Pacifismo al cucchiaio

Sono un guerriero! Un guerriero, certo, e come ogni guerriero, senza guerra non posso stare; sono un guerriero della tavola e modestamente fine stratega gastronomico e geopolitico dei menù.

Lotto contro il generale appetito che m’assale e mi contorno di primizie, condecorato di delizie. Le mie armi sono coltello e forchetta, giacché più che alla lanza sono atto e aduso alla lonza; cionondimeno scalco i piatti forti coll’eleganza d’un antico samurai.

Uomo vero e come tale aduso a ferro e a fuoco, bramo brace e carbonella e mi destreggio alla grande con spatole, spiedi da rosticciere e griglie.

Non temo esplosioni e bótti; intrepido, a viso aperto passeggio e pasteggio sotto il bombardamento, ma solo se di tappi di champagne trattasi. Credo in unico Dio e so bene che mi proteggerà dalla gragnola di colpi di sughero, Bacco! Che venero dal pampino coi miei squisiti salmì!

Stoicamente sopporto le intemperie del clima della cantina e della ghiacciaia, non mi spaventa il gelato e senza lagnarmi attraverso il deserto del forno acceso, spiedino tra i denti e una ardita granita in mano. Il mio fronte è la dispensa in terra e la cambusa in mare!

Non basisco, niente basilisco! A colpi di mortaio schiaccio basilico per pesto, lupara di pepe, pallottole di ginepro e spezie, e se schiaccio è aglio o del pistacchio! Non trincea, ma trinciapolli, non grotta, ma gargotta, non battaglia, ma bettola!

Assalto con la mia frusta d’alluminio a baionetta montagne di uova per gigantesche frittate ed eroici oceani di maionese; monto l’albume e, con tutto il mio stomaco, più che col fegato, mi lancio nella mischia, tra macinati ed insaccati. Tronfio di frattaglie e rigaglie, compio stermini di arrosti flambé a botte di mostarda; non ho fretta, ma fritto, non sanguino e non sudo, ma sanguinaccio e sugo.

Nei momenti di sconforto, se inter nos è rimasto un po’ d’abbacchio, si intonano avvinati cori nostalgici, alla tenue luce del vin brulé, non si cremano esequie, ma si eseguono creme, niente veglie, ma vivande, ci si dà pacche di manzo tra camerati per farsi animo. Ma se la macedonia avanza, noi non si indietreggia un passo! Un virile tiramisù, salume romano e si parte a tappi forzati per il remoto desco!

Posso profondere duraturo coraggio per serate intere, seminando una mitraglia di bossoli di lattine calibro .50cl dalla trincea in radica del bancone. Lanciando spine a mano, non demordo, ma mordo e son disposto ad affogare nella birra e nel vino, nel whisky e nel gin, se necessario, durante lo sbarco di appetizer e aperitivi dalle schiumarole. Contrasto lo straniero invasore divorando sandwich e hors-d’oeuvre a colpi non di scure ma di scura.

Non sono papista, ma pappista, che non al crocefisso mi genufletto ma al pecorino m’appecorono, non nazista, ma fancazzista, e dei più coriacei, non amo lodarmi, ma sbrodarmi, posso comunque vantare d’aver preso parte alla notte dei lunghi fornelli e a innumerevoli notti di calici e cristalli.

Indomito! Non ho pietà per la pietanza e sono un fondista della fonduta. Non fungo da stragista, ma posso fare di fungo strage!

Inoltre, come ogni intrepido e scapestrato, non sono un miserabile e un taccagno, da eroe non bado a conti e meschinerie fenizie, le uniche tasche di cui mi occupo sono quelle da farcitura.

Ma di guerra proprio non parlatemi!

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