Le mie Esperienze coi Musulmani: Aznar assassino!

Le mie esperienze con persone di religione musulmana sono pochissime e di certo non sufficienti per formare un’opinione specifica su una cultura che vista nel suo insieme ha fatto tantissimo e tanto di magnifico, ed ha avuto momenti di grande splendore, e nemmeno sulle persone di oggi, ci mancherebbe, eppure sono state tutte disastrose.

È stata una dura lotta, ma il peggiore politico della mia vita è stato Aznar, meno scemo, ma più indecente del successore che pure era un pezzente di mente e demente conclamato.

Quando successero i fatti dell’attentato di Madrid, io quella mattina precisa del 2004 non ero in Spagna, ci tornai qualche giorno dopo. Allora nella lagna delle celebrazioni nostrane del senso di colpa mi trovo, più che altro per curiosità, alla “contromanifestazione” del quartiere bohemien di Madrid, una delle tante in condanna degli attentati (sempre), ma dal piglio esclusivo e intellettuale, radicale e alternativo (più profonda, insomma, speciale) e alla quale partecipavano pure i musulmani che nel luogo abbondano.

Ebbene in teoria si sarebbe dovuto esprimere solidarietà alle vittime (sempre), farsi sentire (legittimo) contro l’atteggiamento vergognoso di Aznar, che per farsi rieleggere aveva mentito attribuendo a tutta prima l’attentato ai baschi, invece che ai veri responsabili (musulmani), i quali erano stati mossi, probabilmente, come ritorsione verso la sua politica che aveva seguito quella aggressiva e guerrafondaia americana. La guerra era stata conseguenza dei fatti dell’11 settembre 2001 a New York.

La responsabilità era di estremisti musulmani, sì, ma questo non andava detto e se andava detto si doveva anche affermare che i musulmani non ci sono tutti ostili: ci sono i terroristi, -forse, quando verranno identificati…- e ci sono le brave persone.

Anche se da quegli stessi ambienti dove ci trovavamo erano usciti anche i più radicali, lì, adesso c’erano tutte le brave persone, integrate, rispettose, tolleranti, amiche! Sorrisoni, musica brutta, pipe del cazzo, dolcetti, tea dolcissimo, sorrisoni.

Poca gente, tutta pezzente, ma sufficiente ad affollare la piazza, iniziano i soliti stupidissimi slogan e gli affannosi cori di rito rabbiosi per non essere riconosciuti come speciali e in grado di salvare il mondo dalla barbarie di tv e pensiero unico, ma tra tutti se ne impone uno: Aznar assassino! Lo ripetono come pecore tutti per decine di volte urlando: Aznar assassino! Aznar assassino! Aznar assassino! Aznar assassino!

…Quando a un certo punto una ragazza accanto a me, spagnola comunista, e un altro paio di persone alternative e fricchettone, iniziano a ventilare l’ipotesi che in effetti le parole siano un po’ imprecise e pure eccessive dato che sì, Aznar aveva appoggiato una guerra ingiustissima di Bush, sì, Aznar aveva mentito al suo popolo, sì era un gran pezzo di merda, ma le bombe di quel giorno, oggetto della manifestazione, non le aveva poste lui, e comunque la si volesse vedere e girare, un gesto del genere, che aveva ammazzato e ferito centinaia di poveri cristi che andavano al lavoro, non era ammissibile.

Un po’ di autonomia di pensiero? Penso tra me. Ah! Sorpresa!

Subito, ma subito, correndo arrivano due tre persone, uno o due piccoletti, uno grosso, un sacco di merda ciccione, probabilmente marocchino in lerci sandali di cuoi meritevoli di sciabolata, che, con i modi e le espressioni tipiche loro, agitandosi assai, a mani levate e gridando coi labbroni e la saliva, inizia a insultare e spingere i tipi, dicendogli che NO! Aznar era il responsabile dell’attentato e che dovevano gridare: Aznar assassino!

La donna, imbruttita dal muso moro, sta zitta a posto suo come deve essere, gli altri si sottomettono alla prepotenza xenofila, non baccagliano, non protestano: Aznar assassino!

Non so, forse la reincarnazione esiste: fui seccato alle crociate sul deserto in malo modo e da allora ho il dente avvelenato con chi mi ci mandò e chi mi ci tolse la pelle! Non so, ma i loro modi li detesto come poche altre cose. In genere detesto tutta la prepotenza e la falsità, specie pretesca, ma quel modo di parlare, proporsi, mellifluo e falso, apparentemente amichevole prima e poi sciatto e violento alla prima occasione di dissenso, davvero lo odio.

Io me ne andai, avevo curiosato abbastanza, nessuno mi chiese di gridare qualcosa che non volevo gridare, ma a un certo punto lo avevo anche sperato.

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