Personaggi di Oggi

(Ovviamente si tratta di una parodia, ERRORI COMPRESI, di scritture contemporanee piuttosto diffuse. Ahinoi!)  

Mi trovavo in un pessimo bar, come al centro del pericolo più pericoloso di Caracas, con gli occhi sporgenti di brillo intelligente e del buon vecchio rum scroccato nel bicchiere; la scritta in spagnolo dell’etichetta mi ricordava che io lo parlo fluentemente lo spagnolo, ma i due pesci di ghiaccio che ci nuotavano dentro si stavano sciogliendo al ritmo con cui si stava sciogliendo in me l’amore per quella farfalllina del mar che mi ero scopato una settimana prima di andarmene dal rifugio in cui i guerrilleros del sombrero luminoso mi avevano accolto come un loro stolido fratello minorato. Hasta la victoria, comandante!
Piangevo, virilmente! Categoricamente! Accecatamente! Nella mia barba che ne ha viste fin troppe! Finsi che il fumo azzurrognolo di una delle mille sigarette stanche e inerziali, chieste a tardone ignare, mi stasse stancamente scodinzolando nella retina stanca di tanti viaggi strabelli e ribelli di cui non posso fare a meno per decorare la mia fatua vita narcisistica. La poggiai sul posacienere fatto da me con il cartello in latta di “vietato fumare” che avevo trovato appeso alla parete e divelto con spregio. Vietato vietare! Come dice O. Wild.
Un energumeno di due metri per duecento chili, mi fece un cenno di ammirazione con il capo, ma poi lo chinò intimidito dal mio sguardo bello, verde come il mare dei Sargassi. Non me lo cacai di pezza; questi patetici omoni insicuri che non sanno nemmeno tenere in mano un coltello da lancio dello stronzo, come me!

All’improvviso la polizia segreta dell’Eurasia invade il locale; il crimine mentale aveva portato un poveraccio peone dell’Honduras (la mia quarta patria in ordine di importanza) a desiderare del pane innocente, come quello che io avevo rubato poco dopo aver rubato anche un libro di Gibrams, assieme ad un fumetto di Corto Maltese assai complicato, nella cui kabala mi perdevo da tempo, senza saper decifrare il contenuto iniziatico recondito. Assoltomi, come sempre, dal reato di furto come da ogni altro, mi trovai a terra, spintonato senza che centrassi nulla, mi alzai e decisi di intervenire a barba dura. Ispido, posai il gevever olandese che non avevo pagato e stesi tutti e sette i poliziotti capitalisti in armatura antisommossa con il mio colpo segreto dell’anatra volante (tradotto dal sanscrito, che io parlo fluentemente, ਉਡਾਣ ਬਤਖ਼). L’avevo appreso in India, nel monastero di Mortàl-Kombàt, a cui avevo giocato tanto da piccino. La vita vera è fatta di questi momenti, non di cose a casa, come tutti i coglioni che mangiano per lavorare. 
Mi sedetti di nuovo al tavolo ed aprii il taqquino Moleskine nero strafico, per appuntare un bellissimo aiku che mi era sorto nel bel mezzo della pugna e che avrei lasciato tra le tavole sconnesse del cesso, sperando che il destino facesse trovarlo a un viaggiatore con intelletto superiore come il mio. Gli editori mi corteggiano continuamente, ma divenire ricco e famoso non è affatto una mia priorità.
La cameriera, con accento crotalo mi chiese: “rimani qui stasera bel pirata dalla straordinaria somiglianza con John Lennon?” “L’hai detto, bambola!” risposi come incinto dal tramonto himalayano di Lhasa, e accesi un’altra sigaretta dallo straziante e artritico fumo azzurrognolo, stanco e noioso come la mia fantasia pacchiana e beota. Lei nel frattempo faceva scivolare a scrocco sul tavolo sonnolento di vita vissutina un altro bicchiere di whiskeey (detto in australiano, come è il mio accento quando parlo fluentemente inglese), assieme alle sue mutandine bagnate di voluttuoso languore lubrico e sessuale. E il feng shui della mia faccia divenne croccante di desiderio yoga-tantrico.

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