La Forma della Capoccia


Era però giusto appendere in modo così precipitato tutti quei giovani?

Il curato prese la parola e, rassicurando gli animi ancora incerti, dissipò ogni dubbio: “Riflettete! Se Dio non avesse voluto le impiccagioni, ce lo avrebbe di certo segnalato, forse semplicemente munendoci di un encefalo conico del diametro del collo, invece che tondo e sporgente. Fatto a posta per essere appeso, pare.”
“Come un caciocavallo!” aggiunse il boia con fervore e come a far vedere di condividere a pieno o di aver capito bene bene.
“Non può Dio tutto? Del pari, se non avesse voluto decapitazioni, la cervice sarebbe più resistente e dura del cranio e dell’ascia; ah certo non molle e delicata com’è. E se Dio non avesse ammesso o prigionia, o schiavitù, o autorità e padroni severi, i nostri polsi e le nostre caviglie sarebbero cilindri solidi di maggior ampiezza delle rispettive estremità, probabilmente unti e scivolosi, sui quali nessuna corda o catena potrebbe mai far presa; il che non è! Proprio perché, al contrario, il corpo umano è disegnato e messo a punto per la sottomissione e l’eccidio, e prima ancora per quel rispetto dell’autorità, sempre di origine divina, che questi disgraziati rinnegano…”
Esatto! Si intromise un po’ rauco e gesticolando violento e impaziente il boia: … ma a parte la capoccia, vi pare un caso di avere le palle, scusate padre, proprio all’apice della traiettoria di un calcio? E le braccia corte giusto per non riuscire a proteggersi! -mima il gesto con le sue tozze estremità superiori- La testa a tiro dello zoccolo del mulo? Il…”
Lo scroscio di applausi e le grida di assenso sopraffecero l’onesta considerazione per la quale nemmeno le teste degli esecutori, né quelle degli aspiranti padroni di schiavi, per dure e ottuse che fossero, erano a triangolo, e i loro genitali non erano più protetti di quelli di qualunque altro cristiano dai calci di altri cristiani.

Perché scrivere? Se tutto è già presente della Biblioteca Totale, se mancano interlocutori, lettori… è davvero solo esercizio di vanità? Forse no, non proprio. Che vanità, poi, laddove non c’è altri che il redattore, anonimo, nella sua stanza, col suo mozzicone di candela…?! Scrivere è tante cose, ma forse più di tutte è collezionismo, è la soddisfazione speciale e sottile di aver isolato, trovato, una particolare configurazione di simboli, una rarità. La configurazione non sarà necessariamente egregia, lì c’è il limite personale, forse come nel collezionismo ci sono magari i soldi, o la competenza… nondimeno ciascuno di noi ama le sue cianfrusaglie, gli oggetti raccattati in una vita.

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