La superficialità

Amo la superficialità. Passerei l’esistenza a formulare coi miei simili frasi del tutto prive di profondità, ma anche di malignità.

Frasi benevole e scevre di un autentico significato, che schivino sempre l’essenza soffocante, incomoda e sudaticcia del mondo, composte di parole eteree, come nuvole.

Il loro “significato” sarebbe nella loro innocenza, nel candore, nel tentativo di non turbare mai nessuno, non suscitare mai neanche un minimo di contrarietà: “una bellissima giornata, non trova, caro lei?”, “questo vinello è fantastico e parla dritto al cuore suggerendomi di invitarla a un altro bel bicchiere, mio allegro compagno di bevute”, oppure: “guardate che splendido paesaggio”, “vi trovo in gran forma amico mio!”, “siete una splendida signora! Elegantissima, come al solito!” etc.

Basta provocatori, basta cafoni, basta cinici e egocentrici! Un mondo dove tutti non siano che il contorno gradevole del mondo degli altri, e si soffermino solo su aspetti positivi e leggeri, e di essi trattino, dimenticando le cure e tutti gli altri lati del prisma della realtà, nascondendoli, ignorandoli, ma non per vergogna, per edonismo, invece, e per l’inutilità di farsi male.

Personaggi non freddi, ma sicuramente distaccati, senza passioni troppo accese, contrasti, amori e amicizie radicali, fedeltà, o magari obblighi e responsabilità, senso di appartenenza e del dovere altro che quello di essere cortesi, gentili, allegri, spensierati e delicati.

Pure nel corteggiamento non dovrebbe agirsi diversamente: “vi trovo davvero affascinante, andiamo a casa mia, gradireste?”, “vorreste avere sesso con me stanotte?”, “non vi conosco, ma mi sembrate proprio una ragazza di buon cuore, ci terrei molto a darvi un bacio sulle labbra”.

Sarebbe necessario l’uso perenne e costante delle forme di rispetto, anzi, le altre forme, confidenziali, dovrebbero essere studiate solo per non essere usate, ma ricordate, per sapere che esistono e che si stanno, appunto, impiegando quelle di rispetto.

Persino con i genitori il distacco e la leggiadria dovrebbero regnare sull’amor filiale: “signor padre, apprezzo moltissimo il vostro regalo di compleanno, e farò tesoro delle vostre belle parole”, parole che pure non devono essere se non un mite invito a godere della vita: “figlia mia, splendida fanciulla, uscite stasera, nel dì del vostro genetliaco, e divertitevi coi vostri amici, siate allegra, ridete; siete così bella quando lo fate, nessun uomo vi resisterà!”, “amata madre, il tempo pare essersi fermato per voi…”, “figlio mio, quanta gioia mi date al vedervi così raggiante…”.

E trascorrere così, tra superficiali rapporti umani e moltitudinarie amicizie senza peso, un lieve e confortevole cammino nel quotidiano, fino alla fine.

 

 

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