La Quindana sta arrivando.

Non è proprio possibile fare una vera rievocazione storica. Suppongo che il mondo e l’essere umano siano sempre la stessa merda nei secoli dei secoli “inseculaseculorumamen”, ma quelle piccole sfumature, gesti, atteggiamenti, ruoli, etc. di ogni momento specifico della storia, non sono riproducibili.

Donne soldato? Paggi, falchi, lane metalliche, vilpelli, ermellini, acrilici, orologi, sorrisi, gel, occhiali, telefonini, cingomme, sono nulla! Dame che sfilano? Per il centro della loro stessa cittadina? Eserciti di strumenti musicali per sparuti armati in rame? Per non parlare di rullanti napoleonici (voglio essere generoso, sono noto per il mio buon cuore) chiarine coi tasti e melodie alla Hendel. Finiamola qui!

Un personaggio solo non sfigura! Il vescovo! L’unico in grado di partecipare a una festa popolare, una farsa, mantenendo non solo il suo ruolo (benedice i ceri, è lavoro!) ma anche le sue tipiche vestimenta da operaio del sacro. È perfettamente medievale, come deve essere! È così arretrato che può stare tra mascherati da guerrieri e mignotte camuffandosi perfettamente, stole e cazzi vari.

Dà un senso di cupo malessere e costernazione vedere un soggetto del genere, per definizione un impostore, che ratifica la sua impostura partecipando a una farsa come se fosse vita reale, pur di accattare un po’ di visibilità cittadina. Farsi benvolere e notare da un popolo che per il resto dell’anno è d’Ascoli e porta l’Ascoli.

Benedicesse pure i palloni a inizio campionato già che c’è.

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