“Periossido”

La vita ha un filo comico costante, almeno la mia.

Una delle cose più strane che mi siano accadute, forse a livello della mosca che, mentre studiavo, si posò sulla custodia degli occhiali di mia madre per non tornare più a volare, o del mozzicone di sigaretta che tirai a terra con uno schicchero e rimase in verticale al centro di un sampietrino, accadde con una tipa, proprietaria di una prospera ottica in centro -ad Ascoli Piceno-, alla quale chiesi del comunissimo perossido di idrogeno e mi corresse: “si dice periossido”. “Mi scusi ma credo proprio che si dica perossido. Se non ricordo male i miei pur scarni studi di chimica…” cercai di replicare tra l’imbarazzo e la timidezza, più che in modo maldestramente pomposo. “Guardi, io ci lavoro; si dice periossido!” sciabola lei seccata e con una voce scostante assai adatta ad una donna di mezz’età un po’ sovrappeso (mentre scrivo il correttore mi toglie la “i” e devo tornare ad aggiungerla). Va bene. Non insisto. Me lo faccio dare a capo chino, ma poi istintivamente leggo la scatola: “perossido di idrogeno…” “Insomma la smette?” mi fa con un tono peggiore del precedente. Al che con un cortesissimo “buona giornata”, me ne andai, accompagnato da una confusione mentale che ancora un po’ resiste, a dire il vero.

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