per l’umanità, quella specie animale che, unica, pare starvi tanto a cuore solo perché ne fate parte, amate e al contempo avete paura di farne parte.

Sapete che succede? Che non volete difendere altro che voi stessi in effetti, e per farlo siete ben disposti a mimetizzarvi come volatili e insetti nella foresta, a non farvi notare confondendovi con tutti gli altri simili, diventate così simili e mimetici a ciò che non ha vita, che iniziate ad esistere appena. Eppure avete bisogno di un pretesto per agire, oggi abbisognate del signor x, che purtroppo per lui, si è fatto notare ed è morto ammazzato.

Vorreste non essere scorti mai, per non divenire, magari, anche voi l’oggetto di un interesse distruttivo come quello di cui è stato vittima il signor x, a cui somigliate tanto. Fate di tutto per mantenervi in vita, sì, ma per farlo dovete cercare di vivere, di essere vivi, il meno possibile, di non scuotere la superficie dello stagno in cui nuotate impauriti.

La vostra codardia è ripugnate, ma ancora di più lo è il fatto che la mascheriate con “doveri morali” (che poi sono sempre diversi), con pretesti e recite come “i processi”, “i giudizi”, e, mi viene da ridere: “la giustizia”. Che parola avete inventato per questa buffonata vigliacca a cui date vita!

Agglomerati di vuoto e particelle! Su un pianeta come ce ne sono miliardi di miliardi, e miliardi di miliardi di miliardi attorno. Vivi, così pare, per qualche decennio nel mezzo di un tempo che può essere stimato pure esso in miliardi, di miliardi di miliardi di anni.

Adesso vi credete importanti! Ma davvero? Volete sancire qualcosa, un principio, che riecheggi e rimbombi per l’universo tutto, perentorio! La “giustizia”! Che parolona! Di sicuro l’universo vi ascolterà, oh mentecatti!

È stato ucciso un essere umano, della vita animale terrestre, il signor x, il giorno tal, alle ore y, con l’arma z, dal signor k: me. Interessante! Ed ora: emendiamo questo scempio, ora che siamo stati scossi dalla nostra perenne distrazione verso i milioni di signor x che popolano faticosamente il mondo, ora che possiamo farlo, ora che ci siamo impuntati a non lasciar passare qualcosa su cui non abbiamo il minimo potere e che non possiamo minimamente controllare: la morte.

Quante persone sono state uccise nella storia conosciuta? La storia umana, dico. Milioni e milioni! Milioni e milioni e milioni di persone. E la maggior parte di esse non sono state uccise in modo come direste voi “illegale”, ma anzi è stato deciso, da gente proprio come voi, che esse dovevano essere uccise. Sono state uccise “legalmente”; vale a dire che era “giusto” che dovessero morire.

Ed ora voi stessi parlate di giustizia? Con che autorità? Che spudoratezza! Se siete assassini peggiori di quello che volete punire! Assassini paurosi e indiretti.

Osservate! Tutte le morti in guerra sono il frutto, la conseguenza della stessa “giustizia” che oggi volete applicare accanendovi a modo vostro su di me, per emendarvi, per rassicurarvi, gli uni con gli altri, perché vi sentite scossi dalla morte del signor x, che non conoscevate, e che non amavate, a cui non avreste mai rivolto la parola, perché troppo superiori, e che di certo non avreste mai aiutato.

Il “diritto” ha ucciso e permesso di uccidere più di quanto abbia protetto l’essere umano! È una sua invenzione infatti, l’invenzione di un essere spesso perverso e prono alla sofferenza propria e altrui.

È diventato di colpo così importante per voi, questo signor x, solo perché è morto, è stato ammazzato da me, sì, da me!

E questo vi rende protagonisti di qualcosa alla fine, vi dà potere, a prezzo di dover dire di essere interessati a quel “nessuno” che, prima di ora che non c’è più, non v’aveva mai interessato. Non vi sarebbe mai piaciuto. Non avreste mai invitato a casa vostra.

Tutti voi, qui dentro, vi sareste sentiti intimante superiori al signor x, avreste fatto un paio di piroette per far credere il contrario, “siamo tutti uguali” e il contrario del contrario.

Fatto sta, che ciascuno di voi si sarebbe rivolto a lui in modo scortese, scostante, arrogante, come so che siete soliti fare voi burocrati e ciarlatani con chiunque non abbia il vostro “livello”, apparentemente mettendo a nudo la prima ipocrisia, quella del “siamo tutti uguali”, non vera, certo, ma in effetti solo smentendola doppiamente. Coprendo ipocrisia con altra ipocrisia e non emendando un concetto da essa.

Perché quale è la verità? La verità, che giace oltre tutte le opposte recite sociali, è che voi sapete di essere in tutto e per tutto come il signor x; non lo ammettereste mai, ma vi ci riconoscete in tutto. Vige “l’uguaglianza”, a dispetto delle classi e del censo, degli studi e dei matrimoni. Vige a rispetto delle belle idee e “delle magnifiche sorti e progressive” (N.d.t. in italiano nel testo).

Ed in effetti siete come lui in tutto, passivi, inerziali, come lui non avete mai deciso su nulla e cercate di mimetizzarvi, nel prestigio, nell’approvazione degli altri, appunto come bestie nella foresta.

Voi volete tutte quelle cose che a me non servono più e che non voglio e con cui non potete più intimidirmi, minacciandomi di togliermele.

Lo sapete l’unico che ha dato importanza al signor x chi è stato? Sua moglie, forse? Suo padre e sua madre, dite? Una madre ama sempre… I suoi stessi figli? No! Nemmeno loro! Sono stato io! Io che ho voluto ammazzarlo sono l’unico ad averlo visto. È stata l’unica volta che è riuscito a distogliere qualcuno dalla noia che provocava, è riuscito ad attrarlo verso la sua perenne trasparenza insignificante. Voluta, sì, inconsciamente, ma detestata pure!

Si fa solo finta di voler essere speciali, di voler essere notati, ma si vuole sempre e solo il branco e la sicurezza, il riparo che dà la massa.

X è stato visto per quello che era, autenticamente, solo dal suo assassino. Se non fosse stato anche un vigliacco ora mi ringrazierebbe, se potesse. Ma non può, per fortuna. Perché è morto! E troverei nauseante la sua riconoscenza.

Non valeva davvero nulla. Era un mediocre. Di scarsissima intelligenza. Di lui “gli esperti”, i ricchi del mondo, i professionisti, come anche voi lo siete a vostro modo, facevano di volta in volta quello che volevano. Certo senza ammetterlo!

Un gran ventaglio di opzioni. Lo potevano usare per mandarlo in guerra ed uccidere “con la giustizia dalla sua”, oppure potevano farne il consumatore di questo o quello. O, come accade oggi, un esempio, un paradigma per la paura.

Lui è stato più che altro, fino ad ora, un consumatore di cose che lui avrebbe detto di “gradire”, ma che in effetti non gradiva affatto, che gli erano messe avanti per ingolosirlo, avendolo poi suggestionato a muovere le sue zampette di insetto facendo cosine “utili” per avere in cambio quelle altre “cosine utili”. La sua vita era del tutto insignificante. Come quella di chiunque e specie di un automa.

Il signor x non ha mai deciso nulla. Né su sé, né su altri! Non ha mai spostato o cambiato nulla di significativo. È sempre stato manipolato e su lui si è deciso dall’esterno! Sempre! Fino alla fine, quando la decisione l’ho presa io, definitiva, e lo ho ammazzato.

Volete sapere di sua moglie? S’è sposato per non essere solo! Non l’ha mai amata. Non è mai stato capace di amare. Era un insetto, un rettile, che diceva di piacersi, d’accordo, che si impomatava i capelli alla moda, sì, come gli era stato detto di fare, si vestiva elegantemente, voleva sedurre, ma che non amava niente e nessuno. Era ripugnante.

Non amava libri, musica, vita, niente altro che lo stadio e la vodka in effetti, come è giusto ed è stato deciso che debba essere per la gente come lui, di quella intelligenza e con quegli studi, e poco altro, tutto ubicato nel ventre e nel basso ventre. Un vero animale.

Ad altri animali si vendono biglietti di teatro, libri, dischi. Non siete diversi. Siete insetti e consumatori, siete ripugnanti uguale, non scegliete nulla. E per di più vi sentite superiori.

Spaccate una vetrina in protesta? Vi schierate con la polizia? Vi astenete da tali volgarità? O siete artisti? Imbrattate l’udito con rime banali di slogan moderni, sentendovi dei rivoluzionari? Combattete e resistete? O sorridete e vendete? Fate pena!

Sua moglie ha segreti e lo ingannava, come ogni donna che sposi un mediocre del genere, che a sua volta ha segreti e la ingannava, e così si va avanti, bacio dopo bacio. Anno dopo anno.

I suoi figli sono stati il frutto di un orgasmo, e solo di quello. Il proposito del signor x era di liberarsi piacevolmente dello sperma prodotto dalle sue ghiandole a ciò deputate e non altro. La moglie, invece, li voleva i figli, per lei, per fare la mamma e appartenere all’empireo “dell’amore materno”! Non ha mai pensato a nessuna conseguenza, lui, non ha mai voluto la nascita di nessuno. E così è nato lui stesso, da genitori del pari superficiali e inconsapevoli, vili.

La vita lo ha portato tra ripetuti atti da rettile e di libido, fino a incrociarsi con me. Suscitando il mio ripugnato sdegno. Povero cafone superficiale e inutile.

Ed è morto!

È morto per non annoiarmi più con la sua presenza! Come in tanti altri dovrebbero fare, se avessi tempo per dedicarmi veramente allo sterminio di insetti. Ma non ne ho, purtroppo. E non ho nemmeno le capacità di compiere un’impresa del genere.

Il signor x è morto come ogni giorno muoiono migliaia di persone, e come ne sono morte miliardi fino ad ora. Ma questo, oggi, è così importante da spendere il nostro tempo, tanto di esso. Tempo che per gli altri come lui, non è mai stato speso. Beate scimmie!

Dunque vediamo! La vita è iniziata a cessare, su questo pianeta, da pochi momenti successivi a quando è iniziata. Con essa è apparsa subito la morte, e nessuno sa di preciso quando ciò sia avvenuto sul pianeta Terra.

Dove lo mettiamo il confine? L’inizio della vita? Coi batteri? In su dai virus esclusi? Come di solito si fa? O vogliamo andare a ritroso? Dalle bestie più complesse, i sapiens, fino ai batteri?

Ogni giorno, col sole o di notte, la vita divora sé stessa da milioni e milioni di anni. Sviluppando durante gli stessi, milioni e milioni di specie. Ogni giorno milioni di milioni di mammiferi muoiono, topi, gatti, cani, milioni e milioni di uccelli, e poi di rettili, e soprattutto di insetti, i più numerosi.

Quale è il conto di vittime singole di un giorno sulla Terra? Che massacro si dà? Nessuno lo sa con esattezza. Miliardi di vite al giorno, di migliaia e migliaia di specie, cessano. E spesso cessano in modo violento. Quasi tutte, anzi, cessano in modo violento. È lo stato delle cose. Non posso farci nulla io, non potete farci nulla voi.

In tutta la storia? Neppure può sapersi, calcolarsi quante morti singole si sono assommate fino ad ora! Forse l’equivalente del numero di elettroni nell’universo. Certa vita vede un nuovo giorno, perché altra vita cessa, poi anche essa cessa a sua volta, lasciando spazio ad altra vita, e così via. Non ha il minimo senso! Non so come possa “amarsi” tutto ciò. Come riusciate a dire di farlo!

Ma il signor x, l’inutile signor x, il mediocre signor x, non più intelligente e utile di quelle altre migliaia e migliaia di esseri che crepano di continuo, non simpatico, lo assicuro, non buono, non gentile, anzi, io che lo ho conosciuto posso dire… piuttosto scostante e rozzo, egoista e prepotente, senza doti, è oggi qui, ora, così importante. Merita una discussione, merita una decisione, devo spendere parole sulle mie azioni. E saranno spesi danari per lui, in dovizia, danari che quando era in vita non gli avreste affidato mai.

Non potete farci nulla sulla morte. Questo vi fa rabbia, e a questo la recita di stare a giudicare me che ho fatto esattamente quello che da quando ho iniziato a parlare si sarà ripetuto miliardi di volte sulla faccia del globo. Miliardi di miliardi di volte: qualcuno o qualcosa ha ucciso qualcun altro o qualcos’altro. Voi stessi per vivere uccidete tutto quello che vi minaccia. Prendete medicine. Insetticidi.

Ebbene io ho ucciso non solo lui, ma con la mia professione ho ucciso e salvato centinaia di vite. Il mio conto attuale è in attivo! Ho salvato la vita di almeno due decine di persone in più di quante ne abbia uccise o lasciate morire. Ho salvato vite di persone gentili e capaci, generose e ben disposte, innocenti e tenere, sincere e solari. Ed ho eliminato persone come il signor x, inutili e grevi, egoiste e sciatte, brutali e inerziali. Forse ho ucciso un futuro dittatore! Non lo so! Non può essere saputo, quello che non avviene.

Come ho fatto a decidere? Col mio criterio, ovviamente! Che è un criterio altrettanto valido come ogni altro! Un criterio valido come la finzione per cui si deve avere formalmente tutti la stessa importanza.

O anche detto: il vostro criterio è arbitrario come il mio. La vostra giustizia è arbitraria come la mia. La vostra prevale solo perché siete organizzati in società, pavidamente, gli uni con gli altri, alleati per non decidere in autonomia, ma lasciando ad altri di farlo, emendandovi così dalle responsabilità.

Una volta avreste avuto la decenza di ubicare la fonte delle vostre regole altrove che in voi, inventandovi un “Dio”, che ve le avrebbe dettate; oggi, non siete più in grado di fare nemmeno quello! Vorreste essere il centro delle vostre “decisioni”, delle decisioni prese in serie, decise sempre da altri però, cioè: da nessuno.

Siete schiavi di queste decisioni prese da altri e cioè da nessuno, tanto da accettare persino di patirne le conseguenze. Perché io sono un beneficio per la società, dato che salvo più vite di quelle che tolgo, e che ho sempre dato tutti i miei averi in beneficienza, per la formazione dei bisognosi, per farne persone libere, chi è in grado di esserlo. Ed ora, per vostra “decisione” non sarò più in condizione di farlo! Io non posseggo più nulla! Solo la mia “colpa”, per la quale voglio essere giudicato e punito.

Vi sentite così simili al signor x, che non volete correre rischi di essere accoppati come lui. Ecco tutto. Grazie a voi gente che poteva essere salvata perirà, però. Questo è il risultato del conto.

Solo per questo sono stato attento a non uccidere e salvare nella stessa quantità! Solo per evidenziare quanto siete pavidi e stupidi, ho sempre dato ogni mio avere in beneficienza. Io non voglio nulla altro che la disfatta delle società! Il suo cortocircuito. Esporne la fragilità, l’idiozia, l’insignificanza.

Volete la dimostrazione di essere degli stupidi? È stupido chiunque abbia pensato che “non si può tollerare che si giuochi ad essere Dio”. Qualcuno lo ha pensato? Che questo sia il mio “gioco”? Ma sì! Sì che lo avete pensato, e in tanti! Perché siete degli stupidi!

Non c’è Dio! E se ci fosse non farebbe affatto la mia attività! Ma la vostra, semmai! Di giudicare con criteri antieconomici, deliranti, come tutte le “sue” regole.

Anzi, se ci fosse si nasconderebbe, come fa, così bene che non c’è!

Si nasconderebbe per la vergogna di aver formato questo stato di cose, tanta sofferenza inevitabile e senza scopo! Non verrebbe certo a dirvi di “aver preso una decisione”, una decisione assunta come si poteva, alle bene e meglio, imperfetta, incerta, ma una decisione! Come sto affermando io di aver fatto.

Voi non deciderete! Come lui! Voi condannerete la mia attività, per quanto benefica, o più benefica che malefica, come se avessi solo distrutto, invece di aiutare e distruggere al contempo; perché questa è la linea che oggi si deve tenere per non essere biasimati.

Tempo fa se ne sarebbe dovuta tenere un’altra per non essere biasimati, magari massacrare famiglie intere, e lo avreste fatto: avreste massacrato! Prima ancora se ne sarebbe dovuta tenere un’altra ancora, di linea nelle proprie scelte, per non essere biasimati, e voi la avreste tenuta! E così via.

Perché non siete anche voi che insetti, che tanti piccoli ripetitivi, pavidi signor x che fanno quello che è loro stato detto di fare, che compiono l’aspettativa, che non la tradiscono e che non decidono. Fate solo finta di decidere. Ma uccidete a vostro modo come si è necessariamente costretti a fare per vivere. E volete vivere!

Non potete condannarmi a morte! È la legge qui! Se si potesse, lo fareste! Perché voi non cambiate nulla di quello che c’è! Non potete uccidermi come non potete darmi una medaglia e considerarmi un monaco, o un santo per aver dato tutto agli altri, o per avervi liberato di inutili e sgradevoli parassiti. Ma se doveste darmi una medaglia e così dicesse la legge, me la dareste, come in passato è stato fatto.

Potete, e lo farete, darmi l’infermità mentale, la semi infermità mentale, o una pena detentiva. La pena è per voi! Per la vostra codardia.

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