Marquis De L’Hororeé e i suoi manicaretti

Il grimorio gastronomico del marchese è stato redatto, nella grafia minuta e minuziosa del suo severo e accigliato estensore, in decenni e decenni di accurate ricerche e sperimentazioni. Chissà quanti i tentativi andati a male, quante storie abortite, quante delusioni e attese, prima di poter giungere alle inclite emozioni gustative promesse al lettore. Chi non vorrebbe essere invitato al desco riservato solo ai grandi della terra? Forse solo gli ignavi, i pavidi, i vili, e non i pietosi: le pecore matte che formano l’umano gregge ignaro e placido che pasce erbetta e fornisce al suo padrone carne e sangue. Che moralità potrebbe impedire al privilegiato di godere della sua posizione? Che potere può opporsi mai al potere? Spesso queste domande riecheggiano vane e oziose tra i morsi avidi e feroci di benvestiti commensali dai denti digrignati e gli occhi ferini e grifagni, mentre i cristalli sono sorseggiati in modo rumoroso e disgustoso. Domande che non suscitano discussione o tensione alcuna, ma solo vani echi in una sala preziosamente arabescata, coperta d’arte e d’arazzi. Obliqui sorrisi stantii e odiose risatine contrappuntate dal tintinnio dei cristalli, delle pregiate stoviglie e porcellane e degli ori decorano una filosofia senza scampo. Frasi crudeli, interrotte dal silenzio funereo delle forchette che porgono a labbra violacee e sottili il prelibato boccone intinto nel sugo rosso del raccapriccio.

 

Gustare il tradimento.

Prendete la carne di un amico e conditela di tradimento: inducete il soggetto a tradire il suo socio, compagno, sposo, sposa, amico, amica, e preferibilmente amato o amata. Il tradimento più abietto, vile, gretto ed inutile che possiate immaginare, sta solo a voi, alla vostra creatività trovare la soluzione più appetitosa per ogni situazione, la trama più abietta e perversa, più priva di senso e scopo. E di inventiva dovrete averne! Osservate, gustate, godete, della delusione, dello sconforto e la prostrazione del tradito, dell’amore infranto di colpo, del vincolo reciso, dello specchio frantumato dal duro maglio del male che ormai riflette solo le schegge taglienti che compongono l’orrore e lo spavento di vivere. Prendete la donna, incline alla menzogna, bugiarda, sceglietene una amata a dismisura dall’ingenuo fante, stuzzicatela, inducetela, fatela accoppiare col drudo: il migliore amico di colui che la ama. Una donna è affamata anch’essa di carne umana, e vuole quella dell’amico, sempre! Poi svelate la trama, sopprimeteli tutti, per un’occasione speciale, e apprezzerete le sfumature orride e prelibate della vigliaccheria negli uni, dello sconcerto abissale negli altri, l’interminabile orrendo baratro d’angoscia in cui precipitava il tradito quando è stato sacrificato. Assaporate, anche con ingordigia, la vergogna di alcuni, o l’arroganza e l’infame beffardia con cui reagisce il traditore all’evidenza del suo folle gesto; tenete caro nelle narici il suo acre odore di putrefazione: egli si decompone in fretta dato che perde la vita immediatamente dopo aver consumato l’atto truce e meschino. Egli è morto anche se par ancora vivo. Gioite di un inutile e ipocrita pentimento, se del caso. Che goduria, che sapori, che delizia, che ventaglio di sensazioni! Cucinateli per uno stesso simposio tra esperti, per distinguere le assolute diversità e sfumature papillari e di consistenza delle carni, i bouquet delle salse. Assaporate! Gustate! Non ve ne pentirete, non ve ne pentirete!

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