La Parte Consolatoria del Nichilismo.

Sergio Leone, pare riprendendo Wilde, mette in bocca a un suo personaggio una frase dalla profondità abissale e dai risvolti impensabili: “le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono, a volte”. Chi non saprebbe sopportare alcune risposte, non faccia la domanda. 

Purtroppo alcune domande paiono inevitabili e ricorrenti. Da quando come esseri umani siamo in grado di pensare e comunicare, alla domanda sul “senso delle cose” sono state date una infinità di risposte (o sfumature), dato che pensare è conferire senso. La più indiscreta di tutte è quella che ammette pacificamente che le cose un senso non ce l’abbiano affatto.

Facciamoci a capire: nessuno può saperlo e il non prendere posizione, sospendere il giudizio, non risolve nulla. Anche la scienza, dopotutto, ha fornito una sua spiegazione plausibile e consolatoria sulla bizzarria che vede dei pezzi di materia divenire autocoscienti, intelligenti e in grado di conoscere il mondo e comunicare: il principio antropico.

Ammettere, o preferire, tra tutte, la visione per cui le cose, la realtà, l’esistenza, la sofferenza, un senso non ce lo abbiano affatto, tuttavia, non è libero da una sua propria parte consolatoria, comune anche a tutte le altre risposte (o non risposte).

Certo questo atteggiamento potrebbe essere visto come un modo singolarmente “forte” e “potente”, di porsi dinanzi al problema e affrontare le proprie intrinseche paure, e nessuno saprà mai dire quanto il fascino di questa “forza”, del tutto inutile e vana, se uno è sincero, influisca nella scelta, o sia condizionata dall’estetica e dall’esistenza di una società complessa. Fossimo soli nell’universo, confinati a galleggiare in un invisibile spazio nero, spaventati costantemente, ammetteremmo a noi stessi con altrettanta disinvoltura di non avere senso ed essere soli e senza speranze? O non inizieremmo magari a pregare un Dio ignoto che si farebbe attendere in eterno?

Ma non è questo l’unico aspetto della questione. La parte consolatoria implicita nella indiscreta risposta nichilista risiede nell’ineludibile dato che essa è comunque una risposta, come lo sono anche e persino la sospensione di giudizio e la non presa di posizione, e che ciò implica necessariamente una determinata sistematizzazione del mondo che, come tale, pone pur sempre una base su cui ergere altro. Crea stabilità, conferisce sicurezze.

Ammettere il non senso, comprenderlo o esserne consapevoli, persino ipotizzarlo e basta, è sempre meno “caotico” che ignorarlo del tutto, non rappresentarlo.

Forse nichilismo puro si avrebbe laddove non esistesse, o fosse incomprensibile, la domanda, in una totale perdita di senso della stessa: al di là (o al di qua) del sapiens, una nostalgia del mondo senza domande e risposte: senza pensiero.

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