La sapienza culinaria di Monsieur De L’Hororeé

Nessuno crederebbe che un anziano, e apparentemente spossato, annoiato gentiluomo, allungato e sottile, con movenze e volto gesuitici, possa dimostrare tanto vigore se necessario. Ah, non ha certo mani di burro il vegliardo! Il suo amore per la caccia, e ancor più il suo maniacale desiderio di controllo di quanto avviene nella preparazione delle sue ricette sapienziali non hanno mai sofferto flessioni, e lo rendono capace di ore ed ore di appostamenti e di lavoro anche fisico. La linea inclinata delle labbra e uno sguardo privo di qualsivoglia moto di umanità lo fanno somigliare a un rettile, bianco come carta;  avvolto da stantie graveolenze ciprigne, solleva e aggancia personalmente le prede agli uncini, poi pone leziosamente il dito indice sul mento allungato e, col frustino insanguinato sotto il braccio, esamina le carni vive senza badare mai a suppliche, o prestare la minima attenzione alla sofferenza animale.

 

La frollatura.

La carne, di giovani in specie, va preparata e consumata in fretta, o si guasta. La loro serbevolezza lascia a desiderare e la frollatura e la proteolisi della stessa e sono, per varie prelibate ricette intensamente speziate, fon-da-men-ta-li!

C’è una unica soluzione praticabile, ahinoi, per raggiungere le adeguate proprietà aromatiche e la consistenza adatta al consumo con una successiva frollatura minima: sottoporre la preda, specie nelle parti da utilizzare in cucina, a una severa battitura quando ancora in vita. Questo migliora assai la qualità!

Da quando, tempi nefasti, le punizioni corporali non sono più in voga, e il mondo finge cambiamenti che non riesce neppure a prendere sul serio, dalle nostre parti è diventato necessario rapire e torturare le vittime una ad una e segretamente. Pazienza! Una gran perdita di tempo!

Un vero cuoco esegue personalmente, o per lo meno presenzia e dirige, tutto il procedimento di frollatura che deve adattarsi al piatto da preparare, sì, ma soprattutto alla carne del capo scelto per la realizzazione di esso. Il corpo va esaminato puntigliosamente e da vicino per decidere che trattamento eseguire.

Una battitura media, ma realizzata con scrupolo, richiede almeno un paio d’ore, bisogna avere pazienza e perizia, e a volte, nei casi più difficili, anche fare attenzione a che la preda non perisca nel frattempo per il dolore delle vergate, lasciando il lavoro a metà e il disappunto nei volti dei cucinieri.

Molti se ne meravigliano, ma la veemenza del trattamento raramente è relazionata a caratteristiche di robustezza del soggetto, ci sono tenere fanciulle che abbisognano di fustigazioni assai lunghe e spossanti, specie sulle natiche. Bisogna esser spietati se occorre! E non lasciarsi mai, mai, mai intenerire dalle scene di disperazione e le urla di dolore; specie dei giovani, che sono molto inclini al ricatto morale, pensando che la loro bellezza e tenera debolezza siano la chiave della loro salvezza e dell’amore e non solo preziosa merce! Non vorremo certo un pasto peggiore solo per risparmiare a noi qualche ora di lavoro e a una viziatella insignificante qualche sofferenza!

Portare con se una lauta provvista di Bordeaux è sempre consigliabile, specie per le orecchie e i cuori più teneri.

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