Orgoglio pel natio loco, l’historia et la stirpe: incomprensibili baggianate!

Per una persona che abbia preso sul serio la nostra contemporaneità e sia arrivato alle conclusioni più verosimili in merito all’essere umano e all’ambiente in cui si muove e il traguardo a cui giungere, alcuni concetti perdono necessariamente di rilevanza.

Un soggetto orgoglioso di caratteristiche proprie, o di gruppo, tradisce solo una certa insipienza, quando voglia far vigere il proprio discorso fuori da un personale sentimentalismo, ammissibile sì, ma del tutto privo di un autentico valore concettuale, di utilità e rigore: quello che serve!

Un gruppo di scimmie sarebbe orgoglioso di essere proprio “quel particolare gruppo di scimmie” e non un altro? Molto bene! Interessante! Di tutte le similitudini con tutte le altre scimmie e specie del pianeta, si porrebbe, quindi, l’attenzione proprio su differenze minime e le si userebbe per abilitare una certa superiorità. Bah!

Inorgoglirsi di proprie caratteristiche personali potrebbe avere senso qualora fosse solo un modo per copulare, un tipico atteggiamento animale, come le ruote del pavone, ma “all’umana”, usando, in tal caso, la comunicazione verbale, e tradendo per lo meno un’altra caratteristica umana: l’eleganza!

Quanto al farlo per meriti altrui, (impero romano, civiltà occidentale, virilità mediorientale, ferocia vichinga etc.) assume tratti di delirio evidenti. Mettiamoci l’anima in pace: siamo tutti fondamentalmente e profondamente uguali, e le differenze non vanno viste secondo una logica competitiva, ma come una ricchezza per l’adattamento all’ambiente di una specie comune.

Invece tutti continuano ad essere orgogliosi sempre e comunque delle proprie origini, etnie, capacità; a prescindere (inoltre) da quali esse siano in concreto e da un qualsivoglia riscontro sulla effettiva rilevanza delle proprie abilità e del proprio passato. La ganaense è orgogliosa di essere ganaense, il basco dell’essere basco, il peruviano di essere epigono degli stoltechi, l’ascolano di essere ascolano, e così via; per quanto uno venga da un posto oggettivamente poco stimolante e fortunato sarà indotto a fare il presuntuoso.

Questo secondo atteggiamento, cade in un doppio errore. Il primo è quello comune a chiunque si creda “speciale” o superiore, e si inorgoglisca pensando, magari pure, (suprema delle stupidaggini) che dietro certe “accresciute” capacità o attitudini speciali, o civiltà, faccia capolino il concetto di “merito” (per non parlare di Dio!) e non solo una cieca forza evolutiva che le fa risaltare in un determinato momento e in determinate circostanze, concedendo così alla specie di privilegiarle per un migliore adattamento e la sopravvivenza.

Da questo punto di vista nessun vanto è possibile mai, posto che ciò che si considera “superiore” è solo relativo al concreto storico (e se si sedimenta nell’opinione comune diventa solo pregiudizio, quindi qualcosa di erroneo) e potrebbe essere svantaggioso in altre situazioni: in una umanità costretta dal cambiamento climatico, magari, a perdere facoltà mentali pur di sopravvivere, si avvantaggerebbero gli stupidi, e l’intelligenza eccessiva sarebbe un peso e un handicap e quindi vista come una taccia e creerebbe rifiuto per la riproduzione, e così via.

L’errore successivo e tipico di coloro che pur non avendo nessuno speciale attributo di merito per inorgoglirsi, tuttavia cadono nell’errore di farlo, è davvero estremo!

Svincolare del tutto l’orgoglio dalle ragioni che ne determinerebbero l’insorgere, non ha alcun senso! Uno può essere orgoglioso solo di qualcosa di concreto e di positivo, è il concetto stesso che lo richiede necessariamente, voler sfuggire a questo precetto è entrare in contraddizione da neurodeliri.

Chi non sappia apportare motivi (si tratta sì di pregiudizi, argomenti suggestivi ma erronei, dati spesso leggendari e mal interpretati, ma necessari a portare avanti l’errore in modo plausibile) per difendere questa già erronea e di per se pietosa rappresentazione del mondo cade davvero nel delirio più puro.

Sarebbe impossibile trovare ragioni per affiancare civiltà sviluppate come la romana, la greca, e relativi imperi, con quelle di altri popoli selvaggi che non hanno mai contribuito in alcun modo a qualcosa di positivo e utile per l’umanità, pur facendone ovviamente parte senza differenze.

Ma facciamola breve! Sarebbe impossibile oggi per il sapiens, trovare una ragione per “inorgoglirsi” di altro che della scienza, che appunto in quanto tale rifiuta questo discorso sentimentale, concentrandosi semmai nel risolvere problemi comuni al mondo umano e animale, noncurante di tali dispute sterili e inutili.

Quindi si dovrebbe finirla di fare i deficienti, di perdere tempo nel far credere che un orango di un determinato periodo, territorio o sangue, sia così speciale e debba avere un posto di privilegio nella considerazione comune di altri orango.

Dovrebbero smetterla le donne di inorgoglirsi di essere donne, i gay di essere gay, le mamme di essere mamme, i rimorchiatori di essere rimorchiatori, le ministre ganaensi di essere nere e tutta questa banda di scimpanzé mentecatti, di essere scimpanzé e mentecatti, come non perdono occasione di dimostrare, giacché invece di vedere l’umanità come un qualcosa di unito e compatto contro la sofferenza e la povertà e spingerla a lottare per obbiettivi comuni di prosperità e sviluppo, non fanno che, implicitamente, fomentare differenze inutili, contrasti, pregiudizi disperdendo energie preziose.

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