Mignotte e Simili!

slut_wife_sucks_off_many_strangers-4_tmb (188x129)Ed eccovi in pasto un altro argomento grato agli italiani medi!

Per insultare una donna (di solito), o metaforicamente chiunque si venda (e non venda solo sesso), oppure chi non dedicandosi a qualcosa con sincera passione sia affetto da estrema volubilità o finga, siamo soliti usare appellativi che si riferiscono alla prostituzione e la promiscuità sessuale, e la conseguente realizzazione di quelle pratiche erotiche che desideriamo vengano realizzate, e per cui siamo disposti anche a pagare, ma che poi si vilipendono. È un insulto anche il godere “troppo” del sesso, anche senza ricompensa, nel nostro ambito culturale, specie se si è donne. L’uomo, invece, monta con orgoglio! Indossato il suo purpureo cimiero, spinge con possanza e senza disdoro la sua venosa asta lignea nella pugna con la fregna…

Sterminato il reticolo lessicale che l’italiano, nella sua ossessione -e nella pochezza mentale e culturale dei suoi nazionali-, ha saputo creare per il sesso a pagamento o eccessivo: puttana, troia, bagascia, baldracca, zoccola, meretrice, sgualdrina, vacca, prostituta, battona, mignotta, cagna; per non essere più allusivi: passeggiatrice, donna di malaffare, donnaccia, svergognata, lucciola, donna di facili costumi, donna di strada, peripatetica, cortigiana; o moderni: ragazza squillo, call-girl, escort. E per non parlare di pratiche erotico-sessuali determinate, indici di ricercata, ma ipocritamente colpevolizzata, promiscuità e ninfomania: succhia cazzi, draga sperma, pompinara, leccapalle… E molto altro.

Il mondo del soggetto medio italiano ruota attorno a pochi concetti, uno è la prostituzione, uno affine è la fica (vista), e poi c’è la merda (di cui abbiamo pure  parlato).

Vediamo i principali termini di cui non ci si è già occupati altrove.

Puttana! La parola più usuale e diffusa anche in francese e spagnolo, termina usato anche da Dante, ha addirittura perso la sua forza, tanto che oggi “figlio di puttana” può essere anche un tipo particolarmente duro da rodere o intelligente (il che è un complimento). L’origine è da “putto” e “putta” non aveva senso peggiorativo, indicava semplicemente una ragazza, o in modo meno usuale oggi una “fanciulla”o ancora meno usuale, “pulzella”. Ma si sa, “tutte le donne sono puttane” (secondo i più) e ci vuole poco a che una parola in tale ambito passi dall’avere un significato neutro, a uno peggiorativo. Il termine quindi rimonta semplicemente al greco παῖς, παιδός (pais, paidos) come moltissimi altri tra cui, e come è ovvio: pediatria, pedofilia, pederastia, pedagogia e pedagogico, pedopornografico e tutto il resto.

In inglese una corrispondenza può trovarsi in bitch, che è usato anche come insulto sin dal 1400, dall’inglese antico bicce “cagna” probabilmente dall’antico norvegese bikkjuna pure “cagna” (ma anche volpe, lupa, e anche altri animali) di origine sconosciuta. Per la cronaca (che fantasia hanno gli esseri umani!) loba, “lupa” e zorra, “volpe”, sono comuni in spagnolo come insulto per le donne. Grimm fa discendere il lemma norvegese dal lappone antico pittja.

Troia! Se discendesse, come alcuni vogliono, dal gaelico torc, “verro”, e basso bretone tourc’h, non potrebbe discendere dal latino porcus trojanus, con cui i romani designavano un maiale ripieno di polli, volatili, uccelli, come fosse un cavallo di Troia stipato di armati per la conquista di stomaci duri. Ricetta da cui alcuni fanno discendere la porchetta (imperituro “segno di civiltà”, secondo altri). Da lì sarebbe poi passato a indicare la scrofa gravida, e il resto è di semplice immaginazione. La ricetta del porco ripieno dei romani è famosamente citata nella cena bizzarramente dispendiosa, quand’anche di cattivissimo gusto, di Trimalcione, l’arrogante e cafonissimo liberto arricchito del Satyricon di Petronio. Che tanti epigoni ha in Italia anche oggi!

Essendo troia un termine più aggressivo, forse potrebbe corrispondere all’inglese whore, o slut.

Il primo lemma è dall’inglese medievale e antico hore, “prostituta” (dal XVI sec.), dal proto-germanico *horaz (femminile *horon) “chi desidera” e così in norvegese antico hora “adultera”, il danese hore, lo svedese hora, l’olandese hoer, l’antico alto tedesco huora; solo in gotico al maschile hors valeva “adultero, fornicatore” da una radice proto indeuropea *ka– di “piacere”, “desiderare” una base che poi ha prodotto parole in molte lingue che indicano l’”amante”: il latino carus (caro) l’antico irlandese cara “amico”, l’antico persiano kama “desiderare”, il sanscrito kama, nome del dio indù dell’amore kamah “amore”, “desiderio” anche in Kama Sutra.

Slut c. 1400, secondo l’Old English Diccionary ha origini dubbie, va forse viene dal tedesco dialettale schlutt, “femmina sciatta”, in svedese dialettale slata, “donna oziosa”, “troia” e il danese slodde “troia” e slodder “uomo trascurato, inerte, sciatto”; non è però nota l’esatta relazione tra tutto ciò. Anticamente pare avesse un senso meno sessuale e più “servile”.

E il significato odierno di “donna che gode del sesso in un grado tale da divenire eccessivo e disonorevole” è del 1966.

Già che ci siamo vediamo altre due parole inglesi: harlot da verso il 1200 “vagabondo, privo di occupazione fissa” dal  francese antico herlot, arlot “vagabondo”. Nel Medioevo era usato sia in modo positivo che negativo per riferirsi buffoni, giocolieri, attori, giullari, etc. il senso di “prostituta” arriva forse nel secolo successivo e sicuramente nel 1400.

Ma era usato come eufemismo di strumpet, whore, “troia, puttana” e appare nel millecinque in una traduzione della Bibbia.

Hooker, “prostituta” viene spesso fatto risalire alla morale malfamata dell’Armata del Potomac (guerra civile americana) sotto il mandato del generale “Fighting Joe” Hooker (inizio del 1863), e la parola potrebbe essersi diffusa da questa associazione. Ma si è anche segnalato il suo uso in North Carolina nel 1845 circa, come riportato in una lettera citata in Norman E. Eliason, Tarheel Talk, 1956.

Torniamo all’italiano!

Su mignotta consiglio di leggere la Wikipedia, che si estende alquanto, sinteticamente ci sono tre ipotesi: o vale “favorita” e “cortigiana” dal francese mignoter (carezzare) o mignon (favorito) oppure verrebbe dall’annotazione matris ignotae, apposta sui registri anagrafici per neonati abbandonati, peraltro frequentemente abbreviata in m. ignotae che se letto di seguito… Infine potrebbe derivare dal latino mihi ignota, “m’è ignota”, in quanto andare con una prostituta significa andare con una sconosciuta. Ammesso però che le mignotte si facciano pagare e non agiscano per personale inclinazione alla promiscuità come vorrebbero i puristi del lessico.

Baldracca!  Ha una origine curiosa, dato che rimonta a una alterazione di Bagdad, quindi di Babilonia (da cui anche “baldacchino”) nome dato a una contrada e osteria di Firenze, nei cui pressi si esercitava diffusamente il meretricio.

Battona è uno dei pochi termini che prende in considerazione la meccanica del lavoro di prostituzione stradale in sé, non c’è mistero, viene pianamente dall’attività di battere il marciapiede in cerca di clienti.

Bagascia! Provenzale bagussa, francese antico bagasse, bajasse, (che ebbe il significato di “fantesca” –domestica-) forse dal celto-cimbrico baches, “femminuccia”, o dall’arabo bagi o bagas e dal persiano baegha o baeghy, plurale baeghaja, meretrice, legato a bàger, “turpe”, “disonesto”.

Una volta si usava anche landra (come anche “malandrino”, che abbiamo visto parlando del pirati) donna di malaffare, pure da “vagabondare”, dal tedesco lenderen, schlendern, e dal provenzale landrin, “ladruncolo” e landrà, “andare a zonzo”.

Zoccola, come anche “sorca” (presente in vari dialetti con alterazioni) va ricondotta al sorcio che a sua volta imparentato col “fischiare” dal latino sorex  e dal greco yraks-yrakos che potrebbe far capo alla radice sur- e al sanscrito svar- “di suonare”, riferendoci per metonimia al rumorino caratteristico (lo squittire) di questo animaletto di fogna.

La sgualdrina forse direttamente dal tedesco schwel-lendirne (meretrice) “che sta sulla soglia di casa” (schwelle è “soglia”, e dirne, “giovane donna di facili costumi”) a meno che non sia la “donna da gualdana” ossia per gruppi di soldati, dato che la gualdana è una brigata di cacciatori che batte il wald (il bosco). “Gualdane” (usato anche da Dante, Inf. XXII, 5) e si riferisce, nel Medioevo, alle cavalcate a scopo guastatorio nel campo nemico, forse dal germanico woldan, agguato (a sua volta dal gotico vait preceduto dalla particella “a” di fine o scopo, da cui anche l’antico alto germanico watha, il tedesco moderno wacht, e l’inglese wait, “aspettare”, e watch, “vegliare”). Il “gualdo”, che dà anche nomi a località in Italia (Gualdo: Tadino, Cattaneo, del Re, di Sotto) non si spiegherebbe bene dal celtico gwal, “palizzata”, “muro”, ma meglio dall’antico alto tedesco wald, bosco, e quindi parco, selva, parco per uccellagione.

Il termine tecnico, prostituta (ovviamente con i suoi relativi “prostituire, prostituirsi, prostituzione”, presenti anche in inglese) discendono dal facile latino di pro, “avanti”, vale a dire “esporre”, “fare traffico”, stituere per statuere, come “porre”, “mettere”, quindi “offrirsi”, “esporsi”. 

Meretrice, altro termine dei meno forti e volgari, viene, infine, semplicemente da merere, “guadagnare” affine a merces e “mercede”, “prezzo” (“sono alla vostra mercede” si usava dire sconfitti in duello) da cui anche “merito”. E il merito viene riconosciuto, quindi, in Italia, dove, ‘l sì suona, e le troie sono ovunque per merito!

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