L’uomo (malvagio e stupido) e la Natura (buona e saggia).

La frequente dicotomia impiegata nei discorsi puerili di e da chiunque e specie riciclata nella assoluta desolazione del giornalismo televisivo nazionale (perpetrato da alcuni degli individui più mediocri e abbietti che il millennio abbia mai partorito) è per lo meno risibile, se non indice di una coglioneria da interdizione legale.

Dunque vediamo: da una parte ci sarebbe la così detta Natura, bella, lussureggiante, buona, saggia, dall’altra un essere abbietto e senza scrupoli, che sovverte le perfette regole di quella e la violenta e devasta senza limiti e razionalità.

Certo! Così la vulgata di chi vada trattando tutto come se l’uomo (il sapiens) fosse un qualcosa di esterno ad essa –la Natura- e come se non fosse un mammifero in più, stupido pressoché come tutti gli altri mammiferi, invadente come tutti, cieco e limitato come tutti, avido e spaventato.

L’uomo, come specie, è natura ed è abbietto esattamente nella misura in cui la Natura è abbietta. La Natura è buona? E l’uomo pure! L’uomo è malvagio? E la natura pure! Non c’è abiezione possibile per l’uomo che non sia stata “disegnata” proprio da quella natura di cui fa parte senza eccezioni e che, schizofrenico, mentre dice di dover “amare” se ne tira fuori, proclamandosi quasi spettatore di un ambente di cui non sente parte, ma sul quale, invece, si sente in colpa di agire.

L’azione stupida sull’ambiente è esattamente tanto stupida quanto un mammifero autocosciente è stupido per caratteristiche “naturali” proprie del suo stadio evolutivo. Uccidere tutti i pesci per mangiare un solo anno e guadagnare assai, morendo e facendo morire di fame altri esseri all’anno successivo è stupido?  Ecco un esempio di quanto è saggia la natura in se! E non solo uno dei suoi prodotti: il sapiens! Non amate le bombe termonucleari? Idem!

Diciamolo di sfuggita: quanto a avidità è la scarsezza che rende urgente l’accaparramento, la distruzione, il sopruso verso l’ambiente. L’avidità spinge verso la devastazione ed essa è frutto di una mancanza di benessere e risorse. Non è certo il pauperismo che risolverà qualcosa. Semmai il contrario!

Il suggerimento di tornare “al contatto con la Natura” per rispettarla, è una suprema cazzata! La verità è che un benessere perfetto e le assolute garanzie per il futuro non renderebbero necessario alcun eccesso irrazionale dovuto al panico di non poter sussistere o far sussistere la prole: “bene” è ciò di cui c’è scarsezza (anche nel Codice Civile) e infatti nessuno “accaparra aria” ed essa non ha un valore.

La natura non esiste, è un simbolo, è un pretesto, quello che esiste è solo la sopravvivenza e l’adattamento all’ambiente: cieco nella maggior parte dei casi, razionale (ma con grossi limiti) per il sapiens. La vituperata avidità umana, è un prodotto della natura come lo è tutto il resto. E gli animali non sono “buoni” né “cattivi” sono esattamente come noi, che neppure siamo buoni e cattivi, meno che mai presi come insieme.

A voler essere rigorosi, la “Natura” non esiste affatto, non è un oggetto, una forza, non è la gravità o l’elettromagnetismo (pure questi non “esistono” da un certo punto di vista, ma lasciamo stare). Si tratta di un concetto di comodo (come ogni concetto) che fumosamente cerca di delimitare un qualcosa che “esiste” solo nella mente (interpretazione della realtà) del pensante. Ed è una interpretazione errata!

Se uno volesse descrivere come siamo messi dovrebbe dire che esiste solo “lo stato delle cose”! Non è “natura” quella! È la vita che cerca di sussistere adattandosi a un ambiente, e sia la vita che l’ambiente sono “Natura”. Un concetto che ingloba tutto non è un concetto! E meno che mai a tale stato delle cose possono essere affibbiati termini di valore o emotivi: saggezza, oculatezza etc.

Un orso non fa strage di salmoni e non li conserva sotto sale, solo perché non può: è a uno stadio evolutivo che non lo rende capace di fare ciò, il suo comportamento non è motivato dalla “saggezza”, e nemmeno la supposta forza che gli guarda le spalle –la Natura- lo ha conformato così apposta in virtù di una propria “saggezza”, perché poi ha mandato avanti anche chi il sale lo usa. Che conservare pesce possa essere un “bene” o un “male –un vantaggio o uno svantaggio- è un discorso che può essere affrontato solo dall’ottica del grado di soddisfazione dell’agente.

Che il sapiens non sia molto meglio di un orso, e nemmeno molto più furbo, non ci piove! È proprio questo il discorso: dipingersi come al di fuori, spettatori e pervertitori, da “malvagi”, di un ambiente “buono”, è un atteggiamento stupido, emotivo, irrazionale, frutto, inoltre, del solito senso di colpa per il quale dobbiamo sempre ostentare autocritiche non sincere e persino deliranti.

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