Ottimista o pessimista? Una risposta in 1000 parole

Mi è stato chiesto: “ma tu sei un pessimista cosmico?”
…mmmm… Cosmico magari sì… anche perché fa ridere l’espressione, e ti fa sentire come una scimmia benintenzionata e ben determinata, a tutta velocità nel vuoto, in una fiammante capsula spaziale, ma non finisce lì.

Non credo nella libertà umana, anzi ho l’impressione fortissima che essa, e così ogni scelta, sia solo illusoria (un fantasma nella mente, che così funziona meglio, e si “prende più sul serio”).

Non credo esistano bene e male come valori, ma solo come situazioni specifiche che creano piacere e dolore. Certo essi (piacere e dolore) sono molto interconnessi, inestricabili e i secondi sono pure preponderanti, se consideriamo con un paio di esempi che il ricordo del dolore è esso stesso dolore e quello del piacere nostalgia e quindi dolore.
E se consideriamo che spesso dai piaceri deriva una sofferenza necessaria (per semplicità diciamo solo “dolori”) o che certi piaceri (benefici) hanno come presupposto una sofferenza.
Per esempio per essere magri e in forma si deve rinunciare a mangiare, o mangiare a piena sazietà porta danni alla salute, lo sport è piacevole, ma allenarsi è doloroso, dopo il piacere fisico sessuale a volte viene certo sconforto. Studiare o scrivere è faticoso, ma poi si sente certa soddisfazione, e via discorrendo.

Non credo nemmeno che esista altro che la materia, quindi non credo in esistenze ulteriori a quella fisica, e quindi ritengo che la morte sia la fine di tutto. Questo al momento non mi crea il minimo problema o la minima contrarietà, ma di certo non voglio né morire, né cessare di esistere, perché la biologia mi ha formato così, anche se la mia mente riesce (anche essa è formata così) a distanziarsi dal mero istinto. Questa situazione però crea molto sconforto, persino terrore, e quindi un netto rifiuto nei più.

Non credo esistano valori assoluti, non credo che i comportamenti abbiano importanza altra che per il loro effetto concreto, non credo ci siano leggi eterne, o principi, non credo che l’essere umano sia speciale o particolarmente importante, o che sia fondamentalmente diverso da un gorilla e credo sia del tutto solo, e nessuno lo scruti scuotendo il capo, mentre si masturba o mangia l’ultimo biscotto.
Non credo la Natura sia né “buona”, né “malvagia”, né indifferente, né che esista affatto altro che “lo stato delle cose”, ma che dal punto di vista umano vada vista senza dubbio come una “macchina di dolore” (vedi supra).

Non credo esistere abbia un senso, né un’utilità, non sono fiducioso nell’uomo e nelle sue capacità, non vedo il progresso come un cammino costante, né con una meta, e così la storia.

Considerando queste posizioni e molte altre che ne discendono, sono dai miei interlocutori di solito definito “pessimista”, dato che, su ciò su cui non posso essere sicuro, propendo per l’opzione meno benevola ed appetibile. Nessuno sa se ci sia vita dopo la morte, ed io propendo per credere di no, nessuno sa se ci sia un essere che ci ama segretamente e io dico di no.

La versione maggioritaria è contraria a quello che penso e più “ottimista”: la storia ha senso, la vita anche, l’uomo è speciale, non è solo, è amato.
Però al contempo, e questo è curioso, nel comportamento quotidiano e nella valutazione generale attuale della società e della storia, devo essere considerato un ottimista. E, e questo pure è assai singolare, ancora una volta sono in una posizione minoritaria, perché la maggior parte della gente è invece molto pessimista.

Insomma, o io ragiono al contrario, o gli altri lo fanno.

Infatti non condivido, per cominciare, la diffidenza verso il potere in quanto tale che molti propugnano, a partire dai cristiani.

Mi pare che, specie date le premesse, la storia umana abbia imbroccato uno dei migliori cammini possibili, e finalmente, dopo secoli di profondissimo orrore, si è giunti a un “porto tranquillo”, e sono fiducioso nella tecnica e nella scienza per continuare a limitare le sofferenze umane fino a farle scomparire.

Sono grato per essere nato ora che esistono gli anestetici, certo benessere, alcolici di ottima qualità, divertimenti e alfabetizzazione. Mi godo tutte queste cose e cerco anche di apportare del mio, senza dare nulla per scontato e senza lagnarmi.

Promuovo valori e una civiltà dei lumi, che portino ad educazione delle masse, uguaglianza sostanziale e benessere per tutti, non in quanto “beni di per sé”, ma solo perché funzionali, e sono molto fiducioso che si possa ottenere tutto questo e che per ora si sta procedendo nella giusta direzione.

Di questo ringrazio anche il lavoro, spesso vituperato da masse distratte e capricciose, del “potere stabilito”, sì, quello che, tra corruzione e pur con tante magagne, è riuscito, finalmente e dopo secoli, ad infilare decenni di sviluppo piuttosto pacifico. Ha creato e mantenuto i presupposti in cui la scienza ha potuto spingere l’acceleratore e questo gli va riconosciuto.

Non sopporto le teorie cospiratorie, le lamentele costanti e fini a sé stesse, l’inedia, il colpevolismo, il vittimismo, che poi sono la stessa cosa.

Pur senza il bisogno di credere che ciò che faccio, o che si faccia in genere, abbia un valore di per sé e senza neppure arrogarmi dei meriti, dato che come detto ho il sospetto di reagire semplicemente a degli stimoli, cerco di essere produttivo e fattivo; nella mia mente quando si affacciano quelle che vengono chiamate “opzioni” mi inclino sempre per la “migliore”, da intendersi la più attiva, la più produttiva, la più utile, la più cooperativa. O, vista al contrario, “mi sforzo”, vale a dire il mio organismo vive come uno “sforzo” quanto accade, di comprimere e reprimere ogni sentimento distruttivo, violento, prepotente, oppressivo, egoista.

Se ci fosse la libertà di scelta ed io sbagliassi, potrei dire di essere orgoglioso delle mie scelte, se ci fosse Dio ed io sbagliassi, non sarei certo spaventato dal suo giudizio per quanto ho fatto e pensato.

E quindi nel quotidiano sarei da considerami un ottimista anche se alla base del mio pensiero tutto quanto è visto dai più come pessimismo.

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