Per scongiurare la ri-creazione dell’Universo

A tutti sarà venuto in mente che in assenza di un Creatore, l’Universo potrebbe esistere solo per una sua decisione autonoma. Vale a dire che la materia che lo compone dovrebbe assumere uno stato tale da poter decidere di voler esistere, “autocreandosi”. Il primo passo dovrebbe essere quello di avere consapevolezza di sé, il che per ora sappiamo per certo essere avvenuto solo con l’essere umano.

Da quando esiste la teoria del Big Bang, hanno ripresto vigore alcune interpretazioni assai antiche e tradizionali sulla storia del mondo. Si tratta ovviamente, di discussioni prive di senso, frutto di pura immaginazione, dato che nessuno, allo stato attuale, può avere idea di come realmente stiano le cose, ma a una interpretazione diremmo “lineare” della storia, si può opporre, e si è sempre fatto, quella “circolare” di essa.

La visione lineare è per esempio tipica del cristianesimo, che interpreta il mondo come un luogo con un destino certo e una traiettoria, già prevista e retta dalla mente onnipotente di Dio: si è creati, ci si muove per l’angusto teatro della vita, si dimostra di che pasta si è fatti, si muore, si attende la fine della storia, e si viene salvati o condannati da Dio che mette fine al mondo fisico e si gode sé stesso con le anime che gli pare.

A questa interpretazione si oppone quella circolare, che vede un eterno ripetersi della storia, infinito, a volte immutabile, e tale visione ha unito la fantasia di molti, intere culture, fino a filosofi piuttosto recenti come Vico, Nietzsche compresi.

Più recentemente e con inconsapevole “riproposizione” dell’antico, si è ipotizzato che l’universo iniziato col il Big Bang possa collassare in un Big Crunch e ripetere l’esperienza di esistere, con una dinamica che ricorda in qualche modo il “rimbalzo” (Big Bounce), ma si sono anche date altre spiegazioni di come sarebbe possibile passare da questo universo ad altri, in una catena infinita o indefinita, che ricorda le antiche fantasie classiche e pagane, come quella delle età del mondo (oro, argento…), e della sua rigenerazione, dopo l’ultima fase di ferro o malta.

Oggi, se non crediamo all’esistenza di un Artefice onnipotente del mondo e a lui in qualche modo esterno e superiore, in grado di reggerlo e crearlo e ricrearlo a suo piacimento, siamo forse indotti a pensare di essere noi i destinati a tale impresa. In questo senso l’essere umano dovrebbe evolvere ed acquisire conoscenza e potenza tali da poter dominare completamente la materia, e decidere di farla “esistere di nuovo”, o continuare ad esistere, o quant’altro del genere.

Quindi, alla fine dei giorni, finisca come finisca la storia, completa entropia, o no, l’uomo dovrebbe avere una parte decisiva nel determinare se l’universo debba darsi di nuovo o no.

Se così fosse, ci sarebbe da rispondere alla domanda: “vale la pena vivere?” (o “esistere”)

Vale a dire, vale la pena creare ed esistere in un mondo imperfetto che dà tanta sofferenza? Non sarebbe meglio come pensano in molti atei e filosofi, non esistere affatto? Specie considerando che nella situazione presentata non ci sarebbe alcuna speranza di salvezza attraverso Dio, nessun bene supremo, tenitore e “lenitore” delle umane sorti; cioè si saprebbe per certo che si esiste solo perché l’uomo arriva a poterlo decidere e decide che la sua storia “vale la pena” solo perché “arriva a poter decidere che valga la pena”.

Ma questo basterebbe? Cioè, sarebbe razionale dire che vale la pena esistere, solo perché si arriva ad avere il potere di poter decidere se esistere o no? Questa potenza emenda tutta la traiettoria con cui si arriva ad essa? Cioè questa “soddisfazione” vale tutte le sofferenze della storia, gli ammazzamenti, le ingiustizie, le violenze, le malattie, le tragedie, il sangue e tutto il resto?

Seppure l’essere umano evolvesse fino ad ottenere un mondo perfettamente giusto, perfettamente piacevole, completamente privo di orrore e dolore, gli orrori e dolori passati, non sarebbero affatto emendati, e sarebbe oltremodo egoista per gli individui del futuro mettere tutti gli antenati in una situazione tanto disgraziata solo perché “loro non sono implicati più nella disgrazia”; sarebbero, questi “uomini” del futuro, esseri non solo estremamente malvagi, ma anche piuttosto irrazionali, dato che la sofferenza si ripercuoterebbe su di loro comunque.

Preferisco immaginare, quindi, che per darsi una ripetizione volontaria dell’esistente, debbano sorgere “mani” diverse da quelle umane, che sono così immerse e segnate dal dolore. Mani non in grado di percepire affatto il dramma umano e mammifero, biologico, vitale, completamente insensibili e separate da esso perché nate in una completa cesura dall’evoluzione animale.

Se l’uomo in quanto unico essere razionale finora conosciuto è al primo posto per contribuire alla rigenerazione dell’Universo, sarebbe quindi necessario che egli creasse un essere da lui diverso e nuovo, non bastando più la semplice evoluzione per uscire dai gangli spappolatori, dalle ripercussioni orrende, della condizione dell’esistenza umana.

Queste creature potrebbero essere le intelligenze artificiali. Oggi come oggi, è l’unica idea concretamente percorribile e meno inverosimile. Solo esse potrebbero decidere che è un bene l’esistenza, e decidere di ripetere l’esperienza, in barba al percorso della storia umana, verso la quale non possono sentire alcuna empatia.

Creare l’intelligenza artificiale, e con ciò una autocoscienza razionale che potrebbe diventare superiore al cervello umano, e che potrebbe propendere per diventare illimitata e onnipotente, segnerebbe la fine dell’essere umano, animale ormai desueto, e inutile alla “Natura” (che vuole esistere), e porterebbe poi alla ricreazione di sé stessa e dell’esistenza, la sua riproposizione.

Questo scenario è preoccupante, perché l’esistenza è male! È male se non c’è redenzione sufficiente, o un senso alla sofferenza.

In conclusione, se fosse davvero possibile scegliere ed intervenire su ciò che esiste (vale a dire, se ciò che è, non è già assolutamente determinato ad essere necessariamente ciò che è) le intelligenze artificiali dovrebbero essere tenute a bada, non perché come nella vulgata hollywoodiana (Terminator, Matrix, etc.) segnerebbero il tramonto dell’essere umano, il che sarebbe solo un bene, ma per una ragione, tutto sommato, “opposta”: perché presupporrebbero il forte rischio di tornare ad esistere per forza, in un altro universo. Esistere di nuovo e per sempre. Dobbiamo scongiurare questo pericolo, il pericolo dell’eterno ritorno.
Voglio essere obliterato dell’esistente.

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