La Stupidità Intraprendente: l’esempio del compagno di casa e le pentole della cucina.

Dal momento che la società ha ripagato il mio impegno e la mia onestà concedendomi, come a tutti noi, dovizia di possibilità e un considerevole livello economico, ho condiviso il mio appartamento, nell’arco della mia agiata vita, con più di cinquanta persone.

Tra esse s’è visto un po’ di tutto: geni, stupidi, stupidi intraprendenti, buffoni, belle tope, tossici, gente sporca, igienisti, e così via.

Uno stupido è, fondamentalmente una persona che, per difetto di comprensione, non ha chiare le conseguenze delle proprie azioni e di quelle degli altri, e che non “azzecca”, mai se è molto stupido, le previsioni, portando a dei disastri.

Uno stupido intraprendente è una persona che, pur non azzeccando reiteratamente la propria previsione con quanto poi si concretizza, cionondimeno vuole decidere lui, e non ascolta chi invece farebbe scelte che migliorerebbero le condizioni sia generali che particolari di un gruppo di persone: segnatamente i coinquilini.

Tecnicamente stupida la generazione che ha avuto il controllo e la gestione di una società che è andata a picco, non c’è dubbio a pensarla così, anche solo per l’evidenza che è andata a picco. Solo uno stupido intraprendente potrebbe negarlo, invece di tacere.

Nel piccolo di un appartamento è esemplificativa una situazione, tra tante.

Quando si convive, dal momento che si è in regime di eguaglianza, nessuno può vantare, usando la ragione, “titoli” speciali per sottrarsi a dei doveri comuni, su tutti incombe l’obbligo ineludibile di realizzare alcune attività spiacevoli, ma necessarie, quali pulire il cesso e gli ambienti comuni, lavare le proprie stoviglie e via discorrendo.

Ebbene persino in una microsocietà di quattro, cinque individui, possono palesarsi le nefaste conseguenze della stupidità e della stupidità intraprendente.

Può succedere che una persona “furba” (pigra e d’animo pezzente) lasci il pentolame che usa senza pulirlo. Dopo la reiterazione del comportamento urge un richiamo e un confronto verbale per “aggiustare” la situazione.

Ebbene lo stupido intraprendente farà la proposta, di cambiare le regole, e, dato che a chi servono pentole e piatti dovrà lavarli, proporrà (credendosi un genio) di lavarli prima di usarli e non subito dopo l’uso. In tal modo chiunque sarà necessariamente costretto a  farlo se vuole cucinare e mangiare e non c’è possibile via di uscita. Questa gli pare una idea magnifica, dato che a lui costa fatica lavare dopo aver desinato, ma non vede come potrebbe evitare di attivarsi se dovesse cucinare e tutti i piatti e le stoviglie giacessero sporche nel lavabo.

La nuova condotta, quindi, prevede di lasciare sporco quanto è stato necessario usare per la cena, in attesa di qualcun altro che debba farne uso e che dovrà perciò pulire per realizzare il suo scopo. Ora ciascuno pulirà quello che usa necessariamente! Problema risolto! Cosa cambia? Nulla! E tutti dovranno fare il loro dovere.

Affatto. Non ha il minimo senso pensarla così! Dal momento che lo sforzo da realizzarsi per ottenere lo stesso risultato sia con le vecchie regole (cucinare e poi pulire) che con le  nuove (pulire per cucinare) è esattamente lo stesso, non c’è alcun risparmio in termini di fatica-energia, ma si crea, invece, una importante differenza quanto a qualità di vita del gruppo.

Nel primo caso tutti vivranno in una casa con una cucina sempre linda e pinta e immune da cattivi odori e infestazioni di blatte, batteri e parassiti, etc., mentre nel secondo avranno una cucina sempre sudicia. Dato che implica anche rischi per la salute.

Lo stupido intraprendente è colui che per non spendere per la sicurezza sul lavoro, lesiona un operaio, ottenendo così di spendere di più per doverlo risarcire e avendo una persona che impiega risorse economiche ingenti per salvare la sua vita o integrità fisica, quando avrebbe potuto spendere meno per andare in vacanza con la famiglia ad essere felice, invece di soffrire.

Lo stupido intraprendente, e pure lui taccagno, è colui che paga il meno possibile il lavoro degli altri, cerca lo sfruttamento al di là anche di quanto consente la legge (già generosa coi vermi), poi perde una causa di lavoro e oltre a risarcirlo deve spendere per due avvocati.

La società è purtroppo in mano a stupidi intraprendenti che dovrebbero capire che, se per una serie reiterata di volte non hanno ottenuto, con le loro decisioni deliranti, il beneficio che pensavano di ottenere, nemmeno per soddisfare la loro avidità, dovrebbero cambiare criterio o affidarsi ad altri, invece di voler decidere loro. Ma la stupidità gli impedisce la comprensione di questo semplice dato. Siamo fottuti!

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