Opinione sul Cinema in 2000 Parole

Ogni epoca ha le sue fisse e se oggi dici che non ti piace il cinema e non ti evoca nulla di che, spesso sei guardato con sospetto. Possibile?

Sì! Ci ho antipatia! Anche perché si spaccia per quello che non è.

Ammesso che le vecchie parole conservino ancora un legittimo valore e il linguaggio quotidiano abbia ancora possibilità di esprimere un concetto a prescindere dal rigore tecnico, provo a dire come la vedo con la massima semplicità.

La settima arte!

In una definizione protocollare, non c’è dubbio, il cinema è un’arte! Sta scritto pure su Wikipedia e non si discute.

Se maltrattiamo un po’ il concetto di “arte” riferendolo a qualcosa di necessariamente “profondo”, esteticamente pregevole e specie un qualcosa di creativo, la vocazione più autentica del cinema, secondo me, non è quella “artistica”.

Non è la settima arte, o più prudentemente il suo valore artistico è esilissimo. Non riesco più a vederla diversamente.

Il cinema non è un’arte al pari di quelle più classiche, che pure loro spesso nicchiano oggi (da un bel po’, è risaputo). È una frode e un’impostura se la mettiamo in questi termini, perché tendenzialmente è brutto (questa la parola) volgare e superficiale in sé, per “natura”, come strumento. Devi fare uno sforzo titanico affinché non lo sia.

Certo puoi fare arte magnifica col cinema (persino col…), ma in genere non è il suo scopo caratteristico o, diremmo, la sua missione principale, normale disposizione, vocazione.

Puoi essere un eccellente giornalista e migliore redattore di tanti scrittori affermati e un “artista” nel tuo campo, ma questo non fa del giornalismo “un’arte”. È un mestiere. Che si impara “a scuola” e imparatolo si realizza. E qui pure si tratta di mestieranti.

Escono migliaia di film l’anno, quanti di essi hanno un tale livello estetico o una tale profondità, che so, concettuale, forza, o brillano per la capacità comica o la creatività, o qualunque altro aspetto, una potenza tale da poter essere definiti indimenticabili e “opere d’arte”? Si fa dell’eccezione la regola?

Se vuoi fare poesia e non ci riesci non è che ti trascini dietro tutta la poesia (la sua lunghissima tradizione) ed essa smette di essere arte, perché la poesia per definizione è arte! Sei tu che non sei un poeta! Non sei in grado. E così la musica. Se sei Vasco invece di Wagner sono cazzi tuoi! E di chi ti ascolta.

Se fai un film hai fatto cinema! Punto! E se vendi hai anche fatto cinema di successo. Se tra i tanti film che escono il tuo è un capolavoro o un’opera d’arte, diventa un’eccezione del cinema, e non è l’appartenenza della pellicola al “cinema” a renderla in odore di essere un’opera d’arte. Che uno va al cinema e ogni volta ne esce deluso? …È che mi aspettavo un capolavoro e invece anche stavolta… No! Perché non si aspetta nulla.

Il suo scopo principale è infatti l’intrattenimento, di masse che non cercano profondità, ma legittimissimo, sacrosanto divertimento estemporaneo, post lavorativo, con puttanate irrealistiche e brutte, sciatte, dozzinali. O con la partita.

Una volta m’ero appassionato, condizionato anche moi dalla monocorde opinione altrui, poi per fortuna, a forza di vedere e vedere film, ho “aperto gli occhi”. Sono rinsavito. Il cinema oggi, più ne vedo meno ne sopporto. Non capisco proprio più la necessità e la voglia di fare un film su…

E infatti non tocca, nella stragrande maggioranza dei casi, le corde più profonde dell’animo umano, ma nemmeno di sguincio. Per norma non tratta nemmeno il tema che dice di trattare! …La vita di Mozart, la crocefissione di Cristo…

Non è che sia peggio divertire la gente, che scuoterla nel profondo, meravigliarla, eh! Capiamoci. Ma diamo a ciascuno il suo. Oggi tutto o quasi è diventato puro e semplice intrattenimento, usa e getta. Perché la massa ha tempo a disposizione da occupare e soldi da spenderci, poca voglia di sforzarsi e di roba ce ne è tanta. E per fortuna! Hanno chiuso gli spettacoli dei freak e aperto altri spettacoli per soddisfare le stesse voglie morbose di gente analoga. Voglie che ci ho pure io.

Benone! Ma mentre su certi romanzi, opere, ci puoi passare e ripensare una vita, assaporarle e ti condizionano, marcano in modo significativo, assai difficilmente (mai) ottieni qualcosa di paragonabile con un film o con un videogame per divertenti che siano. Ci sarà da considerarla questa situazione, no? Almeno a me non succede, nessuna vertigine. Vedo solo emozioni a buon mercato, cafonate micidiali! Se anche questo è arte… boh…

Sono obbligato ad usare la parola di origine sanscrita che da noi ha assunto un altissimo significato? Ok! Vorrà dire che “arte” potrà comprendere anche robaccia orrenda fatta da mediocri per uso di mediocri. Non la vedevo così.

Tempo fa la gente si divertiva vedendo combattimenti all’ultimo sangue, ma per forte che fosse un gladiatore, non era considerato della stessa categoria di Virgilio. Semplicemente facevano due cose diverse, non c’è necessariamente una scala di valori, un giudizio da dare. Chi se ne frega delle opinioni, no? Ma mi deve piacere per forza Tornatore? O devo andare a caccia di streghe perché tutti credono nella stregoneria?

Questo tenerci, in un’epoca come questa poi, ad applicarsi in ritardo l’etichetta sgualcita di artista (lesa maestà se non li consideri eccezionali), o di intenditore e fruitore di arte (mica si perde tempo noi, mica ci si intrattiene, no! Si contempla arte al Circolo del Fumetto la sera!) e mischiare tutto col prestigio intellettuale che ormai annoia pure gli eruditi veri e quando per giunta si sono persi i contorni dei concetti, ha del demenziale.

Fin qui tutto bene. Il problema vero infatti si pone quando gente che non fa arte, che non è in grado di fare poesia, di evocare la tragedia, di essere indimenticabile o un punto di riferimento dell’umano sentire (come lo è Virgilio per es. che interpreta magnificamente la paura della morte, la morbosità della guerra, e tantissimo altro ancora), non si sa perché, ci prova! Non fa cose divertenti… e meno che mai profonde! E poi pretende pure di essere per forza considerata brava! Maestro! Sì, “maestro”! Lì viene spessissimo da vomitare! Proprio!

Patetici monologhi di trenta secondi senza la minima ripercussione.

Considerando che la prima cosa, previa pure alla capacità tecnica (indispensabile), la condicio sine qua non per essere un artista dovrebbe essere la creatività, dove sarebbe questa “gran creatività” che caratterizza il cinema in generale?

Dove tutti si affrettano e affannano a scovare e riprodurre opere di altri, storpiare e massacrare libri, fumetti, musical, personaggi, storia… carne di porco ovunque, senza rispetto, senza ritegno, senza amore e remore. Per non parlare del fatto che poi rifanno lo stesso film due, tre, quattro volte, ogni volta peggiorandolo, un po’ più “per tutti”.

Tutti a caccia di idee altrui. Tutte trattate alla stessa maniera! Una sega a nastro che taglia pacche di manzo in due è più sensibile, accorta.

Ma tutti sono oggi infatuati di questo continuo riprodurre immagini in musica, recitazione veramente penosa. Io non ne posso più. Si emozionano, commuovono, spaventano. Si tratta del topico dell’epoca. L’operetta dell’Ottocento o peggio, lo spettacolo gladiatorio: un po’ di sana violenza, ma finta del tutto irreale.

Io, personalmente, lo trovo noiosissimo nella maggior parte dei casi e pure ridicolo, ripetitivo, semplice e sempliciotto, superficiale. Mi stanca, spazientisce. Sia quando prova ad essere realistico che quando la fisica si sospende e non ti fai male mai, salti, cadi… Prima o poi la smetteremo di fare le stesse cose, no? No!

Sempre la stessa solfa.

Ci sono comunque opere di maggiore o minor valore. Nella sua demenza Terminator è un’opera d’arte. Ci stanno un sacco di esplosioni, il tipo è un cyborg immenso e parla con accento tedesco. Fico, no?

E infatti come dicevo il peggio è l’intellettuale, o peggio ancora quello che tratta la tematica “storica-sociale”, fare il film sullo sterminio di… la situazione di oppressione dei… come eravamo nel… una lettura di Che Guevara in motoretta o si svegliano la mattina e decidono di massacrare un bel libro aggiungendo del loro. Libri di povera gente morta che non li può mandare a morire ammazzati.

Che poi applicano quasi sempre un cliché, mettono in croce quattro pregiudizi moralistici diffusamente condivisi e spacciati per progressisti, tutta roba scontata.

Vidi un film coreano, porca miseria, tutti a dire “è bellissimo” dei mafiosi italiani facevano cena con l’opera a tutto volume, dopo un po’ schizzi di sangue ovunque! Indimenticabile! Sì! Me lo ricordo, infatti. Come esempio di cagata! All’epoca forse dissi che mi era piaciuto per non fare la figura del coglione, ora invece voglio proprio fare la figura del coglione.

Se una persona ha bisogno di uno strumento del genere per rendersi conto di un problema, dalle mine antiuomo, a cosa sia successo ai polacchi durante la seconda guerra mondiale, cosa sia la mafia, etc. è davvero un poveretto! È peggio che affidare a Facebook la propria indignazione pensando di cambiare il mondo sgominando gli alieni occulti tra noi e le loro scie chimiche maledette.

E poi, una volta “svegliato”, scosso dal torpore dal “gran artista” medium dell’eterno e dell’universale (quale poi? Il regista, lo sceneggiatore, l’interprete, l’autore a monte… tutti…) che dovrebbe fare il pincopallino della massa? Dopo il pianto, emotivo, al buio, legiferare? Cosa? O andrà a farsi un aperitivo?

Ogni volta che vedo un film penso a tutto questo, ormai non me lo godo più. Vedo gente attorno alla scena che ha fretta di staccare dal lavoro, i microfoni che pendono. Che prima che finiscano di girare, qualcuno dica “stooop” perché s’è rotto i coglioni lui per primo e tagliano il pezzo a cazzo.

Che deve fare uno al bar dopo la visione? Parlare delle scie chimiche e indignarsi di nuovo? Pensare che l’ebola l’hanno creato i malvagi untori ebrei delle farmaceutiche? Battere i pugni e insultare qualcuno che il film non lo ha visto, non ci crede e non lo vuole vedere e fa comunque esattamente le stesse cose di chi lo ha visto e chiacchiera?

Lo vedo il cinema, ormai solo se non ho di meglio da fare, mi diverte! Mica vivo sotto un sasso. In quaranta anni avrò salvato una ventina di pellicole, su quante?

Come fa uno che lavora nel cinema in uno dei suoi mille ruoli (di mestiere) ad autoproclamarsi “artista”, a piacersi tanto, (“encantado de conocerme”)  che ci hanno un atteggiamento da teatro surreale, quale sarebbe nella maggior parte dei casi l’esuberanza, la creatività, l’estro? Che giustificherebbe tanta spocchia? Il fatto che truccano gli zombie? Perché è diverso da un impiegato delle poste? E fa il fenomeno? Il mio salumiere fa un prosciutto che è una meraviglia! Lui è un artista!

Fanno tutti le stesse cose, allo stesso modo, da decenni. E’ una bottega planetaria. Mettiamo una regola! Per quanto tu possa essere bravo con la chitarra, un pennello, o qualunque cosa che riguardi le umane arti, se non fai roba tua non sei un artista! Lavori con l’arte altrui! Almeno dovrai essere creativo, no? Un minimo, per considerarti “speciale”!

Si tratta di una formuletta, la applichi e tiri a campare. Guadagno assicurato. Con roba brutta! È questo il punto principale! È roba brutta!

Al massimo in decenni avanzano le tecniche grafiche, gli effetti speciali e allora ti rifanno pure il film! E quello prima pare obsoleto. L’artista è quello che fa i software. Daccapo, dove sarebbe la profondità e la creatività? Il genio, l’estro? Nell’ennesima storia altrui raccontata male in un’ora e mezza, due? Di fretta eh! E poi tutti a casa, che nessuno si vuole rompere i coglioni davanti allo schermo per sei ore.

Per quanto durerà questa noia mortale? Apertura, svolgimento del temino, climax, momento di pathos, musica drammatica, the end? All’uscita: catarsi! …Il film del Maestro e Margherita, perché no di Viaggio al Termine della Notte… ma scriveteveli i libri! O fate come ha fatto Stallone, che non è un intellettuale, ma Rocky lo ha scritto lui!

E oggi infatti ci stanno le serie televisive! Che per certi versi sono anche peggio del grande schermo. Prolisse e stupide …più dei “diamanti grossi come nocciole” di Dumas. Antica e inutile tradizione del romanzo di cappa e spada, dove succede di tutto, proprio perché non succede mai niente!

Se poi consideriamo che i migliori film appartengono tutti al passato, che dovremmo trarre a conclusione? E specie a quei registi dittatori alla Hitchcock, Bergman, che andavano molto sul teatrale? Imbattuti.

Senza contare che in Italia poi li paghiamo noi gli “artisti”, per illuminarci con la loro preclara sapienza di gente speciale. Ma questo s’è già detto altrove.

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