91. PILLOLE DI DANTE: Addii nella Commedia.

Dante non si accorge, sull’Eden, che Virgilio non è più al suo fianco, anzi, si gira verso di lui per farlo partecipe di quanto sta vivendo, come aveva fatto fino ad allora per due cantiche, ma non lo trova più.

Il latino sta facendo marcia indietro, da solo, tutto il viaggio di ritorno fino al Limbo. Il poeta fiorentino piange per la perdita, e Beatrice gli si rivolge severa dicendogli che per ben altro dovrà piangere che per l’abbandono della paterna guida.

Anche in Paradiso il pellegrino ultramondano rimane sorpreso: si gira per rivolgersi a Beatrice, e, invece del suo magnifico volto, trova quello di un anziano, “un sene”.

E lei? È al suo posto nella schiera dei Beati, per farsi ammirare, in tutto il suo splendore, nel trono che i suoi meriti le hanno fatto ottenere.

È lontanissima: più lontana di quanto lo sarebbe chi dalle cime più alte dei monti, “region che più su tona”, ficcasse lo sguardo nel più profondo abisso marino: “in mare più giù s’abbandona”. Ma Dante la vede nitidamente lo stesso, perché la sua figura non perviene offuscata dalla presenza di aria. Ed ecco che si rivolge a lei per l’ultima volta con dei versi magnifici:

O donna in cui la mia speranza vige,

e che soffristi per la mia salute

in Inferno lasciar le tue vestige,

di tante cose quant’ i’ ho vedute,

dal tuo podere e da la tua bontate

riconosco la grazia e la virtute.

Tu m’hai di servo tratto a libertate

per tutte quelle vie, per tutt’ i modi

che di ciò fare avei la potestate.

La tua magnificenza in me custodi,

sì che l’anima mia, che fatt’ hai sana,

piacente a te dal corpo si disnodi.

Così si congeda definitivamente dalla sua amata, un letterale ‘a-ddio’ (Par. XXXI) dato che, per quanto fosse lontano, Dante riesce a rendersi conto benissimo che lei lo guarda e sorride, ma poi distoglie lo sguardo da lui e lo rivolge a Dio:

Così orai; e quella, sì lontana

come parea, sorrise e riguardommi;

poi si tornò a l’etterna fontana.

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