Parole di Morte II

Sepolcro esiste in inglese e fa sepulcher, e in tale lingua nel Medioevo si riferiva in specie (solo) alla grotta dove fu deposto Gesù (Santo Sepolcro, etc.) dal francese medievale sepulcre, a sua volta dal latino sepulcrum dalla radice di seppellire e dal proto-indoeuropeo *sep-el-yo-, “maneggiare con destrezza” o “con riverenza”  e da lì il sanscrito vedico saparyati, onori. Sepoltura, seppellire, sepolcro, etc. hanno quindi un’origine di gran prestigio, dalla radice sap– “rendere onore”.

La parola più diffusa in italiano relativa alla tumulazione è quella per la cassa da morto, bara che è di origine non latina, ma viene dall’antico alto tedesco bara, anglosassone baer (da cui l’inglese bear, portare) il tutto dalla radice indoeuropea bar– e dal sanscrito bhar, da cui però anche il greco bero e phero. Per completezza diciamo che la radice di burial (sepoltura) e derivati non è la stessa, ma discende dal proto-germanico *burgisli– e da radice proto-indoeuropea *bhergh- , nascondere al sicuro.

Obito (morte) e ovviamente il più famoso obitorio (luogo di temporanea conservazione dei cadaveri in attesa di autopsia e sepoltura) viene dal latino “partire per incontrare…”, ed è eufemismo per morte: ob-ire mortem, esiste anche in inglese (obituary) ma non designa lo stesso luogo che in italiano per il quale si usa morgue, dal francese, ma piuttosto gli annunci mortuari di solito nei periodici. È interessante sapere come un eufemismo simile a quello di ob-ire fosse in uso in “old english”: forðfaran “to die” letteralmente “to go forth“, utsið “death,” quindi “going out, departure“.

Ovviamente sia morgue, che mortuary e pure mortician (lemma americano) mortal e mortality (comunissimi, in espressioni come “tasso di mortalità”, “la mortalità dell’uomo”) in inglese discendono dalla stessa radice di morte, e si appaiano all’inglese proprio death, inglese antico deað, death, dying, dal proto-germanico *dauthaz dalla radice verbale *dheu-, morire, più *-thuz suffisso che indica atto, processo o condizione e da cui l’antico sassone doth, antico frisone dath, olandese dood, antico alto tedesco e tedesco  tod, norvegese antico dauði, danese død, svedese död, gotico dauþas, morte.

Morte ha una radice sanscrita mr-tis che s’è quindi diffusa un po’ ovunque, dall’illirico al lituano, al gallese e curiosamente in inglese faceva mordhor, che poi diviene il nome del regno di Sauron, Mordor, nel Signore degli Anelli del filologo Tolkien (scrittore la cui consapevolezza linguistica è massima). Altra parola fondamentale di stessa origine è murder (e derivati) esattamente myrðrian, dal proto-germanico *murthjan, antico alto tedesco murdran, tedesco mördren, gotico maurþjan, etc, assassinare.

Infine, dato che si parla di esequie e memorie, può essere interessante considerare che due parole apparentemente del tutto scollegate, monumento e moneta, non lo sono affatto. Vengono entrambe da monere latino per ammonire, avvertire, ricordare, da cui oltre al primo verbo menzionato, anche monito, ovviamente. Riguardo alla prima parola è immediatamente comprensibile che ci sia da ricordare qualcosa, in monumento viene eretto per questo scopo, la moneta invece, lemma esportato anche in inglese (money) è così chiamata per la leggenda secondo cui le oche del tempio di Giunone Moneta (ammonitrice) eretto nel Campidoglio, col loro baccano avvertirono i romani di un grave pericolo, all’interno del tempio era ubicata anche la zecca e per metonimia il nome passò dal nome della Dea del posto, al danaro.

Il resto delle moltissime parole relative a morte ed esequie, come epicedio, catafalco, cordoglio, etc. ce le riserviamo chissà per una successiva puntata.

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