Perché scrivere.

Avere l’ambizione di comunicare è da stupidi, da ingenui. Nulla può essere mai comunicato! Il dire, e lo scrivere, pur estremamente diversi, sono accomunati da un elemento: l’impossibilità di assolvere proprio al compito che dichiaratamente si crede debbano assolvere e essi stessi “dicono” di assolvere.

E allora perché sforzarsi di conferire alla comunicazione un qualunque onere e destinazione? Non certo per cercare un impossibile rigore, che neppure la scienza ed il suo linguaggio riescono a trovare sul serio e a imbrigliare la “realtà”.

Scrivo una cosa, e io stesso che la ho redatta, ne rileggo un’altra. Ogni spettatore, ogni fruitore, “riscrive” la pagina con la sua lettura, la crea egli stesso.

Si regala forse solo un’occasione per la creazione di qualcosa di nuovo ogni volta? Si deve lasciare da parte ogni ambizione di balbettio minimamente certo? Davvero su tutto quello che si scrive o dice pesa l’impossibilità del senso?

Sì! È così! Si scrive qualcosa per comunicare altro! Non certo quello che le parole (metafore) contengono apparentemente. Non è sbagliato del tutto pensare che questo “altro” debba passare per la nascita di una sensazione, un sentimento, nella mente del lettore, che possa sorgere e agire sul contenuto apparente dell’opera come un rimbalzo che dirotti il masso della parola, lanciato dalla catapulta del pensiero.

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