“Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa continuare a dirlo”

Premesso che non credo nei “diritti” e che li considero degli strumenti spesso perversi, aderisco all’illuminismo, in questa epoca della storia, perché nonostante il tempo trascorso dalle origini di quel pensiero, non ci sono alternative concrete altrettanto valide.

L’altro giorno leggendo un fumetto molto divertente sul lutto pubblico dei personaggi famosi su FB (Zerocalcare) è apparsa la frase attribuita a Voltaire: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa continuare a dirlo”.

La frase veniva dileggiata (giustamente) in quanto parrebbe non solo garantire a tutti il legittimo diritto ad esprimere la propria opinione, ma anche essere complice del raggiungimento della Babele attuale dove masse di mentecatti e ciarlatani chiassosi zittiscono le affermazioni di qualità spargendo per ogni dove la loro noiosa immondizia dialettica. Ed ecco i risultati!

Senza dubbio le preoccupazioni hanno fondamento, ma la frase è iperbolica in sé, dato che dubito assai che, anche da sostenitore della libertà di espressione del pensiero, sarei concretamente disposto a farmi ammazzare per far esprimere a qualcuno un’opinione che ritengo errata, e magari pure odiosa.

Voglio dire che se devo proprio arrivare a farmi ammazzare per mantenere le mie posizioni sulla libertà di espressione del pensiero, per lo meno cercherei l’agio di provare a far esprimere qualcuno a cui è impedito di farlo che abbia un’opinione minimamente decente.

Il detto è comunque ambiguo, ma solo se non si considera un punto a mio avviso fondamentale. La libertà di espressione del pensiero non equivale a una generica “libertà a mentire” (o a sparare idiozie) anzi va limitata all’esposizione rigorosa di un’opinione sincera su un tema determinato. Non tutto ciò che esce da una bocca in forma di parole è un’opinione! Meno che mai un pensiero!

Tutti coloro che mentono, cercano di infinocchiare gli altri, intrappolarli, mistificare la realtà, non stanno “esprimendo il loro pensiero” infatti, ma stanno solo cercando di ottenere qualche beneficio dalle loro parole.

Usano le parole come uno strumento di conquista, di aggressione, e si pavesano dietro i diritti che non sono stati concepiti per proteggere loro.

Ciò non e ammissibile e specie non va compreso nel diritto di espressione e non va tutelato. Ognuno deve poter esprimere la propria opinione, anche dicendo la peggiore delle abiezioni, certo, ma deve essere sincero.

Certo non c’e modo (in effetti ci sarebbe pure) di sapere se uno sia sincero o no, ma qui si può, come palliativo, applicare il principio per il quale ognuno è sovrano dei propri silenzi, ma è schiavo delle proprie affermazioni.

In tal senso, se, per esempio un credente non facesse seguire dei fatti precisi alle proprie professioni di fede, si potrebbe legittimamente considerarlo un ipocrita, un falso e togliergli la prerogativa di andare seminando menzogna per il mondo.

Ma lo stesso valga per posizioni antitetiche e per ogni altra.

Se qualcuno per esempio mi beccasse in flagrante pregando una qualche divinità mentre la sinistra figura di un meteorite si staglia nel cielo mattutino condannando la razza umana a morte certa, cosa si dovrebbe concludere se non che ho mentito e sono stato un cialtrone avendo affermato per tutta la mia vita di non credere in Dio?

Che ho usato delle posizioni magari per farmi notare o detestare, o comunque strumentalmente per un fine spurio e indiretto? I miei discorsi non varrebbero retroattivamente nulla, anche se nell’esempio specifico ciò non avrebbe la minima importanza ormai.

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