Non Fa Per Me Il Mondo

Uno sparo nel buio, un raglio dalla mastaba, succedon cose strane là fuori, è pieno di zombie e cimiteri, a quanto ne so, da nosocomi a campisanti una lista di sventure, e necropoli a profusione, a palla di cannone, non puoi scavare nel pattume di terra che ricacci un osso ancestrale.

E all’aperto, ovunque, impertinenti seborroici ti chiedono una firma per questa o quella  facezia. Non fa per me il mondo!

Me ne stavo tanto bene accoccolato in un angolo del bagno tra marmi e porcellane, le gambe accavallate, mi cibavo sufficientemente di lucido, elegante sapone croccante e creme per il  corpo all’olio di mandorla, per non sopportare la sporcizia del mondo lurido e gli adiventori di fallici importuni, mi sentivo pulitissimo dentro e bello fuori, ruttavo bolle, quando lor signori mi interrompono!

“Stai bene, stai bene?” Certo che sto bene! Son mica scemo come un cioccolataio anconetano! Mi son barricato qui dentro a posta.

Tutti simpatici quanto i sardi lì fuori! Costumi criticabili invero, lo so: si nutrono di zuppe di ramarri, non fa per me il mondo; li ho veduti, rammolliscono rizomi di rampicanti in pignatte di roccia, o gesso, sputandoci dentro salive verdi, verdastre, e li divorano conditi di sanguisughe, dopo la macerazione a masticatura.

I polli in spiedo beccheggiano come navi in porto, stillando lipidi, il rollio dei roti di alta marea in cambusa d’achelandia infastidisce persino gli irlandesi, noti per essere cespi di arborea e robusta costituzione oltre che naviganti provetti. No, non fa per me il mondo.

Finita l’anisetta son passato all’essenza di finocchio, poi assenzio di carciofo e rabarbaro, ma non bastan mai e mi son piegato anche alla colonia paterna e natalizia. Arcigna! Devo dire. Cionondimeno condisco di schiuma da barba la spugna marina naturale ed ecco il mio aperitivo continentale. Voilà!

Qualche accolito culattone fanatico mi voleva odorare per forza l’esofago profumato dai gargarismi con ingoio alla Atkinsons per farmi credere e persuadermi che possa esserci infilato un membro intero, grosso come uno stinco di cervo. No, non fa per me il mondo.

La strada fosse liscia e limpida come una palla di biliardo uscirei pure, lo dico sincero, dal cesso, ma la ricordo, lurida, costituita per lo più di plumbeo catrame e scuri bitumi pestiferi, realizzata dalle mani sproporzionate di imperiti operai maschilisti e ignoranti e per di più non porta mai in nessun posto concreto. Ma dove devi andare?

Tutti girano, girano, girano, per una trottola all’apparenza piatta per lo più composta di escrementi e parassiti, acquitrini sconfinati e navigabili, non c’è un centro, non un fine, uno scopo. No, non fa per me il mondo.

È che non gradisco particolarmente neppure le persone addottorate; lo devo dire non usano abbastanza deodorante, si distraggono nelle pagine, poi non sanno figurare, biasciano, sputano quando parlano. Puzzano come capre sarde e gli devi stare vicino per forza.

Allo specchio in sfoglia d’oro, gioco a dama con le shavette sul basalto a scacchi del lavandino, ecco che faccio, costruisco bei castelli di carta igienica, canestro Kleenex nel Pozzi Ginori, e come sempre mi rado di rado e la barba non dirado. L’ho scritto anche con la sgorbia sull’occipite ligneo dello stipite art nouveau a memento.

Guardate che mirabilia! Fluente la mia barba, arrogante il mio mustacchio, presuntuoso il favorito, rigogliosa la basetta, son cresciuti senza fretta. No, non fa per me il mondo.

Mi riscaldo col vapore umido, mi lucido il fondoschiena ossidato. A velocità curvatura ho passato il meglio degli anni in vasca da bagno a pulirmi per bene, scrostarmi tra sali e trasali e rimani di stucco… tra gialle papere di pvc. La mia passione. Colleziono caccavelle da barbiere e antichi contenitori in ceramica per farmacopea ed essenze medicinali. Non fa per me il mondo.

I miei migliori amici sono disegnati a grandi linee di cotone superassorbente su un accappatoio nipponico da hikikomori, va bene, sono grossolani, hanno caratteri poco polimorfici, è da dire, ma sono meglio degli isolani e dei villici del mondo. E specie di gentaccia come i sardi! Un posto che non fa per me, il mondo!

Tempus fugit e qui si ciarla. Gradiscono lorssignori un tè di cere per baffi? Già che ci sono… L’acqua calda non manca mai nel mio regno, e la cera profumata d’api bulgare neppure, apro il Grohe e ci metto un secondo. Posso arricchirlo con del cuoio stagionato se se la sentono, non toccherei il curaro in giara, però.

Brucio mirre ed essenze, mi passo spesso la pietra pomice addosso, elimino le asperità, mi flagello con la coramella, per sentire appena un po’ di dolore e ricordare bene che non fa per me il mondo e i suoi rigidi staffili. Non tocco il rasoio a serramanico, son mica scemo! È lì. E poi di rado mi rado è il mio motto.

Una spuntatina qua, una spuntatina là ogni pelo a posto suo. La toilette è la civiltà! Le acque di profumo, gli aftershave, i preshave, le saponette in crema di latte, non vorremo mica avere pelli irritate? La tecnologia ci mette del suo, ma i prodotti vetusti sono sempre i migliori. Non apprezzo troppo i gel, adoro i mentolati, i canforati.

Salgano sulla veranda, si accomodino, apro il telo di plastica celeste; guardino che vista! Dal portasapone in lacca sulla doccia, siamo seduti in alto, eh! Il panorama di porcellane e ottoni farebbe trasalire chiunque! Guardate che fiori blu! A perdita d’occhio su brocca, pitale, manopole. Son dipinti, non possono cogliersi. Non appassiscono mica, non seguono i capricci delle stagioni.

Non abbaglia forse il rubinetto d’oro matto civettuolo? Altro che Alpi! Dove si presenta l’Himalaya e la sua aria rarefatta? Me ne sto qua, nel mio bel feudo di bagnoschiuma e fluoro! Fuori dall’angina pectoris sociale che ti sfrange lo sterno. Non fa per me il mondo.

Mi tuffo e nuoto ogni dì! Di prima mattina! Ci tengo all’esercizio. Indugio anche in lascivi piaceri, perché no? Siamo mica dei bacchettoni! Quelle spazzole delicate e antiche non suggeriscono a caso nulla?

Setole naturali, nette, sterili e trattate, di nobili e regali animali. E i pennelli da barba? Soavi! Gli spazzolini da denti? Un po’ più rigidi! Per non dire degli scovolini puntuti. Ognuno dedicato ad una zona, si capisce! Orale, anale, scrotale, uretrale. Tanto talco e olio di sgomito.

Se non sanno che farci è che mancano di fantasia signori, o sono proprio degli strani individui! Come tutti quelli del mondo! Non fa per me il mondo!

La vecchiaia porta acciacchi, la pomata Prep rinvigorisce le membra e non solo: erezioni adamantine! E pensare che l’avevano elaborata per altro, funziona e benone! Loro nel mondo trovano qualcosa che valga più di quello che dica chi la vende? No!

E per questo non fa per me il mondo! E non mi contraddicano o afferro il trinciapeli da narice! Non amo la violenza, e considero la forbice per baffi eccessiva, ma son disposto a usarla per la difesa dei miei principi! Badino bene! Sono pugilatore, non ci se ne accorge dal baffo? Non mi sfidino!

Mi scusino, non volevo eccedere, certi temi mi toccano il pistillo equivoco, accendono il flogisto in me. Meglio che mi rilassi, metto a scaldare un asciugamano, e mi congedo, sono alquanto stanco, non ricevo mai visite e tante emozioni da quel mondo che non fa per me, fiaccano i miei nervi tesi.

Riposerò un’oretta sulla poltrona da barberia in acciaio cromato e pelli di struzzo con la spugna in viso, apre i pori, espelle le impurità, è per questo che ho mica zone accerpellate, o cespose io! E poi un breve tuffo di deretano nel bidet e mi acciambello in bagnarola fino a domani. Questa è vita! Candele e aromi, acqua calda, effetto pelle di polipo lesso. Non fa per me il mondo!

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