Perché ho Lasciato i Social Media

Non ho avuto Facebook fino al 2010 circa, anno in cui aprii anche un account di Twitter, nel 2017 li ho chiusi, ora a oltre sei mesi di assenza voglio realizzare un paio di note.

Twitter non lo ho mai usato tutto sommato, non mi ha mai preso, era solo collegato al mio Blog (questo) e ripostava quello che postavo qui, praticamente non avevo follower.
Ciò a cui mi sono dedicato di più, e diciamo dal 2014 in modo quasi “scientifico”, è stato invece FB, che all’inizio pensavo fosse un’idea geniale e persino che sarebbe potuta essere molto utile.
Negli anni però sono stato costretto a cambiare radicalmente idea, notai alcune strane derive, mi insospettii; il buono che potrebbe derivarne non si concretizza e i rischi per la persona sono ingenti da vari punti di vista, ma specie notai che era assalito da un processo quasi degenerativo, ed arrivai a due principali conclusioni, inerenti a due fenomeni indipendenti e distinti che, in definitiva, lo rendono uno strumento da evitare, oltre che odioso.

Che sia odioso “a causa delle persone” è sotto gli occhi di tutti, ma il fenomeno va al di là della misantropia, tanto che per sconsigliarne l’uso, non occorre nemmeno arrivare a trattare di problematiche importantissime, come la privacy, che non mi appassionano nemmeno troppo.
Parlo solo dei due fatti a cui ho dedicato maggiori attenzioni:
– Facebook è una truffa di per sé, conclusione che mi ha fatto piacere vedere ratificata anche da Veritasium, che ha dedicato più tempo e risorse a osservazioni praticamente analoghe alle mie, per esempio: qui, o qui, .
– Su Facebook mi è sempre parsa vigere un’intenzionalità occulta che dirige e governa i contenuti, ma non si tratta dell’azienza stessa. Essa è quasi invisibile, ma percepibile, se si presta un minimo di attenzione e si usa la deduzione. Anche questa impressione è stata confermata e fu resa pubblica e pressoché incontrovertibile nel 2016, quando varie agenzie americane hanno scoperchiato il vaso di Pandora, o meglio lo hanno trovato già vuoto. Perché la direzione aziendale non si è imposta di controllare? Perché non interessa, ad essa interessa solo che la piattaforma sia usata, come spiega bene Vox.

Si creano varie conseguenze, ma le più importanti sono che:
– FB, al contrario di quanto afferma, non può essere usato dal cittadino comune a beneficio proprio (nemmeno a pagamento), e in modo strutturale si giova di tempo ed energie degli utenti per beneficiare se stesso e solo se stesso, in pratica, usandolo, si “lavora gratis per arricchire l’azienda”. Il fatto che “sia gratis” è uno specchietto per allodole, anche la schiavitù è “gratis”.
– Così come è stato concepito e lasciato allo stato attuale, FB è usato surrettiziamente per creare una realtà inesistente e spingere l’utente ad “attivarsi” in ambito sociopolitico, facendo leva sulle sue più intense e facili, ma anche peggiori e sgradevoli, emozioni (il che è anche una sorta di maltrattamento). Apparentemente si agisce in modo spontaneo, ma in effetti si è ben condizionati, per creare un clima particolare di confusione, irritazione e odio, che beneficia determinati registi con grandi mezzi a disposizione e per i quali centinaia di migliaia di dollari sono un prezzo molto favorevole per poter ottenere quello che ottengono.
La cosa importante da notare su questo punto, la cosa MOLTO importante da notare e che ripeterò, è che se si usa FB non c’è verso di salvarsi e uscire da questa dinamica, non conta “da che parte si stia” e nemmeno in che modo ci si comporti; a prescindere dalla propria posizione personale, preparazione, intenzione, pazienza, profondità, accuratezza, etc. e persino nel disinteresse della foto del piatto di pasta, si sta comunque partecipando a creare quel determinato ambiente, beneficiando certi soggetti abbietti.      

Arrivato a queste conclusioni, che ritengo piuttosto inconfutabili oggi, il mio uso del social è andato cambiando nel tempo, fino alla decisione di chiudere l’account completamente nel 2017, operazione che non è nemmeno facilissima.

Facebook negli anni in cui lo ho usato è cambiato molto, e avevo notato una decisa direzionalità che non poteva essere attibuita al “caso”. Vediamo di fare una cronologia.
All’inizio non capivo bene il funzionamento, avevo l’account, ma non lo usavo, avevo anche pochi contatti; poi ci studiai su, capii che la parola “amico” era da intendersi in modo estremamente lato, e attorno al 2010/2011 iniziai ad essere veramente attivo, studiando un po’ anche il fenomeno, per curiosità, e formulando certe osservazioni e “statistiche” personali, nel modo più “scientifico” possibile (avevo anche dei dati di cui ricordo il trend, ma li ho persi).

Creai questi account dei social per il loro uso pristino, principalmente perché avevo cambiato paese e non volevo perdere i contatti con le amicizie del posto che avevo lasciato (Spagna).

All’inizio la vicenda non è andata male, essendo all’epoca anche un ambiente virtuale piuttosto diverso da come è oggi, con meno servizi, era però molto meno irritante; nei mesi, come detto, iniziai a notare quella progressiva degenerazione e nel 2012-2013 mi resi già conto che di sicuro non serve a mantenere i contatti, o per lo meno io non sono stato in grado, ma che non pare nemmeno davvero architettato per quel fine.
Per i primi anni lo usai anche con lo scopo di pubblicizzare il mio contenuto come blogger e scrittore, con effetti, pure, del tutto nulli, ma questo è invece un effetto voluto dall’azienda, che vuole essere pagata per diffondere il tuo.

Eliminatolo come strumento di diffusione del contenuto personale, e come modo per rimanere in contatto con persone lontane, rimasi per fini meramente “sociali”: avevo parecchi amici con cui interagivo, ne facevo di nuovi, ci trovai anche moglie, trovavo contenuti di solito divertenti, meno spesso anche interessanti. Su questo punto, però, devo confessare che la “colpa” è mia, mi annoia quasi tutto (dal vivo o sui social), e ho gusti molto strani, quello che piace a me non interessa e piace a nessuno e viceversa, ed è così da sempre, Facebook in questo caso non ha responsabilità.

Da lì in poi iniziai a notare l’intensificarsi di quella deriva progressiva e fastidiosa di cui tutti si lamentano, ma che curiosamente è inarrestabile (perché cercata): i contenuti divertenti erano sempre più scarsi, così come quelli utili o per lo meno inerenti a qualche passione, come la musica, ad esempio, uno dei pochi soggetti che condividevo con altre persone. Si vedevano sempre meno video heavy metal, in cambio meme ostili e odiosi erano sempre più frequenti, e imperversava una discussione “politica” da mentecatti, idiota ben oltre le proporzioni degli altri ambiti di normale interazione sociale. Per dire una cosa evidente, al bar la mattina nessuno dice certe cose.
All’inizio pensai che la situazione italiana stesse degenerando (ci cascai, ma come difendersi?) che si stesse sul bordo del precipizio ormai. Poi però cambiai di nuovo paese, il che ebbe effetti curiosi: inevitabilmente e nonostante gli sforzi, mi distanziai dal panorama italiano, ma trovai che quel processo degenerativo estremamente fastidioso era identico anche negli USA, anche lì (qui) succedeva lo stesso, e in molti davano l’impressione di credere che la società fosse pure sul bordo di un baratro.

I catastrofismi ci sono sempre stati nella storia del sentimento popolare, ma era curioso osservare un metodo strano in questi specifici “catastrofismi di FB”, e una loro progressione, che infatti era guidata. Era comunque già strano che due paesi con realtà assai diverse e molto distanti tra loro, stessero, apparentemente e prendendo come riferimento i social, in condizioni assai analoghe.
“Fool me once shame on you, fool me twice shame on me”, non ci cascai, senza essere la CIA o l’FBI capii che quello che si vedeva non era reale, e mi proposi di cambiare atteggiamento, iniziai a usare FB in modo diverso, e usarlo meno.  

Andai avanti nonostante tutto (2015-2016), perché avendo cambiato nazione un’altra volta, ancora, avrei voluto mantenere i contatti, il che di nuovo, puntualmente non avvenne, nonostante ci mettessi pure certo impegno.
Era però evidente che FB non era più divertente e, ciò che è peggio, rileggendo i miei stessi post di due-tre anni prima notavo un’ansia e uno stress, una violenza e odiosità che francamente mi ripugnavano e di cui sentivo vergogna, ma che non ero riuscito a evitare. Lì per lì il tutto pareva sempre giustificato da un sentimento o un’emozione che in modo ipocrita riconducevo a una certa “superiorità intellettuale e morale” (il famoso “poterselo permettere”… perché chi mi conosce “sa che voglio dire…”) Non si trattava affatto di questo. Quella situazione che si crea nella mente, non esiste, le conclusioni a cui si arriva, sono solo delirio mentale, un po’ soddisfacente, lì per lì (…forse qualche dose di serotonina è rilasciata, mentre “gliela stiamo cantando al mondo!”) ma alla lunga tossico, come lo è il junk-food.  

Realizzai, a posteriori, che si veniva semplicemente catturati in un vortice di rumorosa rabbia, pressappochismo, un inferno di voci solitarie che gridavano la loro pena senza ascoltare quelle degli altri, in un sinistro monologo realizzato nella scomodità della folla.
Provai a filtrare i miei contenuti, provai a controllare e verificare tutto quello che pubblicavo, magari ottenendo qualche miglioramento, ma non sostanziale e notando la completa insignificanza dei singoli sulle dinamiche di quello strano luogo virtuale.
Alla fine mi decisi per un mezzo che mi pareva un po’ meschino all’inizio, e nascosi molti (i più) dei contatti.
Avevo sempre avuto il “like facile”, cercavo di leggere e commentare il più possibile, con più persone possibili, perché pensavo fosse la cosa più educata da fare, oltre che lo scopo del posto, ma poi mi arresi, alla fine la reciprocità è un ottimo criterio per tagliare con quello che non vale la pena. A che serviva insistere? Alcuni soggetti avevano anche cambiato atteggiamento nei miei confronti, senza che fosse successo in definitiva niente; a me non successe, non cambiai opinione su nessuno, ma notavo che (sempre progressivamente) le loro personalità virtuali si allontanavano da quello che realmente erano.
Sarebbe facile liquidare la questione con che “i social –come molto altro- tirano fuori solo il peggio dalle persone”.

Nel 2017 mi arresi, lo tolsi dal telefono, iniziai ad usarlo molto meno, poi lo abbandonai del tutto, e infine chiusi l’account, ed è stato solo un bene.  

Fabebook, repetita iuvant, guadagna sul tuo tempo e le tue energie, e quello che dovrebbe dare in cambio, per una ragione o un’altra, non lo dà, ma fino a che sei lì, accetti il gioco e non puoi lamentarti. Fino a che sei lì, sei anche usato in un secondo modo, da qualcuno che spende ingenti energie e risorse, che non puoi contrastare, per attivarti a beneficio proprio, e, ciò che è peggio, per riuscirci punta sulla tua rabbia, malcontento, frustrazione, indignazione, irritazione, fobie, e quant’altro ci sia di fastidioso. È francamente troppo!

L’ultimo tentativo costruttivo che feci fu con un amico di mia moglie, divorato da un odio feroce contro Trump, personaggio che disprezzo parecchio di mio, ma il suo era un odio ossessivo e che aveva i tratti ormai della monomania (ma non sono un medico). Notai sulla sua bacheca vari post falsi su Trump, come erano stati falsi quelli su Obama o la Clinton, e mi permisi di farglielo notare. Mi rispose che lui odiava Trump, e che ogni post che lo attaccasse, vero o falso che fosse non gli interessava, lo avrebbe usato per “danneggiarlo”.
Lasciai a se stesso questo novello Achab, a perseguire con la lancia sottile della sua tastiera la sua balena arancione, e mi cancellai il giorno successivo.
Sapevo che anche in Italia la “soddisfazione” di “danneggiare” la parte avversa, vince (da secoli) su ragionevolezza e verità e so bene a che delirio si arriva.
Io ho una vita sola, faccio il meglio che posso, ma non posso spenderla a raddrizzare cetrioli.  

E in molti ancora non hanno capito, che sui social, e per le sue dinamiche pervertite dallo spionaggio, non esiste una “parte giusta”, non c’è la ribellione della principessa Leia che combatte contro l’oppressione dell’Impero, e che sono i bot russi, o di dovunque siano, che mettono la principessa sui meme, come mettono i capelli arancioni ridicoli a Trump e tutto il resto della petulanza che ci affoga. Chi li manovra non fa distinzioni e non parteggia per nessuno, lo scopo non è far crescere uno o un altro movimento di imbecilli, ma mettere tutti contro tutti e far credere che ci si odi più di quanto in effetti sia.

Da quando ho lasciato i social e non seguo la loro “politica”, mi disinteresso di “mantenere i contatti” con gente che tra l’altro non vuole sforzarsi di muovere un indice di un millimetro per provarci, vivo solo meglio. E lo consiglio a tutti.  

P.S. Pur non usando i social sono, ovviamente, ancora in contatto con qualche amico, e mi arriva anche qualche notizia da oltremare. Solo negli ultimi cinque giorni ecco quelle che mi sono giunte:
– Un amico mi ha confessato di averne nascosto un altro (un conoscente) perché non tollera più le sue menate filonaziste.
– Un professore e vicepreside di un Istituto Superiore della città dove sono nato ha fatto gli auguri a Hitler il giorno del sui 129° compleanno (ha oltre 45 anni).
– A Macerata il 25 aprile un gruppo di geni non ha trovato di meglio, per educare le nuove generazioni, che riprodurre i fatti orrendi di Piazzale Loreto e spingere i bambini a vincere dolciumi prendendo a mazzate l’effigie del cadavere del Dvce.
– In una sfilata e rievocazione storica partecipa gente felice di poter indossare le proprie divise da SS.
2018!   

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