La Spettacolare Carta Geografica di Pegnalverte

Non tutti conoscono la strana figura, pare realmente esistita, del Principe di Pegnalverte, un eccentrico e ricchissimo nobiluomo di origini francesi (da non confondersi con i quasi omonimi spagnoli) del diciottesimo secolo. Sfuggente persino nel nome, sconosciuto nella sua interezza, si dice fu di famiglia scampata immune al giacobinismo del secolo precedente, in modo quasi miracoloso; optò per un cognome maldestramente italianizzato con l’aggiunta della “e” finale, per ragioni sconosciute e lasciò tracce ancora visibili della sua esistenza qua e là, tra targhe e libri rari.

Dell’inafferrabile ed enigmatica figura si hanno pochi dati, ma tra i pure pochi specialisti in personaggi bizzarri e storie marginali, si narra una vicenda che meriterebbe maggior fama. Del principe si sa che era appunto di pressoché infinite risorse economiche, colto, poliglotta, dotto in alchimia e scienze naturali, residente per lo più a Napoli, di cui era innamorato, misantropo e filantropo al contempo, e che finanziò quello che probabilmente sarebbe e rimarrebbe ancora oggi il più grande progetto della storia umana se non fosse totalmente immerso nel mistero.

Verso la maturità della sua vita, attorno ai cinquanta, gli venne il pallino della cartografia. Commissionò quella che voleva divenisse la cartina più dettagliata che si fosse mai disegnata. L’impresa potrebbe sembrare di poco momento oggi che esistono sistemi GPS e Google, eppure ancora oggi non è e non sarebbe raggiungibile.

Per ragioni pratiche, decise di limitare un primo tentativo alla sola Europa, con l’idea però di estendere il progetto, se di successo, al mondo intero. A principio decise di realizzare la carta geografica contenendo le sue dimensioni a quelle del salone da ballo della sua immane casa di campagna nella Champagne, in cui finì per trasferirsi, un salone rettangolare di quasi cento metri per settanta.

Invitò i più abili disegnatori e artigiani, illustrò il progetto, mandò poi esploratori in ogni punto cardinale per raccogliere e comunicare i dati necessari. Per farlo in modo efficiente mise su una fitta rete postale di sua concezione. Al contempo iniziò a perfezionare una personale ricetta per carta che rendesse più agile e spedito l’intero processo; una carta ignifuga, di spessore quasi infinitesimale, e di una resistenza pressoché totale.

Era solito dire: le guerre le vince sempre e solo la logistica, mai il coraggio. E infatti, la sua intelligenza e propensione per la logistica ottennero l’impossibile; dopo solo tre mesi il progetto era realizzato. Inutile dire che tutti i partecipanti, decine di artisti, artigiani, operai, geografi, disegnatori, messi, viaggiatori, stallieri, ristoratori, e quant’altro gli era stato necessario, rimasero loro stessi a bocca aperta per l’incredibile traguardo raggiunto, e raggiunto per di più senza che nessuno avesse avuto neppure il tempo di rendersene davvero conto.

Il principe non mancava di tatto e gentilezza, permise a ogni partecipante che lo desiderasse di ammirare l’opera. Si saliva su una pedana che copriva la quasi totalità dell’ambiente, lasciando solo un angusto corridoio tutto attorno per i necessari spostamenti di lavoratori e attrezzature. Saliti in pedana si era liberi di muoversi sulla mappa, dotati di speciali calzature. Essa, meravigliosamente, riproduceva in dettaglio ogni luogo conosciuto d’Europa, i rilievi erano vertiginosamente ben realizzati. Il gran vanto del progetto erano le linee costiere. Chilometri e chilometri di inchiostro speciale, pure appositamente messo a punto per l’occasione, volevano ripercorrere ogni minima curvatura naturale topografica. Capitali, città, borghi, di cui era spesso possibile riconoscere, con l’uso di una lente, singoli edifici, realmente esistenti ed esattamente nella forma lì cristallizzata. La gente spendeva ore sulle Alpi, i Pirenei, presa dall’illusione di poter cadere, in Normandia, a Finisterre.

Gli applausi si sprecavano. Tanto era l’entusiasmo, persino l’euforia per quel risultato così magnifico, che tutti rimasero di stucco quando il principe si rivolse alla folla dei partecipanti non solo con un bel bonus economico, ma anche definendo la mappa: “un buon inizio”.
Alla perplessità un po’ intristita per una descrizione tanto laconica e deludente di quello spettacolo, seguì un boato di entusiasmo quando, a seguire, il principe propose la realizzazione di un progetto ancora più maestoso. Molti dei lavoratori erano affranti per la fine del progetto, avevano definito quei mesi di lavoro i più interessanti, oltre che i meglio pagati, della loro vita, la loro gioia fu immediata.

Pegnalverte non era stato veramente convinto dalle coste norvegesi, gli erano parse pasticciate e si era accorto subito di un paradosso. Le linee di confine di un paese, e specie le coste, diventavano tanto più lunghe quanto più si cercava di delinearle con esattezza. Si propose quindi di delinearle in modo perfettamente rispondente a verità. Qualcuno sostiene che avesse già chiaro il concetto di frattale e l’insieme di Mandelbrot. 

Questa volta le dimensioni della sala non sarebbero bastate. Si decise di affrontare la nuova opera cambiando metodologia. Ogni parte geografica era trattata a sé, sovrapponendo le varie che, solo in caso di necessità, sarebbero state poste in adiacenza.
Questo secondo progetto purtroppo fallì, o meglio, il principe decise che il risultato non era affatto a livello delle sue aspettative. Il miglioramento non era così significativo quanto avrebbe sperato e il caos regnava.
Decise quindi di rielaborare l’intero lavoro cambiandone tutti i punti più significativi. Rivisitò la ricetta della carta fino ad ottenerne una non solo di spessore pressoché infinitesimale, ma del tutto infinitesimale. In tal modo, non solo sarebbe stato possibile riprodurre le linee della geografia, ma attualizzarne anche i cambiamenti sovrapponendo alle carte precedenti quelle successive, senza ingombrare l’insieme.

Era assurdo, si dice andasse dicendo, che una costa in alta marea sia la stessa che in bassa marea o in ciascuno dei punti intermedi del cambiamento. Era anche assurdo, a detta sua, che un lavoro che volesse definirsi impeccabile, proponesse le stesse linee per coste sia quando bagnate dalla pioggia battente che picchiate da un sole cocente, che non rispettasse i cambiamenti di luce ed ombre… “guardate la Sicilia, che disastro!”
Le dune del Sahara erano problematiche, le sue linee scolpite dal vento cambiavano di continuo. Il principe decise che un risultato davvero degno delle sue aspirazioni non solo doveva tener conto dei grossi cambiamenti, ma pure delle minuzie, gli spostamenti di granelli di sabbia per singole folate, la caduta di frutti e fogliame dagli alberi, le ristrutturazioni immobiliari, il decadimento per abbandono, le mietiture, i pascoli e gli spostamenti del bestiame… “Non è che tutti i campi contengano lo stesso numero di spighe, né tutte le spighe lo stesso numero di grani…”

Si dice inoltre che andasse spiegando ai disegnatori tra il serio e il faceto: “cosa succederebbe se un viaggiatore perduto per la campagna, incontrasse un casolare e questo fosse diverso dalla versione della mappa?! La vernice diversa, il colore più sbiancato da un altro giorno sotto il sole… potrebbe confondersi, se l’avesse sotto mano, e noi faremmo una figuraccia.”

Decise quindi che l’unica scala possibile per un lavoro veramente accurato era quella uno a uno, impose limiti più serrati di quello grossolano, che aveva stabilito all’inizio, dei dieci centimetri di differenza per alture, abbassandolo ad almeno un milionesimo di millimetro. Il progetto prese tutt’altra dignità e ambizioni. I suoi partecipanti furono reclutati nella forma di società segreta, per evitare disturbi e distrazioni, gli fu chiesta dedizione totale e completa al progetto, silenzio; al progetto stesso fu conferita la forma giuridica di opera priva di scadenza, e gli furono destinati fondi illimitati. Al contempo esso sparì dal mondo. 

Dove è la mappa ora? Si dice che una prima versione dell’intero mondo fu raggiunta solo dopo un decennio di lavoro ininterrotto e infaticabile. Da allora la mappa viene attualizzata a scadenze sempre più serrate, dato che, si racconta, gli studi alchemici del principe virarono con successo verso la fisica e il problema della infinita divisibilità del tempo. Da lì in poi la “Société Générale de Cartographie” (Società Cartografica Generale), come aveva finito per chiamarla, riuscì a lavorare in tempo reale sul suo “Atlas de Taille Naturelle Mis à Jour en Micron-Microseconde” (Atlante a Misura Naturale Attualizzato al Micron-Microsecondo).

Ne esistono, pare, almeno due copie messe a punto in forma completa. Una è in formato libro classico, con copertina rigida. È un libro strano, il suo spessore inganna, equivale solo a quello delle due copertine di cartone che ne delimitano inizio e fine, una volta aperto però, le pagine, prive di spessore, si sovrappongono senza occupare spazio, e se c’è inizio, non pare esserci fine. Possono essere sfogliate senza che si riesca a esaurirle, si moltiplicano e sdoppiano tra le mani del consultante e riproducono una sopra l’altra non solo tutte le località del mondo, ma pure ogni loro cambiamento nel tempo. Il volume è del tutto inutile, però; è pressoché impossibile trovare ciò che si cerca; inoltre le pagine non possono essere numerate, per ragioni di economia e opportunità, non certo per mancanza di numeri, ci si tiene a precisare.   

Un’altra copia si dice sia disposta in modo continuo, per puro piacere della contemplazione dell’immane progetto da parte dei suoi molti e esoterici realizzatori. La carta su cui si disegna è ormai di una tale qualità da essere indistruttibile, trasparente, intangibile, immune ad agenti altri che lo speciale inchiostro messo a punto per il progetto, il quale riesce a riprodurre al dettaglio tutti i colori del mondo. Tutti gli uomini, senza realizzarlo, camminano sui fogli dell’immane opera, che prosegue oltre la morte del suo ideatore, a quanto si dice avvenuta in completa serenità solo all’alba del ventesimo secolo.

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