Multiculturalismo

Il c.d. “multiculturalismo”, serve ad arricchire sì e no la cucina; per il resto, proporlo come un modello realmente pluralista è una pietosa ipocrisia (“mentiras piadosas”, dicono in Spagna), che vuole evitare di enunciare ed ammettere la dura realtà per cui, alcune culture sono semplicemente destinate a scomparire, morire.
Personalmente credo che se c’è qualcosa che alla nostra cultura ormai riesce davvero difficile elaborare è proprio la morte. Ma non divaghiamo.

E come al morituro sul letto d’ospedale non racconti la verità, anzi ci fai progetti: “ci vediamo domani, andiamo al parco…” certo, come no!? Così non dici a chi non rispetta le donne, lapida le adultere femmine, ma si scandalizza per un marmo nudo, che oltre al kebab e a due stracci, della sua cultura presto non rimarrà nulla, perché la scienza il progresso, il benessere diffuso e l’uguaglianza, funzionano meglio e li faranno a pezzi. Allora insceni varie recite per far credere che siano ancora vivi, importanti. Fai finta di interessarti a loro e alle loro pretese assurde. Ma solo se sei scemo ci credi davvero, di poter coesistere.

Non lo dici nemmeno all’integralista di ogni altra religione che sono spacciati, devi far finta che ancora abbiano un ruolo, non lo dici al capriccioso difensore di una famiglia che è già sepolta nei fatti, ed è già stata completamente sostituita da altri modelli, che pure lui ha accettato, anche se gli dispiace ammetterlo.

Sono le ipocrisie della contemporaneità, dove si deve fingere di aver completamente eliminato l’estinzione (morte), e ci si illude di poter conservare e catalogare tutto, dare un posto a tutto, ad ogni specie, e dove si pensa che basterà “non cacciare la tigre” affinché, pur in pericolo, resista per sempre. Si vede il mondo come una grossa teca piena di colorate farfalle, da mostrare al curioso o turista di turno, così come sono, belle immobili e inchiodate da uno spillone.

Beh, piaccia o no, la cultura della tolleranza, o del pluralismo, del multiculturalismo, al suo nucleo è una e univoca come lo è ogni altra cultura dell’intolleranza; certo sono molto diverse, e lasciano spazi ed autonomie ben diversi ai loro appartenenti, la prima vincerà perché più efficiente, ma hanno in comune che anche essa o la accetti con le buone e rinunci a ciò che non le è compatibile, o cerchi di combatterla, ma non ammette per davvero posto per tutti.
La diversità, infatti, è benvenuta solo se inserita nell’accettazione di quell’unico modello culturale di rispetto reciproco, che non è negoziabile; e allora vai di kebab, tajine di pollo, tappeti, tamburelli, messe, templi.

Non puoi avere schiavi, caste, maschilismo, discriminazione, etc. e se non ti va bene, peggio per te! E coprire i piselli delle statue, o avere una deficiente acritica e di scarso comprendonio alla Camera che, con due dita di fronte, davvero crede alle stupidaggini di cui ciancia, senza averci mai riflettuto su dopo averle diligentemente imparare a scuola, non cambia nulla.

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