La mia Intollerante Religione

Premessa: questo è un pezzo acidello, ma umoristico, che –chissà- oltre alla mia ostilità verso le religioni, illustra la mia posizione di “pessimismo” più che -o oltre che- “cosmico”, “comico”, essendo frivoli diremmo l’inutilità di prendersela sul serio per la seccatura di essere nati, o piuttosto il tentativo, già che ci siamo, di scherzare come si possa su una vera tragedia: vivere, e specie vivere impotenti in società, con tutte le assurdità e violenze che comporta.
A chi non sappia leggerlo, o lo consideri offensivo, purtroppo posso solo dire che …ha anche ragione, ma… fatti suoi!

Infinitamente stanco del ronzio di pedanti e infondate pretese che l’umano e ritardato gregge va accampando, infastidito a morte dai rizomi del suo delirio, gli esplosivi barbagli di violenza, la fonda falsità, mi son finalmente convinto che essere schiettamente prosastici e materialisti non paga e che fingere di avere un Credo e coglionare il prossimo con esso sia imprescindibile per saper campare.

Seguendo un antico principio, in effetti vecchio come il cucco e adottato (ovviamente malissimo) da tanti nella storia, compresi -più recentemente- quel gran buffone che fu Crowley e persino quei mentecatti dei Manowar, non mi sono accontentato di una delle tante già nel secolo, ma ho fondato una mia religione.
Ora anche io posso finalmente offendermi e pretendere a vanvera assurdità a rispetto e in nome di una fede o supercazzola.  

Il seismo, cioè l’avere sé stessi come unico Dio ed oggetto di venerazione -un bell’avanzamento nel fetido maelstrom marroncino dell’automotivazione- nel mio caso si manifesta nella corrente scismatica e sciagurata del Viriodeismo, una particolare e lacrimosa dottrina che ha come oggetto di venerazione e culto me stesso: Virio Guido Stipa, nato purtroppo, in Italia purtroppo, purtroppo ad Ascoli Piceno, purtroppo, anzi… disgraziatamente, nel 1975, il 19 di gennaio (dicono, non lo ricordo).
Prendendo per buona la data, oggi, al gong della 41esima ripresa della supposta nascita, spazientito, affaticato, sono risorto come Dio.

Un primo tratto importante del Viriodeismo consiste nel fatto che, essendo religione aperta a tutti, io potrei non esser l’unico fedele al mondo, ben potendo darsi altri pigri allocchi che vogliano scegliere di avere proprio me come loro (piuttosto sconveniente, va avvisato) Divo, Divinità.    
A tutt’oggi non se ne conoscono, ma qualora apparissero (qui la particolarità) essi non sarebbero religiosi del macrogruppo seista, dato che per essere di religione seista si deve credere in sé e non in un altro individuo, per affascinante che sia.

Quindi (teologia): l’unico seista viriodeista al mondo posso essere solo io, moi. Che sono al contempo anche il prescelto dal Viriodeismo come suo Profeta (rivelandomi prima a me medesimo) e divenendo così (Mistero) uno e trino: Dio di me stesso, Profeta di me stesso verso le umane e indifferenti genti e devoto me a me stesso.

Il Viriodeismo è una religione con deliranti e confuse ambizioni ecumeniche (e perché no!?) profondamente ostile a tutti gli altri invisi culti umani, compresi ateismo, nichilismo, agnosticismo, scientismo, e quindi includendo i seguaci dell’unicorno rosa, i pastafariani, gli scienziati (quei pagliacci), oltre che ovviamente le religioni monoteistiche e spiritualistiche classiche, sia intolleranti, che miti (ai buddisti tiro noccioline come alle scimmie!)  

Lo stato divino del Dio non è affatto la Calma, come in paganesimi risalenti e scialbi, non si pratica, anzi si aborre l’esicasmo bizantino, ma è: l’Irritazione. Santa e Profonda, permanente, monocorde rottura di coglioni! Il Principio Primo è che tutti sono (siete) irritantemente ritardati! Il ritardo mentale è la Forza universale e istantanea che permea il cosmo! Secondo dottrina.   

La necessità di convivenza nel concreto storico porta a un quotidiano teso, ma pacifico, una diffidenza reticente, il serpeggiare di un disprezzo il più delle volte inespresso, latente, mancato.        
Non canuto barbone! L’iconografia tipica del solitario Dio prono al vituperio, e alle invettive è di spalle, a denti stretti e scucchia (o bazza) in fuori, mentre cerca di trattenere inutilmente e con evidente urto di nervi una bestemmia di ventre.       
L’accettazione del quieto vivere, però, non implica affatto che i miei precetti religiosi possano essere vilipesi e trattati con scarsa deferenza! E tanto meno che sia possibile limitare la mia libertà di culto, che poi coincide in toto con la mia condotta. Ogni azione della mia vita, infatti, è atto a rilevanza religiosa dove coesistono la manifestazione del Dio e il suo culto, censurarli in qualunque modo è una forma di offensivo razzismo e discriminazione.

Di preciso la mia illuminazione è avvenuta con l’apparizione dissociata a me medesimo ottenuta grazie all’ingestione di una spropositata quantità di gin Navy Strength 57° (il broma); fino ad essa, cioè fin quando fui ateo, ciò che contraddiceva ogni mio comunicativo baloccarmi con le futili ed erratiche cialde palatali di ciarle, ciaule e lemmi non aveva rilevanza religiosa, era pura e semplice discrepanza di idee. Oggi non più!
Virio parla sempre ex cathedra e questo implica che il disaccordo col suo rognoso petulare (Verbo) non si inoltra più per i fitti, silenti sentieri boschivi del classico “chissenefotte” caduco e ceduo, ma assume ormai i tratti della piramidale mancanza di rispetto eternamente offensiva di un Credo.  
Discrepare con le affermazioni (Parabole, Ellittiche, Tangenti e Paradossi) di Virio è non solo avere torto (come è sempre stato), ma anche offensivo hubris verso il suo Dio e quindi offesa grave alla sua religione e religiosità… e a un’intera cultura, grande e degna come ogni altra: affatto! Anzi: affazzo! 

L’adozione di una religione ha anche altre ripercussioni.     
Siccome il principio esistenziale da cui il Viriodeismo parte è: “son qui mio malgrado”, nella sua teologia, la permanenza del credente Virio (il Virio storico) nei luoghi angusti e calvi (purtroppo) per cui è costretto, come per una sorta (o “sorte”) di strano sberleffo, a passare deve, ripeto DEVE, essere la più piacevole possibile, o per lo meno la meno disgraziata.      
Tutti hanno l’assillante obbligo morale di allietare la sua vita mortale!

Virio è infatti un Dio modesto, non vi starà a garantire e promettere l’inarrivabile; non parla di “vita eterna”, non ciancia di “onnipotenza”, non riesce a modificare a suo piacimento la realtà esterna come vorrebbe, figurarsi fare miracoli!
È un Dio più che minore… minorato, incapace, handicappato, ritardato (solo come Dio) tra i ritardati (le persone tutte), e come tale ancor più meritevole di speciale protezione, garantita da tutti gli ordinamenti costituzionali avanzati ai meno fortunati.     
Se è da rispettare un Dio onnipotente, a maggior ragione deve esserlo uno “onnimpotente”, o “diversamente potente”.

In lotta contro tutti, odiatore -nato o divenuto che sia-, incline al turpiloquio e alla blasfemia, di esigua pazienza, e dal pugnale facile, il Dio attaccabrighe ha comunque pretese chiare che vanno rispettate, a meno che non si voglia incorrere indarno nelle sue tonanti quanto inutili ire, macchiandosi di ciò che è definito: “Peccato dell’essere stronzi”.

Le Sacre Pretese:

  • Virio ha sempre ragione! 
  • Qualora non la si pensasse così… meglio una perfetta menzogna piacevole, che una lacerante verità. Mentire bene! Come allo scemo del villaggio di ogni religione, come davanti a ogni divinità, non importa la sincerità, ma si necessita di un fintissimo rispetto di prammatica e un po’ intimidito.
  • Il Dio è illuminato, disdegna la schiavitù, e disdegna lavorare per vivere, ma non disdegna consumare.
    Questo paradosso, comune al religioso, va rubricato tra i Misteri, e va accettato così come è, senza questionare; e quindi non si chiederà mai danaro a Virio a corrispettivo dei beni e dei servizi di cui si sia a vario titolo avvantaggiato (laico, religioso, misto) nel corso del suo seccato soggiorno terreno.
  • Altre religioni perorano la povertà e sono ricche, questa perora la ricchezza, ma non decolla. Allora deve essergli permesso di cogliere qualsivoglia frutto tra beni e servizi dal giardino dell’Eden mondiale senza essere fermato o ostacolato (i “ben di Dio”, no?), senza rivolgerli parola inopportuna, senza turbare e disturbare il suo saccente animo litigioso, iracondo e perennemente esacerbato dall’altrui (la tua) presenza.
    Qualche esempio. Se sceglie di guidare la tua Lambo ti sta rendendo onore! Il petto deve gonfiasi di orgoglio. Se sceglie di vivere a casa tua, devi commuoverti di gratitudine; se ti dice di andartene da casa tua e cambiare domicilio, perché lo hai seccato con la tua cogliona e noiosa presenza, è meglio che ti cerchi un albergo, devi levarti subito dai coglioni, ma SUBITO!
  • Al Virio storico vanno offerte continue e ininterrotte libagioni di gin Navy Strength (preferibilmente britannico), per tenerlo buono ed evitare di creare risentimenti; lui è sensibilissimo al razzismo e alle mancanze di rispetto verso se stesso, ma specie alla mancanza di alcolici.
  • A cambio Virio promette che non ucciderà nessuno. Unico miracolo!
  • Tra i Misteri va anche annoverato quello per cui, come in tutte le religioni maggiori, Egli pretende un trattamento per sé, ma non è affatto disposto alla reciprocità verso altri, pur considerandosi giusto ed equanime.
    Non tollera il razzismo nei suoi confronti, ma è profondamente razzista verso gli altri, dagli scandinavi agli africani, da Oriente a Occaso, equanime nel disprezzo. È retrogrado, bastardo, misantropo, reazionario, omofobo, volgare, e molto altro di spregevole e turpe, perora l’aborto e l’omicidio, incentiva il matrimonio solo a fini adulterini, tiene all’amicizia solo per passare inopinatamente alla più totale indifferenza, adora il tradimento. Parte del suo credo è infatti: il Disprezzo Universale.   
  • Le esperienze di vita indesiderata che ha dovuto patire prima di divenire Dio (nelle scritture: il Vagare nell’Umano Ritardo), hanno condotto Virio a una profonda misantropia, ma specie una insuperabile misoginia, come tipico del religioso. Tutti gli esseri della Terra devono sentirsi colpevoli di ciò (Peccato Poco Originale) e vivere nella contrizione più ritardata.
    Il senso di colpa deve schiacciarli come un masso una susina!
  • E in specie le femmine umane, quelle bieche creature malvagie e corrotte, devono provare a lenire i torti e le ferite sofferte fino ad ora, e provocati specie dalle loro turpi colleghe ricettacolo di nequizia, desiderando tutte, ma TUTTE, desiderando ardentemente di succhiargli l’organo sessuale fino all’emissione di seme lattiginoso e susseguente ingoio dello stesso.
  • La religione viriodeista non è però sessuofoba! E anzi a comprova di ciò, organizza orge e il suo simbolo è un pene di odobenus rosmarus (volgarmente: tricheco) eretto, che è promesso e dato a tutti in cambio del mero esistere e che va assunto per via anale come supp-ostia.

In quanto religione minoritaria-minorata e disabile, il Viriodeismo ha diritto non solo a speciale protezione da parte di Governi e Autorità secolari, ma anche a generose oblazioni e contributi, ai suoi seguaci deve essere permesso di indossare la propria veste talare e sacerdotale ovunque. Essa coincide con quella di volta in volta scelta arbitrariamente (di solito jeans e t-shirt metal); il che implica l’entrare in luoghi di culto altrui a proprio agio, in Sinagoga senza kippah, in chiesa d’estate in pantaloncini e perché no (se gli tira il culo) nudi, o da crociati ai riti satanici, per i deserti di tutto l’Ashugamanistan, o come si chiama il complesso di quei luoghi infestati da fanatici culallahria detti musulmani, facendo l’elicottero col cazzo e molto altro.
Precetto necessario del rispetto del Viriodeismo è non censurare la sua intrinseca mancanza di rispetto per chiunque. Fare altrimenti è una forma di offesa a Dio, che non potrà essere tollerata, perché vi odio eternamente, figliuoli di mignotta!

Ora mi sono espresso, eandiamoceneaffanculo!

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