NATALE MADE IN CHINA. F.P.F.

A Natale siamo tutti più buoni e allora confesso che oltre alla bottiglia ho amato anche esseri umani e uno in particolare. Lei era incantevole! Ingenua da far paura, si rallegrava davvero per le gioie altrui, felice. Si indignava dinanzi alle ingiustizie e commuoveva se non poteva dare una mano a chi stava male! Traspariva una gioia così candida e semplice per piccoli fatti della vita: una fetta di torta, un sms, la neve, che uno si chiedeva da dove fosse spuntata una del genere. E soprattutto, viveva in un suo mondo popolato solo di parole stupende, innocue e leggere. A volte pareva in imbarazzo per la sua superiorità manifesta, come se fosse una taccia, e voleva dare ad intendere di essere un po’ come tutte le altre: altrettanto squallida e greve, opportunista e triste. Allora diceva qualcosa di appena appena fuori posto, metteva su un visino deciso, specie se osservava la schifosaggine del mondo, ma riusciva solo ad essere tenera. Si vergognava tanto, si vedeva subito la recita e che si sentiva così sporca e cinica, furba e meschina ad accorgersi e parlare di certe cose, così vilmente rotta e disposta a tutto e in grado di sopravvivere a qualsiasi circostanza, che la sua delicatezza, spontanea e inevitabile, risaltava ancor di più. Tanto che mi sarei incenerito mille volte per Lei, per quanto la amavo. Non lo dissi mai. Uscivamo insieme, la osservavo e basta, sorridevo. E facevo il bravo, non ci riuscivo mica a fare il cinico bastardo. La mia dea, la passavo a prendere sotto casa quasi tutti i giorni invernali, ma smisi. M’è successo di avere persone che m’hanno detto di amarmi. Alla leggera! Come si fa sempre tutto oggi. Non è mai stato vero, se andiamo a vedere, ma Lei non avrebbe mai saputo mentire su questo. Si sa che le donne migliori finiscono spesso con certi soggetti! E le peggiori a chi vanno a genio? Non c’è via d’uscita, dunque! A Natale facevo l’albero un tempo. Un giorno a casa venne una di quelle che mi ripeteva spesso: “ti amo da morire”. Non un po’, “da morire!” Lo diceva forse per farsi rispondere con frasi da film, o chissà. Vide il tannenbaum e rise del fatto che le decorazioni non erano affatto alla moda. Erano anni settanta, ottanta: fili d’argento in plastica, luci multicolore, brutte palle monotinta a specchio dell’anno del cucco. Andai alla galleria Arte e Stile e comprai degli addobbi di raso e velluto, nastri di filo d’oro, roba da casa di medico borioso con viziati figli saccenti. Mi costarono un occhio della testa. Solo prima di appenderli vidi l’etichetta: “Made in China”. Fu troppo. Smontai anche tutto il resto. Quella roba di lusso, presa per accontentare, per imbarazzo, tutte cazzate, finì interamente nello scantinato due giorni prima della vigilia e da lì non s’è più mossa. Mi chiesi cosa avessi in comune con una tipa così, la risposta era: nulla! Come con le altre che ho avuto tra i piedi, facendo finta che fosse il contrario. Non ci pensai su più di tanto, ci bevvi sopra abbondantemente, come si fa tutti i Natali da decenni e finì lì. Quella che, invece, non uscì mai dalla mia testa era la dea. Ma non ci stavo male! La prendevo con filosofia. Con tutto lo schifo che c’è in giro! Bella fortuna avevo avuto! Ero solo felice che esistesse e di averla potuta ammirare durante la mia vita. Non c’è mica niente di male, credo.

(Visited 46 times, 1 visits today)