La Favola delle Ochette

Un giorno mia nipote mi disse: “zio! Raccontami una favola; raccontami quella delle ochette!” Allora io cominciai. C’erano una volta cinque ochette che volevano essere considerate delle gran dame. Siccome però tutti pensavano che non lo fossero e che fossero solo delle ochette sciape e starnazzanti, si misero d’accordo tra loro e iniziarono a studiare, perché sapevano che le gran dame sono colte e hanno studiato all’università. Purtroppo però rimasero delle ochette. Parlarono di nuovo tra loro per trovare una nuova soluzione e così iniziarono a bere e fumare, a fare vita mondana, perché sapevano che le gran dame sanno bere e fumare, e fanno la vita mondana, ma rimasero delle ochette. Allora iniziarono a dire volgarità per evidenziare che erano emancipate (e non emarginate) e che non avevano paura di nulla, perché le gran dame non hanno paura, e sono emancipate, ma rimasero delle ochette. Poi di botto arrivò un bellissimo cigno nero, o bianco, o azzurro piuttosto, bello sì, prestante, ma di mezza età, che da giovane era stato un intellettuale rivoluzionario, ma non era mai stato convintissimo in cuor suo: diciamo che non aveva avuto tante ochette perché aveva lottato per splendide idee, ma che aveva lottato per delle idee per avere tante splendide ochette. Comunque ormai aveva trovato un lavoro fisso e stabile allo stagno statale. Il cigno le inseminò tutte e cinque. Le ochette non poterono più pensare ad essere delle gran dame, ma erano felicissime della loro nuova condizione di mamme e si scordarono di tutto il resto. Dovettero crescere una folta prole di rivoluzionari e di ochette, che ad un certo punto iniziarono a desiderare di essere delle gran dame.

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