Piccolo Mondo Antiquato

Principalmente e di base sono della curva, sono ultras, piuttosto stupidi e assai ignoranti, come spesso lo è chi, dopo il lavoro (chi ce l’ha), ha tempo-voglia da dedicare allo stadio, agli striscioni e dà importanza a queste cose.

Niente di male, si deve mica far finta di essere tutti Einstein!

Altro hobby, assai meno gradito però, è procedere mettendo insieme concetti e pensieri del tutto incompatibili: futurismo e tradizionalismo, rivoluzione e conservazione, nostalgia e avanguardismo, nichilismo e “bigottaggine”, legalità e anarchia. Vai con la macedonia di stronzate! Ma a noi piace così!

Citano a sproposito autori e libri mai letti, alcuni insalvabili, non ci hanno capito niente. Sono acritici, ma fanno a gomitate per voler dire (spesso in romanesco, pur non essendo di Roma) cose di cui non sanno un accidente, sentite dire da altri (male) e ripetute da loro (peggio), come le ricordano.

Col deficit di attenzione che li adorna, dopo appena tre minuti: coro da stadio e goliardia spiccia, puttane e vino canterino. Sentirli parlare a volte dà dolore fisico. Eppure se non lo fanno stanno male! Ti zittiscono.

Siccome si confonde sempre il protestare col lamentarsi, fanno, come tutti i nostalgici, finta di non vivere e di non voler vivere dove e come stanno vivendo, ma non offrono a nessuno, tantomeno a loro stessi, un’alternativa minimamente percorribile, realistica; meno che mai fanno uno sforzo, per piccolo che sia, per migliorare la civiltà di cui sono frutto, che inevitabilmente li ha plasmati, ma che si sentono di rinnegare e, in fin dei conti, disprezzare.

Hanno come miti dei delinquenti un po’ vili. Come è tipico di chi è senza personalità e ha bisogno del sostegno degli altri e di un gruppo, sono invasi dall’esaltazione unita però al vittimismo italico, si sentono speciali e incompresi, speciali perché incompresi, incompresi perché speciali, emarginati a sproposito e ingiustamente trattati.

Come chi si fa barbiturici e stimolanti per dormire e stare sveglio, recuperano l’ottimismo col narcisismo, che li spinge ad autocelebrarsi e a non amare altri che i loro simili e disprezzare tutti.

La realtà è che comprendere cosa vorrebbero dire e dove vorrebbero arrivare queste scimmie non è possibile perché non paiono saperlo nemmeno loro. Gli serve una guida, la cercano a casa, all’estero, implacabili, bramano il mito; nella dinamica servo-padrone non si ha dubbi dove potrebbero stare.

Mentono pubblicamente pur di sostenere quello in cui dicono di credere e il loro gruppo, come se andando avanti così si sarebbe mai potuti uscire dal Medioevo e le consorterie che riproducono.

Ma davvero si pensa ancora che sia plausibile proporre di risolvere qualcosa uccidendo e per di più in nome di schemi tagliati con l’accetta dell’ignoranza? La monnezza umana che parla di ammazzamenti c’è sempre stata, governava pure (altrove governa ancora), ma oggi da noi, per fortuna, è senza speranza.

Eppure pare di sì, privi di ironia, non si scherza (che altrimenti sarebbero pure divertenti) non si parla per sfogo, tanto per dire, la violenza fin dove possono la usano, facendo o cercando di fare a botte per risolvere non si sa che controversie e pruriti di culo loro, o imporre non si capisce che, come. Fare a botte a venti, persino trent’anni e oltre! Coperti con la sciarpa dei colori ricordano proprio le gesta di Achille!

Quelli con cui si scontrano sono pure peggio, è una bella lotta, ci deve essere una strana gara in corso.

Questi altri devono passare il tempo pure loro, e pure loro come le scimmie lo fanno tra annusate di culo e ceffoni, ma sono intellettuali, a sentirli. Sono zozzi, tossici, inconcludenti, sciatti, parlano, con la voce impastata, di stronzate in cui fanno finta di credere solo loro; complicano ogni cosa, che poi è la cosa più facile da fare, ne sanno sempre più di te, confondono ogni concetto che usano e maltrattano come maiali il frac che gli hanno messo addosso.

Il nonno, o chi sa chi, deve avergli detto qualcosa di misterioso e cercano di ricordarlo nonostante la memoria fottuta dal THC. Non si muovono, sono categorici, aggressivi, chiusi, arroganti, delle casseforti e come tali comunicano.

Adattano tutto il poco mondo che hanno attorno e gli è rimasto, ai loro piani di vita giovanile già triste, una scusa a tempo determinato, finché dura e ci stanno i soldi per l’università magari, un pretesto per sentirsi accettati e parte di qualcosa di cui s’è persa memoria, ma che doveva essere fica.

A tutti coloro che sono carenti di personalità serve un gruppo che gli ricordi chi sono e che sono apprezzati da qualcuno.

Sono il colpo di coda dell’idra a mille teste di cazzo sepolta dopo la perdita di rilevanza del cialtrone chiacchierone e inutile che imperversava nella generazione degli anni di merda (detti di solito “di piombo” perché qualcuno, poveraccio, la pelle ce la ha rimessa per davvero).

Il mondo è cambiato non per il piombo, ma perché è andata avanti la tecnica, che ha sepolto le parole idiote, ma loro si ostinano a farsi crescere la barba, insultarti, cose così. Sono irritanti.

Fanno esattamente quello che fanno tutti e comprano le stesse cazzate di tutti, ma si credono speciali, giudicano, disprezzano, invasati di uno strano laicismo religioso, tollerante e aperto come ogni altra religiosità. Sono macerati loro stessi dal senso di colpa e lo usano contro gli altri come preti. Però lo trasportano su terreno neutro, o “sociale”. Non c’è manco Dio che ti giudica, sei proprio tu che sei coglione!

Sono più ammansiti e disciplinati di chiunque, ma se ne vergognano; la farsa li corrode allora scrivono su un muro, bestemmiano, girano ubriachi e spaccano qualcosa di antico il sabato sera; sono incazzati, perennemente, come bambini viziati; non servono a un cazzo! Frignano per un paio di decenni, poi si sposano, mettono su famiglia, lo fanno in chiesa, da bravi, col prete duro che mastica il toscano, dice pane al pane, pane al pane e pane al pane, e che è una sagoma!

Sono dei poveretti! Hanno quattro miti in croce e campano di quelli, quattro cantanti lagnosi, roba del genere. Tutto inerziale: dici una cosa, sai cosa diranno loro, parli di un disco, sai di quale parleranno loro… Sono la mancanza di sorpresa assoluta, una legge fisica li muove, un pendolo.

Pensano alle stesse cazzate e oggetti da superficiali, a cui pensa tutta la gente che loro biasimano; consumano e producono abbondanti escrementi come tutti, niente stitichezza, fanno turismo come tutti, ma c’è sempre qualche cazzo di strana particolarità che li salva dall’essere pezzi di merda comuni e correnti, come gli altri.

Mentono pur di sostenere quello in cui dicono di credere e il loro gruppo, la loro consorteria. Come se così sarebbe stato mai possibile uscire dal Medioevo.

Infine, a parte che tutti parlano un italiano di merda, che ti senti subito Fabio Gori ad ascoltare la serie di rime sceme e gli slogan che gli vengono in mente, oggi tutti costoro, di qua e di là ubicati, curiosamente sono tutti uniti in molte posizioni, assaliti dallo scontento e il vittimismo, dal rancore e l’insoddisfazione, la nostalgia, a conferma del fatto rassicurante che la stupidità è una madre sì assai prolifica, ma è una sola per tutti.

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