Metalli

Avevamo lasciato la scorsa volta accennando al vincolo tra l’agrume “arancio” e l’oro in latino. Avendo nominato “il più prezioso” di essi, vediamo oggi da dove provengono i vocaboli che indicano alcuni dei metalli, specie, in inglese ed italiano.

Innanzitutto la parola metallo (radice comune e diffusa un po’ ovunque, per esempio anche in inglese con metal) viene del greco metallon che indicava la miniera, e forse discende a sua volta da mateyon, “cercare” ed in tal caso (ma non è pacifico) potrebbe essere vincolato anche con “matematica”; parola che però più correttamente andrebbe ricondotta allo “studio” e al sanscrito madi e medha (intelligenza) dalla radice ma, che nelle lingue arie ha il doppio senso di misurare e pensare (che poi è il misurare con la mente).

Partiamo dall’oro, parola che viene dal latino aurum, diffusasi per tutte le lingue romanze (francese, spagnolo, portoghese, etc.) da confrontarsi con l’antico greco aykos a cui sarebbe vincolato anche il nostro “tesoro”, da tes-aykos, e che rimonta, a sua volta, alla radice indeuropea us-aus di rifulgere, ardere, rilucere, che nel sanscrito fa ushas (splendente-splendere) usrija (luce-chiarezza) da cui anche “aurora”. La radice greca (krusos-chrvsos) verrebbe invece da “raggio” in sanscrito: hari.

L’inglese gold, che in antico inglese fa pure gold, dal proto-germanico *ghl-to- (da cui gli antichi sassone, frisone, alto tedesco e germanico gold, l’olandese medievale gout e l’olandese goud, l’antico norvegese gull, il danese guld, il gotico gulþ), viene dalla radice proto indeuropea *ghel- di brillare, con riferimento a materiali luminosi e al colore giallo, come per esempio di bile e oro. Dalla stessa radice, può sembrare curioso viene anche glass (vetro), vocabolo che, invece, da noi –e in latino- è relativo al “far vedere” –video- a causa della trasparenza, e glaze (radice che noi troviamo in “glassa”, per esempio).

L’argento (latino argentum) è interessante, perché la parola è diffusa (v. rumeno, provenzale, francese) ma non omogeneamente in tutte le lingue (nemmeno tutte quelle romanze), dato che per esempio in spagnolo fa plata. In inglese, invece, fa silver. Va ricondotta al greco argos (bianco lucente) dalla radice arj-arg che ha il senso di splendere e in sanscrito fa arj-unas o argunas (splendente, chiaro) vincolata al colore bianco. Da lì anche il nome del famoso eroe dell’epica indiana, del Mahabharata, “Arjuna”: il puro. In alchimia tale metallo è descrittivo della Luna come secondo in preziosità, dopo l’oro, solare.

In inglese, silver viene dall’antico seolfor, galiziano sylfur “argento” e “danaro” dal protogermanico *silubra- (e così il sassone antico silvbar, l’antico frisone selover, l’antico norvegese silfr, e così via), da un termine comune germanico e balcanico-slavo (da cui l’antico slavo ecclesiastico s(u)rebo, il russo serebro, il polacco srebro, il lituano sidabras “argento”) forse il tutto dall’ arcadico sarpu “argento” è letteralmente “argento lavorato” relativo a sarapu (rifinire e fondere).

Lo spagnolo plata (che vale sia “argento” che, colloquialmente e specie in Sud America, “danaro”) in italiano lo ritroviamo nel platino, pianamente (è il caso di dirlo) da “piastra”, “lastra”.

Rame e bronzo in latino erano vincolati a una stessa radice aes-aeris, imparentata con l’antico alto tedesco isarn e il gotico eisen.

In inglese odierno rame è copper, in antico coper, dal proto-germanico *kupar (da cui anche l’olandese medievale koper, l’antico norvegese koparr, l’antico alto tedesco kupfar), che viene dal latino tardo cuprum, contrazione di Cyprium (aes) e dal greco Kyprios dal nome di Cipro.

Il latino aes originariamente valeva “rame”, ma era anche esteso alla lega col bronzo, che era anche più comune e usata del rame puro, così il senso primario si spostò alla lega e si introdusse una nuova parola per il rame puro, derivata e sviluppata dalla forma latina del nome dell’isola di Cipro, da dove era estratto il metallo. Aes passò poi al germanico (che in origine non distingueva il rame dalle sue leghe) arrivando all’inglese. In latino, aes era la parola comune per “contanti, moneta, debito, salari” in molte espressioni figurative. Il suo simbolo chimico viene da cuprum, però.

Il bronzo è vincolato probabilmente a “bruno”, e potrebbe venire dal germanico brun, che vale “color nero”, ma le origini del lemma non sono affatto chiare, anche contando che anticamente le distinzioni tra varie leghe e metalli non lo erano neppure esse. Alcuni ipotizzano origine veneta da bronza “carbone ardente” o il germanico brunst “fuoco”. Forse con influenza del latino Brundisium la città di Brindisi (Plinio parla di “aes Brundusinum”). E forse, in ultima analisi dal persiano birinj.

Nell’inglese medievale la distinzione tra bronzo (lega di rame e stagno) e ottone (lega di rame e zinco) non era chiara, entrambi venivano chiamati brass, che noi traduciamo con ottone e che, come nella nostra lingua, indica anche una serie di strumenti musicali da orchestra tra cui tromba, trombone, tuba, corno, etc.

La parola italiana è forse derivata da latta, a sua volta relativa al colore bianco da latone, e lattone, da cui anche “lamiera”.

Brass, anticamente bræs è pure parola misteriosa, esistente solo in inglese. Forse dal francese brasser (come to brew) dato che si tratta di una lega e che quindi si mescola (magari nel calderone, come pure la birra o un beveraggio di strega). Ma è stata anche incertamente confrontata con lo svedese antico brasa “fuoco”, e altri ancora la riferiscono al latino ferrum che pure non ha origini chiare.

Ferrum dà l’italiano ferro, lo spagnolo hierro, il francese fer, e forse viene semplicemente da ferre (portare) e varrebbe come “metallo pesante”. Per altri verrebbe da fers-um da una radice bhars-phars di “essere rigido”, a cui appunto si legherebbe l’inglese brass.

Iron, dall’antico inglese isærn (con rotacismo medievale della “s”) dal proto-germanico *isarnan (e così sassone e norvegese antichi isarn, l’olandese medievale iser, l’antico alto tedesco isarn, il tedesco eisen) “metallo sacro” o “metallo forte” (contro il più tenero bronzo) è probabilmente prestito del celtico *isarnon dal proto indeuropeo *is-(e)ro– “poderoso” e “santo” da *eis “forte” (da cui anche: il sanscrito isirah “vigoroso”, “forte” e il greco ieros “forte”).

Infine, l’ultimo e più vile dei metalli antichi, il piombo, molle e pesante, che il magistero alchemico prometteva di poter tramutare addirittura in oro (il più nobile di essi, leggero e splendente) in latino faceva plumbum per mlumbum, dal greco molybos, con inserzione della nasale davanti alla “b”, verrebbe da radice proto indeuropea *plou(d)- di “scorrere”.

In inglese lead, dal tedesco occidentale *loudhom (da cui i vari frisone norvegese antico e olandese ladloot, lood e il tedesco lot “piombino da pesca”). Dovrebbe venire dal celtico (v. l’antico irlandese luaide), ma probabilmente rimonta, ed è curioso, alla stessa radice proto indeuropea plou di scorrere.

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