La vita ideale

“Ah, questo non sarebbe proprio dovuto succedere!” Sarebbe stato meglio avere altro? Se quella tal cosa non fosse successa, saresti stato più contento?

La “vita ideale”? Siamo così distanti da essa, che qualunque vita si viva, per diversa che sia, è altrettanto lontana dalla piena soddisfazione praticamente quanto ogni altra.

Si spende il tempo rimpiangendo gente scomparsa, che se ci fosse tratteremmo esattamente come quella rimasta, con indifferenza e fastidio. Ti voglio proprio vedere con qualcuno per l’eternità!
Gli amici sono fastidiosi, e così i famigliari, la solitudine pure è fastidiosa.

Si parla non ci si capisce, ognuno va dove vuole nei discorsi e negli ascolti. Ci si esibisce con scienza, arte, cultura, forza fisica, sport, e tutto il resto. Senza spettatori non si vive.

Le donne non bastano mai. Ne hai una, ne vuoi un’altra, ne hai un’altra, ne vuoi un’altra ancora. Anche se sono tutte uguali e dopo il sesso te le vuoi solo togliere dalle palle.
Certo c’è la filosofia, la temperanza che ne discende, e con essa l’indiscutibile sentimento di sentirti un vero coglione a stare lì a leggere, studiare e scrivere mentre un giamaicano si scopa quella che piace a te.

I soldi neppure bastano mai. Non è cattiva idea quella di rifugiarsi nel culto del possesso materiale: compri di tutto, tutta roba brutta e stupida, che in effetti non ti piace, ma che qualcuno ti manipola e ti induce a credere che sì ti piace, che ti darà soddisfazione. In questo caso non hai il sentimento di essere un coglione che ti dà la filosofia, quindi sei pure peggio. Ancora più coglione.

Ed ecco che con la tua volgare presenza contribuisci a rendere la società un posto invivibile, irritante. Ognuno fa la sua parte.

Non c’è da biasimare chi imbraccia un fucile e spara come non c’è da biasimare chi cambia auto, tutto sommato. O meglio, se il biasimo avesse un senso si potrebbe passare tutto il tempo a rompersi le palle con esso, anche scoprire la penicillina è un atto volgare, stupido e colpevole.
La differenza è comunque minima qualunque cosa si faccia, aiuti un tale o lo sfrutti, non gliene frega niente a nessuno, tutto sommato nemmeno alla vittima; anzi, non è raro avere ammirazione dallo sfruttato e ingratitudine dall’aiutato. Personalmente, l’ingratitudine mi eccita da morire, mi fa l’effetto di una bella fica, la cerco ovunque, ma la gente è taccagna pure di quella e da me comunque non la avrà mai.

Le persone importano davvero solo da morte, a dimostrazione che è proprio “la vita” ad essere un bene.

Ma sì, si parla per iperbole!
Organizziamoci per essere tutti felici, tanto non ci si riesce. La società più razionale è soffocante, le utopie spaventano, la legge della giungla è crudele. Ad ogni modo, prima o poi, qualcosa di astruso ti si porterà via, a meno che non si voglia implementare una indolore, ma assai sinistra, eutanasia per tutti ad un’età determinata. A 70 anni te ne devi andare. Entri in ospedale ed esci dall’obitorio.

Io sono per questa soluzione, ma non perché sia lieta, solo perché mi avvicina ad una delle poche soddisfazioni che posso avere in carne: avere ragione.
Una piccola vendetta contro i miei simili e le loro baggianate sul “dono della vita”.
Anche la vendetta dà soddisfazione, ma è per pochi, si deve vincere la pigrizia, che è assai più forte in quasi tutti.

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