No Pain No Gain

Ho ripetutamente letto che per contrastare l’ormai evidente stato di sciatteria con cui si porta avanti la generalità delle attività e specie quelle che implicano la vis intellettiva, si dovrebbe puntare su una maggiore “competitività” (o competizione), che poi porterebbe a una migliore selezione delle risorse e a migliori risultati generali.
In diversi paesi, però, la competitività è vissuta in modi anche significativamente distanti (io conosco sufficientemente solo Italia, Spagna e Stati Uniti, che differiscono molto), ma tutti hanno lo stesso problema.

Non credo che la competitività sia il punto. Si può essere assai cooperativi (invece che competitivi) e pure così eliminare la sciatteria diffusa e anzi vigente, perché essa è dovuta alla mancanza di serietà ed onestà e non di competizione.

La gente deve capire di dover semplicemente impegnarsi e lavorare bene, oggettivamente bene, anche solo formalmente bene. Basta aria fritta e imposture!
Dovrebbe smettere di credere alla versione materna della propria indiscutibile “genialità e grandezza”, accettare i propri limiti prima, senza prenderli come insulti impliciti, e migliorare, poi, se può, invece di fingere competenze, proporsi spudoratamente laddove non è capace o qualificata, parlare a vanvera e di tutto, bisticciare, gridare, sproloquiare, provocando un gran caos e un polverone, che conducono al presente e perenne stato di stallo.

Ovunque vedo persone che parlano senza sapere, ma insistono, che sottovalutano la complessità delle problematiche, nonostante abbiano l’indicazione che per arrivare a capire qualcosa in quegli ambiti c’è gente che studia per anni, ma specie vedo gente che commette incessanti serie di errori, errori imbarazzanti, errori di ortografia, o grammaticali, lessicali, errori da scuola elementare.

Il fatto è che se realizzi errori, hai già un’indicazione chiara di non essere all’altezza per poter dire qualcosa di interessante, significativo, e poter pretendere di essere ascoltato e persino pagato per la tua attività; ritirati a vita privata, studia, migliora, impegnati, invece di andare cianciando.

Questa è la soluzione; e senza animo di offendere, ma solo di farla finita una buona volta con questo delirante matriarcato occidentale…voglio dire, senza rancori o rabbia nell’uso di certe parole oggi divenute tabù, allo stupido lo si chiami stupido, all’ignorante, ignorante.

Leggevo oggi che la media degli scrittori (di coloro che si propongono come tali in America) ha una produzione lorda di meno di mille parole, non al giorno, ma alla settimana, con frequenti errori in lingua madre (inglese) come non differenziare tra “to” e “too”…
Insomma, basta! Basta con questa pazzia!
Chi non è in grado, o non è ancora in grado, la smetta di provare tanto per provare, e la smetta anche di consumare solo cagate e potenziarle col proprio gradimento; piuttosto si metta d’impegno, con testi seri, con letture formative, insomma si sforzi così come deve succedere nello sport, dove vige la regola del “no pain no gain”.

E questo dovrebbe succedere in ogni parte del globo: si deve smettere di raccontare a tutti di essere capaci in tutto e per di più senza sforzo e fatica vera, solo perché una attività è “immateriale”, non si fa a pugni, non si va al tappeto.
Perché si creano solo falsi miti, leggende, confusione, e in ultima analisi frustrazione, e una montagna infinita di merda.

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