Mai Perdonare

Sono cresciuto nella celebrazione cristiana del perdono, o meglio del concetto di perdono, che ho poi completamente abbandonato e ribaltato, dato che non solo non considero il perdono una buona opzione, ma non lo considero neanche quella eticamente corretta, come intuitivamente siamo invece inclini a pensare.

Supponiamo e diamo per scontato che un soggetto, vittima di un abuso, abbia tutta la ragione e un altro, perpetratore dello stesso abuso, tutto il torto. A tutta prima perdonare appare un gesto di generosità e di grandezza d’animo, sarebbe l’applicazione di buoni sentimenti, del prevalere dell’amore sull’odio, della mitezza sul rancore, e il risultato pure potrebbe essere favorevole, magari si dà una buona lezione da cui imparare. Questo e molto altro ancora è tutto sommato condivisibile.

Tutto questo è vero. Peccato però che oltre ad esso perdonare sia anche un grosso errore che perpetua l’egoismo umano parassitario dell’altruismo. Il problema del perdono non è che esso sia mostra di bontà e generosità, il problema è l’oggetto su cui si dirige: un infame. Il comportamento etico è vendicarsi e non perdonare. Bisogna vendicarsi, anche controvoglia, proprio per ristabilire nel rapporto costi-benefici la sconvenienza dei comportamenti egoistici. Se poi si vuole fare del bene, si potranno trovare migliori occasioni per farlo.

Certo la vendetta è un bel costo di energie, a volte non vale la pena, ma a rigore non perseguirla dovrebbe essere giudicato una manifestazione di pigrizia, dovrebbe essere una pecca nel giudizio del comportamento di un soggetto. Ammesso proprio che si voglia insistere a giudicare sé stessi e gli altri.

Anche se non ci si vuole sprecare a vendicarci, però, è comunque consigliabile, per lo meno, non  perdonare mai, non per far mostra di durezza e forza, di rigore e spietatezza, ma perché il perdono non è quello che sembra e, specie, non ottiene i risultati che pare promettere. Il perdono non esiste.

Un soggetto che faccia del male rilevante, un traditore per esempio, se perdonato non sarà mai (parlo per esperienza, questo è un “mai” relativo a quello che ho visto) grato del perdono, non penserà mai che l’altro abbia effettivamente fatto qualcosa, abbia rinunciato a qualcosa pur di ristabilire un rapporto nella mitezza, o di non far occorrere qualcosa di traumatico e doloroso, ma, nell’alveo della propria tipica impostazione mentale, sarà indotto a credere di essere stato in qualche modo “abile”. Lui non è “stato graziato”, ma se l’è saputa cavare, o almeno ha avuto fortuna. Dandogliene l’occasione, rifarà sicuramente ciò che ha già fatto. Perchè mai non dovrebbe? Se lui è un essere superiore e speciale?! 
Il protagonista nel mondo dell’egoista non è mai l’altro, chi concede, ma sempre se stesso, che, anche quando tutto pare perduto, per chissà che fantasiose doti, abilità, carisma, etc., è riuscito a ribaltare una situazione, a salvarsi.

Una volta perdonato, il traditore si beerà di una caratteristica di cui va fiero: essere in grado di sopravvivere in qualunque circostanza, quella stessa caratteristica che lo fa sentire superiore alle regole del vivere civile, della solidarietà, del rispetto di patti e impegni, degli altri, dell’altruismo da cui pure prende senza restituire e che lo fa essere l’infame che è e che sarà sempre.

Il perdono, quindi, non è che nella mente delirante di chi perdona, di chi, avendone la possibilità, non si vendica e non recide il capo al serpente, ma non è mai nel capo del serpente, che non potrà mai avere contezza di quanto succede. Perdonare è quindi non solo dannoso, in quanto perpetua il pericolo insito nella prosperità di chi è dannoso, rinforzandone il comportamento, ma anche perfettamente inutile, non è in effetti mai esistito, non s’è mai dato, anche quando si è dato.

Non si deve mai perdonare! Non si devono mai ascoltare suppliche, né credere a pentimenti, non si deve mai correre il rischio di essere beffati, oltre ad aver già subito un torto, la gente non cambia, e meno che mai il traditore può cambiare, l’infame. Non si può vivere con fierezza l’aver lasciato un infame in una illecita prosperità. Vendicatevi e non sparate stupidaggini da hippie.

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