Le Rane (Cronaca di un Esperimento)

Per un po’ non mi sono fatto vivo in giro, sono stato molto indaffarato, perché ho ricordato di aver sempre sentito ripetere che due rane bollite in due maniere diverse assumono comportamenti diversi e di essere sempre stato curioso di sapere se ciò è vero.

In particolare si afferma che se si mette una rana viva a bollire partendo dall’acqua fredda, scaldata mano a mano, essa sopporterà più a lungo e meglio la situazione di disagio e poi di dolore, invece che se gettata direttamente nell’acqua bollente.

Questo viene di solito sostenuto non per interesse verso le rane, ma facendo un paragone con la società, per affermare la maggiore passività del cittadino a cambi graduali e costanti rispetto a quelli bruschi.

Non so e non mi interessa troppo sapere se questi paragoni sono attinenti e sensati, se la società, o i suoi cittadini, e le rane abbiano qualcosa in comune, ma da tempo ero invece interessato a verificare se tale affermazione (quella che vuole le rane reagire diversamente alle due diverse lessature) fosse veridica o solo una delle tante bufale che si raccontano, una leggenda urbana.

Tre condizioni mi hanno spinto a poter chiarire l’arcano: il fatto che non vi fossero studi seri e dirimenti a proposito (o io non ne ho trovati), l’avere un bel po’ di tempo libero, il fatto che il Missouri abbonda di rane.

Ho iniziato pensando che la faccenda fosse facilmente intellegibile, ho preso due rane, due pentole le ho messe sul fuoco, una con una rana dentro e il coperchio trasparente sopra, l’altra solo con acqua per poi gettarvi la seconda rana quando l’acqua fosse giunta a cento gradi e coprirla con un altro coperchio per evitarne la fuga.

Purtroppo però non sono affatto riuscito a capire se e come il comportamento potrebbe considerarsi differente. La prima rana, prima di cedere alla morte, ha lottato con tutte le sue forze, iniziando qualche minuto (forse secondi, non ho cronometrato) prima che l’acqua bollisse in modo pieno. La seconda, nemmeno a dirlo, è stato persino difficile riuscire a gettarla in pentola.

A dover esprimere una prima e approssimativa idea, che però non sarebbe altro che un’impressione, un’opinione personale, potrei dire che i due comportamenti sono pressoché analoghi, per lo meno quanto a intensità della lotta per uscire dalla spiacevole situazione di lessatura.

È però vero che essi comportamenti sono necessariamente diversi dato che la prima rana, inizia ad agitarsi prima che l’acqua raggiunga il punto di ebollizione, mentre la seconda non ne ha né il modo né la necessità, dato che fino a che non viene gettata tra le bolle è tranquilla e non ha motivo di lagnarsi. Da questo punto di vista apparentemente sarebbe addirittura la prima ad apparire più “insofferente”.

Non persuaso ho deciso di assumere un approccio più scientifico e rigoroso. Con un modesto investimenti in danaro, ho acquistato una coppia di attrezzi per realizzare gli esperimenti del tutto identici: due fornelli, due pentole nuove con coperchio trasparente, due termometri accurati da montare sulle pentole per una misurazione e mi sono sistemato nel mio assai ampio garage.

Poi ho ripetuto l’esperimento. Anche questa volta lo sforzo per evitare la morte mi è sembrato analogo. La prima rana (nei miei appunti qui diluiti, chiamata soggetto A) ha iniziato a dibattersi in modo frenetico (così reagiscono) e violento a partire dalla temperatura di 85°C, mentre prima, potremmo dire dai 60°C, dava solo segni di disagio (crescente, ovviamente). La seconda (soggetto B) ovviamente si comporta in tutto e per tutto come la prima da subito.

A morire impiegano più o meno lo stesso tempo, m’è parso ad occhio e croce, ma poi ho verificato meglio. Mi sono infatti spostato su questo secondario aspetto, che ritenevo interessante chiarire previamente, prima di sviscerare tutto il resto.

Dal momento che non so se la resistenza al dolore di ogni rana può variare, ho deciso di fare vari tentativi per poi stilare ed attenermi a una media.

Al ritmo di venti rane al giorno, selezionate in coppie a seconda di caratteristiche analoghe: peso e dimensioni, colorazione, salute generale (vitalità), ho stabilito che esse muoiono in entrambe le situazioni in un tempo variabile solo tra 1.35 e 1.42 minuti (da quando inizia l’agonia, da 85°C). Assumendole come morte quando smettono completamente di muoversi.

Chiarito questo sono tornato all’esperimento originario per provare se un trauma immediato, o un lento cambiamento, sono due condizioni che presuppongono una diversa reazione in chi li subisce.

Dalle mie osservazioni l’unica differenza di una certa rilevanza è stata che, se una rana entra in pentola a 100°, si comporta con più vitalità dell’altra solo perché quest’ultima è già vinta da parecchio sforzo già sostenuto e non è più in grado di lottare con altrettanto vigore.

Dal momento che con una certa costanza (sorprendentemente esatta) ho notato che la, diremmo, “soglia del vero dolore”, marcata dall’inizio di violentissimi sobbalzi, inizia ad 85°C per tutte le rane testate, per poter definire la questione con esattezza, ho deciso di infilare la seconda rana (soggetto B) a tale temperatura invece che a 100°C, per vedere se si comportasse in modo diverso da quella che vi si trova da prima (soggetto A).

A questo punto avevo già esaminato ben oltre i 120 anfibi, dato che alcuni giorni mi sono concesso deviazioni con rane straordinariamente grosse, o piccole, per verificare anche se il comportamento e la reazione alla bollitura fossero condizionati dal fattore dimensionale. E non pare!

Anche qui, dal momento che non posso sapere se possono esistere rane più resistenti e “stoiche” di altre, non mi sono affidato all’esperimento singolo, ma a una serie, in modo da poter verificare una costanza nelle osservazioni. Penso sia inutile precisare (ma per scrupolo lo faccio) che tutti i fattori di temperatura, quantità di acqua e irrogazione del calore sono sempre stati analoghi e attentamente tenuti sotto controllo.

Pure questa volta ho dovuto orrendamente sopprimere oltre 60 coppie pur di potermi considerare soddisfatto e verosimilmente sicuro della veridicità di quanto posso affermare. E ciò è che i due comportamenti sono del tutto analoghi!

La seconda rana (soggetto B) si comporta esattamente come l’altra (soggetto A) manifestando violentissimi spasmi (che se non fossero espressione di un dolore lancinante e senza scampo, sarebbero persino divertenti) che poi cessano nei tempi suddetti (morire a quanto pare è un affare di difficile conseguimento persino per esseri di poche decine di grammi).

Stavo a punto di considerarmi soddisfatto, convinto di aver smentito il mito della frase detta e ripetuta a sproposito in così tante occasioni, quando ho capito di aver commesso un tremendo errore!

La rana non può reagire più violentemente di come fa a partire dagli 85°!

Quindi è impossibile sapere se la seconda rana (soggetto B) potrebbe reagire diversamente dalla prima (soggetto A) in virtù di un cambio drastico anziché graduale! Che poi è quello che afferma la frase, il suo vero spirito e punto cruciale.

Per poter verificare ciò, si deve mettere la seconda rana (soggetto B) in una situazione non limite; vale a dire, dove la prima ancora non lotti con tutta la violenza e la forza di cui l’avara natura l’ha dotata, e verificare così se l’altra invece lo fa. Sono animaletti patetici, poverini, puoi far loro quello che vuoi, e catturarli è così semplice da risultare disarmante, anche se lottano, oh, sì! Lottano come possono! (Gestire tigri sarebbe più complicato, ma forse anche più interessante.)

Ho deciso così di inserire la seconda rana (soggetto B) nella pentola di acqua alla temperatura di 70°C per osservare se, da una situazione di calma, trovandosi repentinamente in una di forte disagio, essa reagirà in modo più violento di colei che invece è arrivata a tale situazione gradualmente.

Il primo risultato è stato deludente! La seconda rana (soggetto B) per un attimo ha sobbalzato violentemente per il trauma (più dell’altra), ma poi ha saputo gestirlo, per tornare a “dare spettacolo” alla solita temperatura di 85°C.

Ho, ovviamente dovuto reiterare l’esperimento per decine e decine di volte per vedere se ci fosse una uniformità, ed in effetti l’ho riscontrata.

Purtroppo in questo caso il comportamento, mi sono accorto, è anche condizionato dalla velocità di riscaldamento dell’acqua. Più esso è veloce, vale a dire più il passaggio dai 70°C agli 85°C è breve, più il dibattersi rimarrà pressoché invariato, privo di flessioni, il che accrediterebbe il senso della frase in giudizio.

Ho quindi prima dovuto ripetere vari esperimenti a diverse velocità di innalzamento della temperatura e poi (assuntane una come riferimento) ho dovuto ripetere l’esperimento (per giorni) alle temperature di 75°C, 80°C, 82°C.

Tra il catturare e il bollire rane, sono stato impegnato tutto il giorno per due settimane intere! Ma alla fine penso di essere giunto a delle conclusioni, benché il sacrificio di tempo sia stato forse anche esagerato per il modesto scopo prefissatomi.

Una rana, scaldata gradualmente fino alla bollitura, darà segni di autentica lotta per la vita agli 85°C, mentre una gettata in pentola direttamente a una temperatura alta e superiore ai 75°C (a partire dai 77°C per lo più e con buona approssimazione) reagirà con la stessa veemenza (reagirà, quindi, anche a temperature più basse). Comunque una sostanziale e del tutto analoga condotta viene apprezzata a temperature solo di poco inferiori all’originaria (di 85°C) diremmo dagli 82°C.

Il che fondamentalmente confermerebbe e al contempo smentirebbe la frase di cui volevamo verificare la veridicità, dato che se è vero che il soggetto B anticipa la propria reazione spastica, è pur vero che lo fa di poco, giungendo a circostanze sostanzialmente analoghe alle altre; il che smentirebbe (sempre che i paragoni abbiano senso) che a cambi traumatici, la popolazione insorgerebbe in modo diverso e anticipato che se esasperata poco a poco.

Se un paragone tra rane ed esseri umani può essere fondato, potremmo dire che per attendere una reazione significativa di rifiuto, lotta, si deve arrivare praticamente alla soglia della bollitura in ogni caso. Alla soglia della morte… e poi si muore!

Il che ci conduce a pensare che la capacità di sopportazione di cui la saggia Natura dona le sue creature è tanto estesa, robusta, forte quanto il terrore della morte stessa, che, al suo tardivo apparire, spinge persino esserini minuti ed inoffensivi, insignificanti come le rane, a lottare e lottare con una strenuità tanto sorprendente quanto inutile e vana.

Purtroppo il mio compito non lo do per terminato, dato che vorrei chiarire aspetti secondari di questa vicenda e magari realizzare lo stesso esperimento su altre creature: insetti, roditori, piccoli mammiferi. Per sapere come reagiscono, con che analogie e differenze. Forse anche gli uomini reagirebbero allo stesso modo degli altri animali, chissà.

Il Missouri è pieno di animaletti, scoiattoli per esempio, che non è difficile catturare in abbondanza tale da fornire una fonte sufficiente di soggetti su cui sperimentare, poverini, per quanto lottino strenuamente per la loro libertà e inutile vita.

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