Parole di Morte I

I “falsi amici” a volte lo sono meno di quanto sembri.

Mi riferisco all’espressione che oggi viene usata per le parole uguali o simili in due idiomi, ma che hanno significati diversi e traggono quindi in inganno.

Gli altri falsi amici, quelli della vita di chiunque, non si salvano in nulla.

Partiamo da grave che in italiano ricopre (con greve, e derivati gravame, graveolente, gravare, gravamento, stessa etimologia) una gamma abbastanza estesa di significati, che spaziano dalla serietà personale (contegno grave), alla descrizione di una situazione o malattia (suo marito è grave), al tono scuro di una nota, un peso (e molto altro) e poi facciamo una sinistra ricognizione dei termini che indicano sepoltura e morte.

In inglese grave è tomba, ed esattamente dall’antico inglese græf  (fossa e cava), dal proto-germanico *graban (da cui l’antico sassone graf, l’antico frisone gref, l’antico alto tedesco grab, tomba, l’antico norvegese gröf, miniera, il gotico graba, dal proto indoeuropeo *ghrebh- scavare e graffiare etc. ma si vedano anche il francese medievale grave (XIV sec.), dal latino gravis appunto, peso, oppressivo, etc.) dal proto indoeuropeo *gwere (pesante), da cui il sanscrito guruh il greco baros, peso, e barys, pesante, in inglese, to engrave, anticamente grafan con la f- pronunciata come “v”. Ovviamente analoga origine ha la parola grief (cordoglio).

I due grave di stessa origine anche oggi hanno qualche punto di contatto nell’uso che se ne fa dato che anche in inglese si può descrivere con tale lemma una persona severa.

Diversamente, invece grotta che, nonostante certa assonanza con grave, ha la stessa origine di cripta, in inglese crypt (vocabolo usato dal XVIII sec.) dal latino crypta, caverna e prima crupta (grotta), greco krypte (abbreviato da krypte kamara “grotta nascosta”), da kryptos “nascosto” e da kryptein “nascondere” dall’indeuropeo *krau- nascondere.

Il vocabolo italiano più usuale per definire il luogo di sepoltura è tomba. Essa è presente anche in inglese con tomb, entomb-entombed, dal latino e prima dal greco tymbos, tumulo innalzato sopra al cadavere o le ceneri, che si riallaccia alla nobilissima radice tu- di crescere, da cui anche tubero, tumido e tumore.

In spagnolo odierno tumbarse significa sdraiarsi. Collegate a tale radice sono tumulo e relativi (tumulare, etc. in inglese tumulus) anche essa da tum-eo e sempre da –tu crescere. La desinenza, come anche in cumulo, vale mucchio e forse viene dal sanscrito manas. Così gli antichi chiamavano il mucchio di pietre lasciate sul luogo di sepoltura.

Avello, parola più che altro conosciuta dal canto decimo dell’Inferno di Dante (Farinata e gli eretici) in effetti non ha molto a che vedere con gli altri lemmi, va menzionato per dovere di completezza, ma significa conca, catino, da labrum, diminutivo di lavabrum, da cui lavare, ovviamente.

Idem fossa, non ha una parentela diretta con le parole di “morte” e vale solo buca (qualunque), da fodere, scavare. E lo stesso valga per loculo.

Mausoleo, ha un’origine interessante e chiara, ma a parte, autonoma, viene da Mausolo, satrapo persiano che divenne re della Caria, e il primo che fece costruire una tomba di proporzioni immani, il Mausoleion, nome della grandiosa tomba in marmo costruita nel 353 A.C. ad Alicarnasso (città greca dell’Asia Minore).

Il sacello, il piccolo recinto romano dedicato al culto di una divinità minore, ricorda le nostre tombe, ma in effetti non era preposto alla tumulazione e non ha “radici di morte”. La parola viene evidentemente da sacer, sacro, che però, in latino, lo vedremo, possiede anche il senso opposto di maledetto, esecrando, e per questo lo segnalo.

Urna, imparentato con urina, in origine era un recipiente stretto di collo e panciuto per prelevare le acque e solo dopo ha preso il senso di urna cineraria o funeraria. Nemmeno questo lemma ha relazione diretta con la morte, e la parte relativa ad essa va cercata semmai nella parola funerario che la accompagna e che viene dal latino funus (mortorio, morto, strage) e al greco phonos (uccisione, strage); si irradia in molte lingue dato che funeral è il vocabolo comune a tutti per le esequie. C’è chi fa risalire la redice di tali lemmi al sanscrito dhumas (fumo) in riferimento alle combustioni rituali sacre dei cadaveri.

Sarcofago è semplice, da sarko e phagos è “mangia carne”, sarko probabilmente dal sanscrito srik (sangue), ricorda antropofago.

Il cenotafio, dal greco, significa “tomba vuota” (da κενόςkenos, “vuoto” e τάφοςtaphos, “tomba”) è un monumento che serve a ricordare e rendere omaggio funebre a un personaggio fisicamente sepolto in altro luogo. Similmente epitaffio, composto con epì, sopra.

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