L’utilità della Quindana

In una società perfetta non esisterebbe una rievocazione storica. Non solo per questione di gusti; vogliamo sognare? Allora all’estremo!

L’essere umano spezza, dopo decine di migliaia di anni, le catene della responsabilità e delle strutture sociali e la schiavitù del lavoro! In assoluta eguaglianza ci si avvia a ricoprire unicamente il ruolo di consumatori di beni che vengono prodotti automaticamente in abbondanza.

Tutti cooperano alacremente per ottenere un mondo quanto più comodo e tecnologico possibile, si pensa, pensa, pensa, per risolvere e migliorare ogni aspetto della vita, o si bighellona.

“C’è da finire la scorta di produzione di birra dello scorso anno, ne è avanzata, sarebbe un peccato sprecarla!” e via su tutto il pianeta una immane festa fatta di boccali a volontà, stinchi di porco e salsicce alla brace.

Perché perdere tempo a fare quintane in tale scenario?

Oggi, invece, una rievocazione storica potrebbe avere un senso: si dovrebbe ricordare a tutti i distratti concittadini e compaesani quanto sia cambiata in meglio la vita e la società rispetto a tempi violenti, dispotici, faziosi, arbitrari. Ma allora, basta sorrisi e amenità varie, grida, allegrie fuori luogo, buon umore, lanci di bandiera, e tutto il resto.

Volete una rievocazione? Imparate a tenervi caro e stretto quello che avete! Si parta da strade e fogne a cielo aperto, odori di escremento per le vie, sporcizia, miseria, povertà, superstizione, religione, dolore e malattia, buio. Si rimettano in uso i patiboli, con condanne a pene corporali, umiliazioni pubbliche, ordinate da signorotti grezzi, ignoranti, stupidi, e prepotenti: come quelli di oggi, ma con più potere! Faide, agguati, litigi, parti politiche agguerrite, matrimoni forzati, violenze sessuali, risse continue.

Persino Dante si beccò qualche ceffone. Dante! Come ti viene in mente Filippo dei Cavicciuli di prendere a sberle il massimo poeta? Nessuno è nessuno nella tenzone politica! Mentre si vive e si caca, pure il poeta è un cialtrone pedante qualunque.

Non sono certo uno che odia il medioevo, ma di sicuro amo, adoro, la modernità, l’uguaglianza, la fraternità, la libertà, la scienza. Amo l’asfalto, le anestesie, le droghe, l’amore libero, il sapere, il laser, le garanzie per il futuro, e che nessuno mi può toccare, per ricco o potente che sia. E tutto ciò oggi è in pericolo, perché mettendo insieme i pezzi del rompicapo socioeconomico attuale viene alla luce inequivocabilmente che la direzione degli eventi ci sta portando a un nuovo e sinistro feudalesimo tecnologico e non alla definitiva emancipazione dell’umanità nell’uguaglianza.

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