La Messa Laica

Ho letto mio malgrado (o “malgrato”, dato che gli amici me le mandano a posta per farmi gioire certe cose) una notizia relativa a quella cretina della Guzzanti, che ormai pare proprio aver assunto i tratti di una amareggiata gattara litigiosa e fuori di testa.

Lì per lì ho sentito gioia: solo per essermi liberato dall’infausta presenza di questa gente qua nel quotidiano e nella vicinanza, vale la pena emigrare! Si respira davvero!

Poi mi sono chiesto come facciano soggetti del genere a fare i comici. Non parlo del perché abbiano possibilità, quello lo sanno tutti, fa parte delle spartizioni e lottizzazioni patrie: o fai i pompini e diventi valetta, o fai il cursus honorum in Vaticano, o ti aggreppi all’apparato rancido e in smantellamento della sinistra italiana. Mi sono chiesto proprio come accidenti fanno ad esistere! Come gli viene in mente a gente del genere di definirsi comici… Non è tanto che sono deliranti, ipocriti, inconcludenti, biliosi, il peggio è che sono pallosi, so’ proprio noiosi, pesanti.

Ebbene! Il fatto è che la cultura millenaria della tristezza invade tutti; sì, ha origine religiosa, mediorientale probabilmente, poi innestatasi, e così potenziatasi, sulle superstizioni, l’aggressività o il forte senso del macabro delle diverse popolazioni europee, ma è lei la base di tutto, è la tristezza, e non si scappa solo perché ci si definisce e si è “laici”.

L’Italia brilla quanto a pesantezza e negatività, tristezza. Tanto è vero che, alla cultura della tristezza e della sofferenza autoassunta in espiazione, appartengono tutti, e pure le frange più rosse ed estreme della nostra bislacca società, quelle apparentemente del tutto estranee e addirittura opposte ad essa.

Somma delle tristezze tradizionali e codificate è la messa! Il cattolico ha un gusto particolare per potenziare lo sconforto, ci gira attorno sempre, non se ne separa mai, e se ne nutre, beato lui! Deve rattristarti sempre! Pure se ti sposi, se ami, se ti nasce un bambino. È la sua missione in vita! E non è che per aver scelto di appartenere alla sinistra in Italia ci si è mai liberati della messa e dal suo sconforto caratteristico.

La messa laica? Ma proprio i comici, ovviamente! I comici tv, o in piazza, i comici alla Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Chiambretti e moltissimi altri (per fortuna scomparsi) che non hanno mai fatto ridere, ipocriti, biliosi, stupidi, privi di ingegno, a volte parodie di comici e commedianti veri di altri paesi, che sciorinano le loro cazzatelle stantie e ripetitive, in tributo proprio all’altare della tristezza e della pesantezza.

Il comico fa spesso e volentieri pena: quello da cabaret è da spararsi in bocca! Ma quello boriosetto, maligno e arrogante, è un prete bacchettone e moralista, che spacca i coglioni a tutti proprio come da ruolo. Ognuno fa l’omelia ai suoi da noi! E tutti vogliono, pretendono, la loro trita omelia. Boh!

Tanto è vero che, proprio come in una messa a ogni minchiata si deve rispondere con gesti meccanici e poco sentiti -ci si alza o siede, si ripetono parole-, in questo caso si ride.

Si deve ridere, ma ovviamente non si può farlo di gusto, perché non fanno ridere. La risata è quindi solo un gesto di adesione al gruppo, un simbolo, che va ripetuto col doppio scopo di sottolineare l’appartenenza al conclave eletto e figo dell’intellettuale facile (ignorante) e con la puzza sotto al naso (uso laico del senso di colpa) di sinistra italiano, e quello di distanziare ed irritare (le risate finte irritano per natura) coloro a che a questo gruppo non vogliono, saggiamente, appartenere.

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