Nuovi Scrittori e Poeti, Riflessioni sul Fatto che: … “Hanno Rotto il Cazzo”

Oggi si dice (ed è più o meno vero) tutti scrivono!

Tutti scrivono (me compreso ovviamente), tutti si sentono poeti o scrittori, e tutti appaiono perciò ugualmente ridicoli, almeno fino a che non sono benedetti semplicemente dalle vendite. Prima osservazione da fare!

In tal caso ciascuno potrà avere un’opinione o un’altra sulla qualità della produzione dello scrittore in oggetto, ma il “ridicolo” e la sufficienza con cui una popolazione intrisa di senso di colpa suole dileggiare diciamo “il più debole” (quello che scrive e basta e il successo non ce lo ha) scompare, si ammutolisce dinanzi al guadagno.

Vai a prendere per il culo uno che per coglione che sia (e ammesso che tu sappia capirlo e non sia ancora più coglione di lui) ha in banca dieci milioni mentre tu fai la vita del pezzente!

Che io considero il sommo dei beni degli dei, eh, ormai, il guadagno! Il boia spietato della fastidiosa noia altrui! Convince e ammansisce le donne! Rende amati da tutti! Stimola la buona educazione e il rispetto! Serve a tutto, come un Balsamo Tigre.

Beh, ma insomma, che tutti scrivano, incapacità a parte, non solo non è un male, ma è un bene!

Io sono “old school” ogni tanto, ma la produzione “disinteressata” di o-pere d’ingegno è forse l’unica caratteristica apprezzabile dello scimpanzuomo.

Ci dovrebbero davvero essere persone di serie “A” a cui va concesso il patentino di tediare gli altri con le proprie manifestazioni “artistiche” e una massa di silenti cittadini di serie “B” consumatori (al più) del prodotto dei primi?

Oggi c’è alfabetizzazione diffusa in occidente e la gente scrive! Benone! C’è del (cacio) marcetto in Danimarca? No! Perché essere sospettosi? È un segno dei tempi! È un bel segno dei tempi! Si insegna a scuola a scrivere! Abbiamo lottato per l’alfabetizzazione, la gente finalmente vuole dire la sua! Meglio che non dire mai nulla! È un successo, perché lamentarsi sempre?

Spesso si scherza, lo so!

Nello scrivere non c’è nulla di diverso dal fatto che molti recitino, dipingano, disegnino, illustrino, suonino o abbiano una band, possano permettersi (ancora e spero per sempre) una reflex e relativi scatti su eleganti piatti di pasta da postare su Facebook.

Il livello è sempre quello per qualunque branca dell’umano ingegno, ma tutti questi sono segni del benessere, del progresso, si tratta comunque di qualcosa di positivo in sé. Quanto mi piacciono, mi rassicurano!

Gli scrittori però sono sempre visti con maggiore sospetto e sufficienza degli altri! Credo di immaginare i vari perché, e tra essi c’è di sicuro da considerare che tanta produzione è di scarso livello (ma andate anche a sentire una normale cover band! Se vogliamo fare confronti. O guardate la pittura… a che livelli è spesso e volentieri, anche tecnicamente, per non parlare delle foto!)

C’è la “piaga dei blogger” si sente poi dire. Questa è proprio grossa! Non leggere! Il bello della scrittura è questo, mica ti si obbliga a leggere! Se non ti piace interrompi! Sai chi cazzo se ne frega se non leggi? …Insomma che cazzo vuoi?

Rispetto alla qualità di ogni produzione letteraria… beh questo pur essendo il punto dolente, è un altro discorso.

Forse potremmo dire che una produzione di opere, in ogni campo, si compone di due parti? Quella creativa e quella tecnica? È assurdo metterla così, ma efficace.

La prima è ineffabile. Rispetto alla seconda forse la qualità oggi si è comunque alzata. Sempre grazie all’alfabetizzazione e al benessere.

Ma poi di che qualità si parla? Perché fuori dal gesto tecnico (che io per le ragioni precise considero oggi quello fondamentale) e cioè uso corretto e fine degli “strumenti del lavoro” (la s-grammatica, soggetto-predicato, punteggiatura, lessico, figure retoriche, etc.) chi giudica la qualità? Chi oserebbe affrontare l’ineffabile per cui alcuni sarebbero da considerarsi oggettivamente migliori di altri? Le vendite di Volo? O quelle dei classici che si vendono, sì, ma che poi pochissimi leggono?

O forse un critico? Che appartiene ormai al Medioevo anni settanta (la munnezza delle epoche). E poi che sarebbe un critico se non uno che ti dice come tu dovresti fare qualcosa che lui non è in grado di fare… Ci stanno i critici per lo sport? Nadal esegue male il rovescio, ma vince le partite… nemmeno per gli sport che nessuno segue: ginnastica, tuffi. Ci sono i giudici!

La parte tecnica è fondamentale perché (parlando fuori dai denti) dà subito una proporzione delle stature, se non sei capace di fare bene il “semplice”, cioè quello che può migliorare e affinarsi già solo con l’esercizio, l’attenzione e la dedizione, è molto, molto improbabile che tu sia in grado di fare bene ciò che è così difficile che non se ne riesce nemmeno a parlare da migliaia di anni: ciò che distingue un buon (o pessimo) artigiano da un artista.

Fondamentalmente oggi siamo tornati alla normalità: la produzione che discende dall’intelletto non garantisce la vita del milionario (il che è stata una stortura momentanea di qualche decennio dovuta a uno sviluppo tecnico a un benessere davvero diffuso).

Chi vuole produrre lo deve fare per amore di quello che fa e continuando a lavorare su altro per campare. Oppure può mettere in vendita delle abilità tecniche, ma è un altro discorso.

Pure Dante “lavorava” (vita politica, ambasciate), non capisco perché noi si faccia gli schizzinosi. Se poteva sottrarre tempo Dante alle sue magnifiche opere, non credo che il mondo piangerà disperato se uno di noi sta zitto un momento!

Il problema non è che uno o un altro scriva, il problema è l’atteggiamento per cui gli scrittori si sentono tutti dei fenomeni, investiti davvero della favilla dell’universalità. Un vaffanculo se lo tirano!

Da noi il senso di colpa ha creato davvero abomini comportamentali (da noi in Italia, dico), l’arroganza da una parte e la petulanza nell’ironia (eterna, monocorde, stucchevole) dall’altra, da lì vengono, passando per l’invidia e il rancore, che si capisca o meno! Il ragionamento ognuno lo completi da sé, che non è difficile.

Ho detto che la qualità oggi si è alzata. Lo ritengo vero, ma rimane da accennare al paradosso per cui il successo spesso finisce in mano a roba di scarsissima qualità.

Oggi la tecnica è molto migliorata in tutti i campi. I musicisti (guardate i concertisti) sono incredibilmente tanti e preparatissimi, persino gli scacchisti sono assai più affilati che nel passato e numerosi come non mai (i Grandi Maestri con un Elo superiore a 2600 punti oggi sono centinaia).

Ma oggi il successo ancora lo dà la massa, “l’arte” (così detta) tutto sommato parla a sé di sé, non è tra la gente, mentre la massa di persone è quella che produce anche la massa di danaro (come le tasse, no?) che converge su un’opera brutta, ma di successo. Che io leggo il Codice da Vinci per caso? Mi annoio come un’ostrica se lo faccio!

Potremmo dire, da “aristocratici”, mentre col baffo arricciato intingiamo il pasticcino nel tè e inorridiamo infrangendo l’ennesimo costoso monocolo, che la massa è sempre la massa, e che non è andata avanti? In effetti no! Neppure!

Perché mentre sino a un secolo fa la massa (non opinava per fortuna, ma) non sapeva nemmeno leggere, oggi legge roba brutta, fumetti infantili, ascolta musica brutta, gradisce quadri brutti, s’emoziona con poesia e poetica volgare, si esalta con film cafoni (che sono meglio di quelli intellettuali perché il cinema NON è arte!) ma almeno è in grado di leggere e consumare qualcosa, che siano pure le canzoni da adolescenti di Vasco (a 40 anni), i coretti da stadio di una band schi-fo-sa-men-te mediocre e irritantemente cafona come gli U2.

Io a volte vorrei morire! Credetemi!

Invece non c’è da prendersela, ognuno ha i suoi gusti guasti, come ognuno le sue patetiche antipatie. Dante non apprezzava Guittone d’Arezzo, che a me, non so perché, ricorda Fo (che non apprezzo troppo neppure), ma anche qui, il primo godeva di gran fama (proprio tra il popolo) e al secondo hanno pure dato un Nobel. A Dante lo prendevano per il culo invece, i compatriotti! Oggi Guittone per fortuna lo ricordano in pochi. Dante, zitti tutti! (E idem Cavalcanti.)

Ecco che se sei bravo, almeno tecnicamente, non potrai certo costringere nessuno ad apprezzarti, a leggerti, ma almeno a rispettarti sì, anche perché a chi ti attacca hai l’agio di fargli un culo così coi tuoi argomenti! Tutto sommato essere bravi significa spesso solo non essere analfabeti come tanti altri, i meno peggio.

Criticare e demolire si può certo fare facilmente. Non fai mai nulla chiuso a casa tua e non ti piace nulla! Giudichi! Storci il naso! Magari leggi tanto, pavido, insicuro..! C’è gente che ha cercato, e vedi che si infervoravano, di demolire Shakespeare, Dante, Carmelo Bene e compagnia, e con che argomenti! Specie invasati della politica o della religione! Gente da ridere, no? Col precotto preconcetto nel cervello, spesso erudizione sublimata a gelido rancore intellettuale. Carne da psichiatria!

Ma per criticare davvero si deve essere capaci di fare meglio, o le chiacchiere stanno a zero. Non venirmi, col tuo libretto in marocchino rosso, o col librone dei pastori di seimila anni fa, a dire cosa mi deve piacere oggi, datti fuoco! Fai una cortesia! Che mi prende la meningite solo a vederti. Magari sei pure contagioso! Lebbroso!

Il fatto però è che si può essere così stupidi da non avere nemmeno una vaga idea delle proporzioni della propria stupidità! E quindi si cade pure in una stupida intraprendenza! Che è l’unico risvolto negativo del nostro attuale sviluppo! Il cretino con iniziativa, che dice la sua! Nemmeno spiegandoglielo bene certi stupidi capiscono quanto sono stupidi! Sono davvero troppo stupidi! Molti hanno anche la laurea che li assorda! La laurea!

Tornando al punto di partenza, al dileggiare chi si propone come scrittore, poeta etc., per onor di completezza vanno spese due parole e va ripetuto e approfondito come tale atteggiamento (dileggiare) è spesso comprensibile e anche sano, dato che si pecca sovente di arroganza limitrofa al delirio megalomane più ingiustificato.

Autentici fenomeni a parte (Majakovskij a sedici anni, per esempio) che però di solito non solo sono precoci, ma anche assai ben riconoscibili, alcune mostre di coglioneria non si reggono e vanno insultate. Farlo va considerato una scelta morale! Gente che fa errori e pontifica! Non sa e parla! Che bisogna fare? Bah!

La prima e la più grande assurdità, a mio gusto, è quella di chi si definisce da subito poeta! Senza aver mai scritto niente altro!

Parlo di chi scrive e propone poesie e lo fa con determinazione e presunzione e non solo come lodevolissimo esercizio di disciplina interiore e completezza personale da “samurai”.

Se è difficile scrivere saggistica e ancor più narrativa, la poesia rasenta davvero l’impossibile.

Capisco bene che ognuno possa pensare di sé di essere l’unica eccezione alla regola della mediocrità, ma le proporzioni sono davvero scoraggianti e le probabilità lo sono di conserva; perché se di scrittori se ne salva magari uno ogni cento (e ce ne sono di veramente bravi anche se sconosciuti, come sempre è successo), di poeti uno ogni milione!

E non solo perché poetare sia cento volte più difficile che redigere (è la perfezione nel linguaggio, del ritmo, del suono), ma anche perché, e qui traspare il livello medio delle persone, di poeti ce ne sono cento volte più che di scrittori! Il che è un abominio! Delitto! Delitto! Delitto!

E anche di concorsi per poeti! Il che la dice lunga su altri tanti aspetti della società moderna, così stupida e superficiale, rieccoci sì, da aver completamente perso la prospettiva di quanto sia stupida e superficiale.

La poesia oggi, che infatti in tutti i casi incriminati ha abbandonato le difficoltà tecniche della rima, la sillabazione, etc., (ce li freghi a sudarci su!) è accostare parole, un po’ di languore, figure “ardite”, sinestesie e metafore (nella migliore delle ipotesi) il sentimento: l’unico sentimento l’amore, e specie la sua impossibilità e/o dissoluzione. Immondizia, insomma.

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