La Lista di “Danaro Letterario” dal Racconto El Zahir di J. L. Borges

El Zahir è uno dei racconti brevi più famosi del più grande scrittore di sempre, J. L. Borges.

Uno zahir è un oggetto qualunque che ha il potere di ottenere poco a poco tutta l’attenzione di una mente che abbia avuto la disavventura di percepirlo anche solo per una volta. Ovviamente la conseguenza finale delle vicenda è la pazzia, ma non dirò di più, il racconto merita di essere letto, e se lo si è letto il mie parole sono inutili.

Borges nomina vari oggetti che sono stati zahir, tra cui il suo animale preferito, una tigre, al volgere del secolo XVIII a Guzerat (Gujarat), ma il suo era una comunissima moneta da venti centesimi. Nel 1999, a un secolo dalla nascita del genio, in Argentina fu creata una versione commemorativa di tale immaginaria moneta, con il volto dello scrittore su un lato, e un labirinto esagonale dall’altro. Ho acquistato un esemplare qualche tempo fa, non sono costose, né pericolose, la mia giace per lo più dimenticata su un tavolino.

Col suo solito stile, nel racconto, ci sono vari riferimenti ad altre opere letterarie. Infatti, con il pretesto di provare a non pensare a quella specifica moneta da venti centesimi, il protagonista, Borges, dalla memoria prodigiosa, ricorda altre monete famose della storia, citate in libri immediatamente accessibili alla sua cultura vastissima. La lista si compone di undici entrate.

Penso che sarebbe impossibile, o che comunque non mi basterebbe la vita che verosimilmente mi resta (il che è equivalente), catalogare tutti i riferimenti letterari, anche solo espliciti, dall’opera dello scrittore, ma se non lo si fa, ci si macchierà della colpa di non conoscere a fondo gli scritti del proprio eroe della penna. Avrò letto il racconto innumerevoli volte e in varie lingue, godendomelo quanto possibile, ma senza aver mai dedicato tempo a chiarire quali sono gli undici oggetti che si susseguono rapidamente al sui interno.

Altre liste incalzano, tra le varie quella dei diciannove libri in Pierre Menard Autor del Quijote. Ma per ora, vediamo questa, si compone dei riferimenti a:

  1. Obolo di Caronte.
  2. Obolo di Belisario.
  3. Trenta danari di Giuda.
  4. Dracme della cortigiana Lais.
  5. Antica moneta di uno dei Dormienti di Efeso.
  6. Monete dello Stregone delle 1001 notte.
  7. Denaro infinito di Isaac Laquedem.
  8. Sessantamila monete non d’oro di Firdusi.
  9. L’oncia d’oro di Achab.
  10. Fiorino irreversibile di Leopold Bloom.
  11. Luigi d’oro che tradì il fuggitivo Re Luigi XVI.

Rivediamo tutte le storie brevemente, alcune famosissime, altre pure ma a me sconosciute.

  1. L’obolo di Caronte è facile: tutti sanno che si era usi mettere una moneta in bocca al morto per permettergli di pagare il famosissimo traghettatore delle anime che con un battello di unghie di deceduti batte da rive opposte le tristi acque dell’Acheronte, fiume infernale. Ne parlano Dante e Virgilio.
  2. Belisario, pure citato in Dante, Paradiso a proposito dell’Imperatore Giustiniano, era generale di quest’ultimo, di grande fortuna e abilità, ma finì, secondo leggenda non del tutto storicamente accreditata, in disgrazia per invidie di corte, accecato e a chiedere l’elemosina. La frase con cui la storia è portata vanti, però: “date obolum Belisario”, divenne nel Medioevo un celebre modo di riferirsi ai rovesci della fortuna, all’arroganza del potere e a molto altro di vagamente morale. Esistendo una versione romana della vicenda, altrimenti bizantina, le famose parole sono riportate sul posto dove sarebbero state reiteratamente pronunciate, la porta Pinciana.
  3. Sui Trenta denari di Giuda c’è poco da dire, è la somma infame ottenuta dall’apostolo per il tradimento del Cristo, ma potremmo aggiungere, per svegliare la curiosità del neofita, forse del redentore stesso, secondo una delle “tre versioni di Giuda” dell’omonimo racconto di Borges, che sul personaggio ha scritto pagine, al solito, memorabili.
  4. La cortigiana Lais è una sicula del terzo secolo avanti Cristo, in tempi in cui esisteva l’istituto della prostituzione sacra. Le notizie di oggi sono confuse e connesse ad un’altra figura, ma, e questo credo sia il punto a cui si riferisce l’argentino, si diceva che il filosofo Demostene le offrisse 1.000 dracme greche per passare una notte con lei, ma che dopo averlo visto, lei aumentò il prezzo a 10.000, mentre si dava a Diogene per niente. Si dice che fosse soprannominata Axine (testa d’ascia), per l’acutezza della sua crudeltà.
  5. La leggenda dei dormienti di Efeso è comune a cristianesimo e islam. Sette cristiani delle origini, perseguitati dall’imperatore romano Gaio Messio Quinto Traiano Decio, vengono incarcerati e poi brevemente rilasciati. Approfittano del tempo a disposizione per fuggire su una montagna e nascondersi lì, invece di abiurare alla nuove fede come gli era stato intimato. Scoperto il luogo della fuga, si decide di eseguire la condanna nel modo più semplice, murandoli nella loro grotta, dove loro si addormentano aspettando la morte. Un lavoratore, però, abbatte il muro eretto per imprigionarli e li libera dopo il sonno. Sono passati due secoli, il cristianesimo è diventato la religione ufficiale del posto, e loro diventano testimoni viventi della promessa della resurrezione della carne. Si sospetta che qualcosa di strano è successo quando uno di loro, mandato a comprare del cibo per tutti, spende una moneta vecchia di oltre duecento anni.
  6. Nel racconto delle Mille e una notte, un macellaio di gran fortuna viene ingannato da un genio malvagio che lo riduce in miseria e in disgrazia. L’essere sopranaturale, nelle spoglie di un vecchio, paga la carne con monete di particolare splendore, che si rivelano però essere di carta.
  7. Isaac Laquedem è una delle identità legate alla leggenda dell’ebreo errante. Dovrebbe esserne la versione più popolare in Francia, dove Dumas ci scrisse un romanzo, che non vide mai la fine. Non avendolo mai letto ignoro se contenga un episodio specifico relativo al danaro, ma una caratteristica della figura parrebbe essere la sua costante miseria. Sull’identità specifica del personaggio, ammesso che possa essere trovata e che esso non sia solo un vago simbolo della punizione per l’ostinazione giudea a non voler riconoscere la figura del Messia, si discute molto, mi ha colpito, però, che uno dei “papabili” è un certo Cartaphilus, custode del palazzo di Ponzio Pilato come portiere del Tribunale. Lo stesso nome è usato in un altro racconto di Borges: El Inmortal.
  8. Firdusi era un sommo poeta persiano, ancora legato alla tradizione preislamica, gli furono promesse sessanta (in Borges settanta) mila monete d’oro per il suo poema, una per distico, ma al momento di pagare il sultano fu indotto da invidiosi a oblare solo con quelle di un dodicesimo del valore originario. Ricevute le monete, il poeta, offeso, le sdegnò.
  9. In Melville, uno degli scrittori più influenti d’America, il tormentato protagonista, il Capitano Achab, in cerca della sua vendetta contro la famosa balena bianca, inchioda all’albero maestro della sua nave una moneta d’oro, che sarà data al primo avvistatore di Moby Dick. Il magnifico romanzo, abbonda di dotti riferimenti biblici e atmosfere sacre e dissacranti.
  10. Leopold Bloom è la nuova versione di Ulisse nell’omonimo romanzo di Joyce. Confesso di aver letto varie volte il libro, ma di non ricordare il passaggio in cui egli spende una moneta appositamente marcata per vedere quanto tempo impiegherà a tornare a lui. La moneta non gli torna indietro, e parrebbe voler essere una metafora della vicenda di Itaca per l’Ulisse vero.
  11. Infine, è nota la storia in cui il Re Luigi XVI sarebbe stato riconosciuto nella sua fuga a Varenne, a causa della sua stessa effigie in una moneta.  
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